Poetarum, i saluti

Il logo e il motto di Poetarum Silva vengono da una foto che ho scattato all’East Side Gallery di Berlino nel 2009, la foto che vedete qui sopra è di due anni dopo e l’ha scattata Anna; stesso posto, stesso muro, ma meno pulito di due anni prima. Quest’immagine è per me molto più di un simbolo, sintetizza una parte importante della mia vita, un numero congruo di anni che vanno dal 2009 ad oggi. Se quel giorno pensassi davvero a un “per sempre” non ci è dato saperlo, esiste un per sempre per un rivista online? E che significa per sempre?
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Sempre è più che altro è un’idea, è una cosa andata a buon fine, è una memoria costruita e condivisa, è una casa messa su pietra per pietra (stavo per scrivere masso per masso, ma per una volta lascio stare Faber), poesia dopo poesia, articolo dopo articolo, rubrica dopo rubrica, libro dopo libro. Sempre è più che altro una risata e un litigio, è la somma di e-mail scambiate a tarda notte e all’alba. Sempre è una traduzione, una revisione, una porta sempre aperta che è stata spesso un portone. Sempre è stato il nostro balcone, il punto dal quale abbiamo guardato; e il balcone è la rete, un campo aperto, una campo sterminato, un campo che puoi coltivare, un pezzo di terra che ti può inghiottire. Sempre è arrivare dentro ai pc, ai tablet, agli smartphone degli altri. Sempre, per me, è far leggere una cosa che mi piace alle altre persone, e così è stato (e credo ancora sarà per Poetarum Silva). Sempre è collaborazione, è ognuno che risponde della propria decisione. Sempre è redazione, e quindi libertà e partecipazione (stavolta cito, invece). Sempre è partire da niente, dalla voglia di fare, e da una specie d’amore verso la letteratura. Sempre è prendere un libro partendo da una frase, da una parola e venirlo a raccontare, uscendo dallo schema, inventandone un altro, a volte fallendo, molto spesso riuscendo. Sempre è non sapere nemmeno cosa significasse scrivere per il web, e poi averlo imparato. Sempre è accoglienza, ed è questa la parola che più di tutta abbino a Poetarum e ai miei compagni di questi anni; abbiamo accolto senza timori e abbiamo imparato a dire no. Ecco, una cosa che ho imparato, ho imparato a dire no, ma con gentilezza, ho imparato a non dimenticare il garbo. Sempre è capire quando è il momento di cambiare, e il momento è adesso.
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Lascerò la direzione di Poetarum Silva dal primo gennaio del 2018, la redazione è – ovviamente – già a conoscenza di questa mia decisione. Ci ho pensato molto, ci penso da mesi, è stato molto difficile però ho deciso e l’ho fatto con serenità, con un po’ di tristezza ma anche con leggerezza, quella che ti viene sapendo di aver fatto le cose per bene e di lasciare una rivista che ogni mese batte i propri record di accesso. Leggerezza che viene sapendo di lasciare al comando amici che sapranno andare avanti. Ogni tanto bisogna andar via di casa, ma non per questo si dimentica ciò che è stato, ma non per questo si smette di voler bene.
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Di solito non mi dilungo, sono già oltre il limite di battute che sopporto, ma non me ne vado senza ringraziare e abbracciare.
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Ringrazio per prima Natàlia Castaldi che se non avesse fondato Poetarum quel giorno e non mi avesse chiesto: “Ci stai?” tutto questo non sarebbe avvenuto.
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Ringrazio Anna Maria Curci e Fabio Michieli, compagni di idee e di tenacia, compagni di risate, senza loro due non ce l’avrei fatta in tutti questi anni. Ho imparato da loro la pazienza dell’editing e quanto contino le variazioni del linguaggio e molto altro, e so per certo che loro abbiano imparato qualcosa da me, se non altro come ci si insulti in napoletano. A loro passa la proprietà di Poetarum che andrà avanti bello e inesorabile. Grazie.
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Ringrazio Luciano Mazziotta che ha lasciato Poetarum da poco, ma è come se.
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Ringrazio i miei redattori, amici soprattutto. Grazie ad Andrea Accardi, a Francesco Filia, ad Alessandra Trevisan, a Marco Annicchiarico, a Giovanna Amato, a Cristiano Poletti e Jacopo Ninni e Gino Di Costanzo (un altro “come se”), credo che sappiate quanto contate per me.
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Ringrazio i redattori che si sono avvicendati e che comunque sono stati importanti.
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Ringrazio i collaboratori, i molti collaboratori di questi anni, che vanno e vengono, che hanno proposto e propongono, mi permetto qui di citare i più assidui e costanti. Grazie a Martino Baldi, Martina Mantovan, Raffaele Calvanese, Giulietta Iannone, Irene Fontolan, Favaron Renzo e Mario De Santis, Giuseppe Ceddìa, Chiara Tripaldi, Paolo Triulzi, Sandro Abruzzese, Ilaria Grasso. Per voi la porta di Poetarum resta apertissima anche senza di me.
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Ringrazio gli autori, tutti quanti. Autori che si sono fidati e hanno dato un racconto, hanno mandato un libro, una poesia. Ringrazio chi ha regalato un inedito rispondendo in pochi minuti di sì. E lo hanno fatto i poeti più sconosciuti e lo hanno fatto i più noti. E quella volta che abbiamo fatto quella pazzia dei racconti di Natale o quell’altra più pazza ancora dei racconti per il Festival dei Matti.
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E ringrazio i festival (Festivaletteratura in particolare) e le librerie e le riviste e i siti letterari che hanno accettato il confronto e hanno scambiato dati e link.
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Ringrazio ogni editore e i relativi uffici stampa, per ogni libro che hanno mandato, anche loro fidandosi di chi se ne sarebbe occupato.
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Ringrazio infine tutti i lettori, uno per uno, perché scrivere è un conto, pubblicare è un altro, ma che qualcuno ti legga non è per niente scontato.
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Grazie, è stato molto bello.
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Non vado da nessuna parte, troverete sempre i miei pezzi dove li trovate già, magari anche in qualche posto nuovo, e li troverete spero, qualche volta, anche su Poetarum.
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Gesù, come l’ho fatta lunga.
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Gianni
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Su “Cosedicasa”

