Archivi del mese: giugno 2016

Higuain, Dica 36

pipita

Sono nato il 10 dicembre del 1987 a Brest, in Francia. È in Bretagna, c’è anche il Museo delle Fragole (e del patrimonio), ma questo l’ho scoperto pochi anni fa. Sono nato a Brest, una notte di maggio del 2016, invece, sono diventato napoletano. Il mio colore preferito è l’azzurro: come il cielo di Brest quando passano rapide le nuvole, come quello di Buenos Aires nelle mattine d’inverno, come quello di Napoli che s’apre all’improvviso sopra Via Caracciolo. Dopo Brest e prima di Napoli sono stato argentino, dopo Napoli sarò ancora argentino. Mi chiamo Gonzalo, sono argentino, faccio il calciatore e mi piacciono le fragole. A Brest ho vissuto pochissimo, pochi mesi, quasi niente. La mia infanzia, la mia adolescenza, gli anni che contano li ho vissuti a Buenos Aires, lì è la mia casa. La mia terra era quella giusta per imparare a fare il calciatore. Imparare, sì. Perché saper giocare a calcio è un dono, tutta la storia del talento la conosciamo bene, ma a fare il calciatore si impara. Io volevo imparare, sapevo che avrei imparato.

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Il mio racconto su Higuain comincia così, per il resto del racconto e del libro dovete comprare “Dica 36”, Colonnese Editore, già prenotabile e in vendita dal 7 luglio. Il libro è una raccolta di scritti su Higuain, un libro de Il Napolista, curato da Francesca Leva, qui per tutti i dettagli e l’elenco degli autori coinvolti: Napolista/Dica36

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La prima presentazione del libro si terrà domani nel rione Sanità, per i dettagli qui: Dica36/Presentazione

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Il libro si può già prenotare su:

IBS/DICA36

e su

AMAZON/DICA36

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I diritti d’autore sono stati donati alla Onlus “Fondazione di Comunità San Gennaro”

GM


“Avremo cura” su Trasversale, recensione di Rosa Pierno

Avremo cura - copertina solo prima

recensione di Rosa Pierno

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Il racconto delle minime cose, quelle quotidiane al limite dell’insignificanza, non  è mai  stato così prezioso proprio a causa del tono pacato, lieve e dolce  dell’autore: Gianni Montieri nel suo “Avremo cura”, editrice Zona, 2014. La macchina percettiva che è in azione, non si saprebbe dire dove sia posizionata, non c’è un esterno pregnante rispetto a uno stato interiore, perché quello colora questo, perché questo assembla quello, in un’osmosi che se stempera i contorni, rafforza la fermezza dell’immagine, mettendo a fuoco il nucleo dell’insensatezza che il poeta denuncia.

Tuttavia, la felicità c’è sempre quando c’è lei, la donna amata,  e si riverbera sulle pareti della chiesa della Salute, sull’acqua “appena alta”. La pienezza dell’amore. L’amore che sazia e che allontana non solo la morte, ma rende impossibile la sua stessa fine. Nessuna cosa può fotografarsi senza che lei sia riflessa dallo sguardo del poeta sulle superfici levigate delle cose. E dà una felicita l’amore, quando è sazio, che fa dimenticare anche che il mondo non è amore.

L’amore, pertanto, come condizione di serenità e di relativizzazione dello sciabordio a cui le cose dell’esistenza sono abbandonate, il quale è,  in ogni caso, un moto che non modifica l’ordine delle cose. Ma lo sguardo d’un uomo preso d’amore, nelle profondità intestine delle cose ritrova i luccichii e i riverberi, le superfici trasparenti, i limpidi moti di un’acqua stagna e l’oscuro fondo. Qualcosa consente la completa complanarità tra profondità e superficie ed è la sostanza stessa dell’amore: leggibile e illeggibile nel medesimo torno di tempo. [continua a leggere su Trasversale]


Una frase lunga un libro #64: Demetrio Paolin, Conforme alla gloria

Poetarum Silva

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Una frase lunga un libro #64: Demetrio Paolin, Conforme alla gloria, Voland, 2016; € 18,00, ebook € 6,99

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“Voglio farti una domanda: essere stato vittima fa di me un uomo migliore? Le persone mi compatiscono, mi guardano ma non vedono la mia carne – se mi taglio sanguino come tutti. Io sono una loro proiezione: sono la vittima. E quindi devo essere virtuoso, non devo compiere nulla che possa presentarmi diverso da quello che si immagina per me. Io, però, non sono una vittima, sono un sopravvissuto. Questa mia condizione, l’essere ancora vivo, non è dovuta a nessun atto di bontà. Sono salvo grazie alla malvagità altrui, e per giustificarmi ne sono diventato complice.”