Poetarum Silva

Iacopo Ninni, Cosedicasa, Dot.com press, 2017

Cosedicasa è un libro, una parola, un letto. Un’anta socchiusa, una finestra aperta, una scala che scende e che sale. Cosedicasa è un posto in un bosco ma sa di mare. È inevitabilmente un ritorno. Una tegola, un muro da tirare su, un ingranaggio da sistemare, un tavolo da apparecchiare, un altro per lavorare. Cosedicasa è una storia, è un giardino, è un architetto a cuore aperto. È la Toscana nascosta tra gli alberi, è Milano, è una fotografia, è qualcuno che ti dice di non andare via. Mi pare sia un incontro, un’altra fotografia. E poi è un’attesa, qualcuno che sa guardare, che sa attendere, perché poi  qualcuno arriva. Cosedicasa, vi dico, è una partenza, è un poeta che ci dice ciò che è stato, che ci mostra che sarà. La casa è una figlia, è una donna, la casa è un ciliegio, è…

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Davide Orecchio, Mio padre la rivoluzione

Poetarum Silva

Davide Orecchio, Mio padre la rivoluzione, minimum fax, 2017; € 18,00, ebook € 9,99

Quando un libro mi conquista è facile che mi resti in testa per settimane, che alcune frasi mi si ricompongano nella mente mentre sto facendo qualunque altra cosa, un po’ come accade con le belle poesie. Stai camminando e ti tornano nitidi e perfetti due versi di Montale, una chiusa di Strand, un attacco di Pagliarani. Se devo scrivere di un libro bello comincio una sorta di rielaborazione involontaria della storia dentro la mia testa: ripenso ad alcuni passaggi, sottolineo mentalmente alcune parole, entro nei dettagli e scelgo le cose da dire. Nel caso di Mio padre la rivoluzione di Davide Orecchio ho passato alcuni giorni a sentire dentro di me il ritmo delle frasi, il suono che fanno le parole andando da una all’altra, rivedendo alcune scene, i volti dei personaggi, le loro storie vere rielaborate…

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Sarah Manguso, Andanza

Poetarum Silva

Sarah Manguso, Andanza
traduzione di Gioia Guerzoni
illustrazioni di Marco Petrella
NN editore, 2017; € 15,00

E poi penso che non ho bisogno di scrivere nient’altro, mai più. Non è svanito nulla, non del tutto. Tutto quello che è successo ha lasciato una piccola ferita.

Sarah Manguso mi aveva già conquistato con Il Salto, libro che, come questo, aveva tanto a che fare con la memoria, con il dolore, con lo scegliere tra trattenere e lasciare andare. La scelta tra cosa o chi trattenere e cosa o chi lasciare andare. Scelte che Manguso compiva e compie attraverso l’uso magico e ipnotico che fa delle parole. Scelte che si compiono scartando ciò che non suona e realizzando il ritmo. Un ritmo che incanta. Il Salto era memoir e romanzo, Andanza è lo scioglimento in parole nuove di un diario tenuto per tutta la vita e in un certo senso ne realizza…

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Gianni Montieri, poesie da Versodove n. 19

Poetarum Silva

Le giacche dove si consumano
i vecchi
mi hai detto, guardavamo
un video del professor Raimondi
che con frasi perfette a braccio
a mente raccontava la sua vita
la sua lingua. Il cuore si è fermato
per un attimo quando ho pensato
che l’unico miracolo l’ultima
bellezza sarebbe il consumarmi
dentro una vecchia giacca
regalatami da te.

*

Qualcuno mi ha detto che Giugliano
brucia: c’è stato un altro incendio
di notte in via Epitaffio, lì dove
a maggio i fedeli vanno “a prendere”
la Madonna; un capannone dicono
vicino alle case è tutto rosso tutto
arancio è fumo nero, in infradito
in pigiama la gente è in strada,
qualcuno gira un video, altri
nemmeno se ne accorgono
ma è la morte che incombe di nuovo.
La morte che ci accompagna
senza vanto, senza fortuna.

*

Milano, ultima

(a Giordano, che sa)

Eccola la mia città di nuovo
comparire istante…

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Su “Piano Americano”

Poetarum Silva

Antonio Paolacci, Piano Americano, Morellini editore, 2017; € 14,90

C’è un momento (o c’è stato, o ci sarà) in cui non riusciremo più a distinguere la realtà dalla finzione, un momento in cui tutto sarà così perfettamente sovrapposto che il nostro occhio non riuscirà più a cogliere le differenze, non riuscirà più a percepire le sfumature e ci domanderemo: “È vero oppure no?”; ma non c’è risposta perché è sbagliata la domanda, perché una volta stabilito che non c’è differenza tra realtà e finzione nessuno dovrà chiedersi più alcunché. O varrà per tutti quello che scrisse Anna Maria Carpi in una poesia, cioè che il vero non le era mai interessato. Molto dipende dalla nostra capacità di percezione, ma tutto dipende dal modo in cui la realtà si manifesta. Se ogni elemento è sempre trattato all’origine, se la materia prima è modificata prima di manifestarsi, prima di compiere un percorso…

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A Luigi Bernardi, tutte insieme

Poetarum Silva

Amazzonia, 2013, foto Gianni Montieri

Negli anni mi è capitato di scrivere alcune poesie per Luigi Bernardi, un paio ha fatto in tempo a leggerle; oggi, nel quarto anniversario della sua morte le metto qui tutte insieme. La fotografia l’ho scattata in Amazzonia nel settembre 2013, gliela mandai pensando a una delle ultime storie che aveva scritto, fece in tempo a vederla. (gm)

*

Le cinque del mattino, l’ombra
dai tetti dalla tua finestra si dirada
Bologna dormirà per poco ancora
tu intanto hai già scritto, bevuto
forse un caffè o non ancora,
non importa. Contano le lotte
tra le parole e la storia a venire
l’ordine consentito e il necessario.
Uno dei tuoi Mac accesi, l’ovvio
da tenere distante dai margini
ogni frase riuscita è un finale
fuori intanto si fa più chiaro
non si inventa nulla, non è vero?
Anche il giornale lo prendi prima
so che non…

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Antonio Paolacci, Piano Americano (un estratto)

Poetarum Silva

Antonio Paolacci, Piano Americano, Morellini Editore 2017, €  14,90

[Esce oggi Piano Americano di Antonio Paolacci, un libro molto bello e al quale sono affezionato, libro di cui scriverò nelle prossime settimane. In accordo con l’autore pubblichiamo un estratto del libro.

Antonio Paolacci ed io, con Nicoletta Bernardi, presenteremo il libro da Open Milano il 19/10 alle ore 19,00. (gianni montieri)]

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[…] Ed è strano. Per certi aspetti, bellissimo. Decidere di abbandonare la scrittura è come riaffiorare da una lunga apnea ostinata. Mando tutto all’aria e, boom, rifiato subito.

La scrittura non mi porta più da nessuna parte, la vita fuori dalle pagine scritte invece sì. Ho pubblicato libri e racconti ed è stato sempre squallido confrontare la fatica del lavoro con il suo valore oggettivo, con il mondo esterno, con l’editoria da prodotto di massa, con il pubblico e la stampa. Stavo viaggiando in direzione dello spreco…

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Giuliano Mesa letto da Biagio Cepollaro e da Gianni Montieri

Ne andranno cose (lido di venezia, foto di Gianni Montieri

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Giuliano Mesa letto da Biagio Cepollaro e Gianni Montieri

Apertura della VI edizione di Tu se sai dire dillo 5 ottobre 2017,

Libreria popolare di via Tadino, Milano

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Andrea Longega, La seconda cicara de tè

Poetarum Silva

Andrea Longega, La seconda cicara de tè, Ati editore, 2017; € 15,00

Ogni volta che comincio a leggere un nuovo libro di Andrea Longega mi sembra di tornare a casa, per la particolare sensazione che avverto leggendo le sue parole, cercando di capirle alla prima lettura, di immaginarne il suono, è come accomodarsi in luogo sicuro. E niente è più sicuro del luogo in cui ti senti a casa, della tua poltrona preferita; l’effetto è più o meno questo. Effetto amplificato dal fatto che Longega scriva in una lingua non mia: il dialetto veneziano. Lingua che ho imparato a conoscere e ad amare, lingua poetica naturalmente. Tra i dialetti italiani credo che i due che suonino meglio in poesia siano il veneto (soprattutto il veneziano) e quello siciliano; il mio dialetto d’origine, il napoletano, continua a suonarmi meglio se cantato, forse perché mi appartiene troppo, oppure non so. Longega scrive…

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