Questo passaggio di Conforme alla gloria mi riporta alle origini di questa rubrica, trovo una frase che racchiude perfettamente il senso di un libro e anche il modo in cui tutto il libro è stato…

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Una frase lunga un libro #63: Giuseppe Martella, Nel centro della regola

Poetarum Silva

Giuseppe Martella - Nel centro della regola - Copertina

Una frase lunga un libro #63: Giuseppe Martella, Nel centro della regola, Ladolfi Editore, 2015; € 10,00

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Non è necessario
conoscere ogni schianto, non serve
comprenderli tutti per raccogliersi
nei polsi e incontrare
la torsione. Anche questa sera
ci chiuderà gli occhi,
li ritroveremo perfettamente conservati.

Ci sono libri che per strani motivi vengono poco raccontati, poco recensiti, libri che sembrano destinati a rimanere in disparte, a volte lo si dice di alcuni scrittori, meglio ancora se poeti, si dice “appartati”. Essere riservati, però, non significa non voler essere letti, significa solo rinunciare al presenzialismo e a non passare il tempo a mandare e-mail per ricevere un parere. Nel centro della regola di Giuseppe Martella è, con ogni probabilità, uno di questi casi; su Poetarum Silva, però, ci piace occuparci di libri recenti come di libri meno recenti, o addirittura di libri fuori catalogo (leggesi la nostra rubrica Si…

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Una frase lunga un libro #62: Breece D’J Pancake, Trilobiti

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Una frase lunga un libro #62: Breece D’J Pancake, Trilobiti, minimium fax, 2016; trad. it. di Cristiana Mennella; € 16,00, ebook € 7,99

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La luce del giorno accende di verde le montagne, cambia i colori della nebbia, tinge d’amaranto le strade di mattoni a Rock Camp. I lampioni si spengono e scatta il semaforo in fondo a Front Street: ma non ferma nessuno, non avvisa nessuno, non mette fretta a nessuno.

Ci sono libri che vanno e vengono, che nascono e che mai moriranno. Classici fin dal principio, dove la parola classico significa pure modello, o capolavoro, o empatia, o linguaggio. Dove per classico si intende che – fin da subito – un libro, questo libro, è stato indicato come tale, amato come tale, consigliato come tale. Si intende che fin da subito il suo autore, morto suicida a ventisei anni, è stato rimpianto, perché ha fatto subito…

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Una frase lunga un libro #61: Veronica Tomassini, Sangue di cane

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Una frase lunga un libro #61: Veronica Tomassini, Sangue di cane, Laurana, 2010; € 16,00, ebook € 5,99

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Marcin era morto. Io avevo i pidocchi. Cioè successe nello stesso momento, Marcin cagava sangue, stava morendo, beveva e cagava sangue. Io invece avevo prurito ovunque, dietro la nuca soprattutto. “C’hai la rogna”, mi diceva Tano, il pescatore, l’amico di Ivona. Ma Ivona stava con Marcin e Marcin stava morendo perché cagava sangue. Io stavo con Sławek, Sławek Raczinski di Radom, Polonia. Mi ci portò Sławek in quel posto di merda, una casa a due piani, zona residenziale, bordello con mignotte dell’est, cuscini a forma di cuore, camere personalizzate, condom personalizzati, fellatio personalizzate. I pidocchi li presi prima comunque. Ero una ragazzina nei modi, e forse anche una donna. Perché avevo ventidue anni. Statura media, carina, sguardo acquoso, gambe fragiline, magre troppo magre, taglia seconda di reggiseno. Capelli lunghi. Scuri. Graziosa. Italiana…

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Una frase lunga un libro #60: Miroslav Košuta: La ragazza dal fiore pervinca

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pervinca

Una frase lunga un libro #60:
Miroslav Košuta:
La ragazza dal fiore pervinca, Del Vecchio editore, 2015 (trad. it. di Tatjana Rojc); € 15,00

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Nell’introduzione a La ragazza dal fiore pervinca, Miroslav Košuta dice alcune cose molto interessanti sulla sua poetica senza quasi mai citare la propria poesia. Racconta di sé, della terra e del tempo in cui è nato, di come è cresciuto e di come poi ha vissuto. Sì, certo, ha scritto bellissime poesie, ma per lui si tratta di qualcosa che è capitato in mezzo a tutto quel sopravvivere prima e vivere poi.
Košuta è nato nel 1936, o meglio quello che per gli altri era il 1936, per lui era il quattordicesimo anno dell’Era Fascista, cosa che ha influenzato tutta la sua vita. Così come la sua esistenza e la sua scrittura sono state influenzate da Trieste, la sua città, quella che vedeva dal…

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