Archivi categoria: racconti

Davide Orecchio, Città distrutte (su minima&moralia)

Davide Orecchio, Città distrutte, Il Saggiatore 2018, € 20,00.

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“Certo, sono una città distrutta. Se Dio vuole, la storia è fatta di città distrutte e poi ricostruite”.

Leggere (per la seconda volta) Città distrutte di Davide Orecchio, appena ripubblicato da Il Saggiatore, con postfazione di Goffredo Fofi (il libro uscì per la prima volta nel 2011 per Gaffi), illumina con la certificazione del senno di poi anche la lettura dei due romanzi successivi: Stati di grazia (Il Saggiatore 2014); Mio padre la rivoluzione (minimum fax, 2017).

Quando lessi le sei biografie infedeli contenute nel libro, per la prima volta, ne fui profondamente colpito, non sapevo nulla di Davide Orecchio. Rimasi affascinato dalla prosa chiara ma non banale, dal ritmo, dalla bravura nella gestione dei tempi verbali e dei tempi, nel senso di date, nel senso di andare e venire, nel senso di raccontare una vita con delle verità storiche ma reinventandola, nel senso di mischiarla ad altre. I sei personaggi, o le sei persone se preferite, che fossero esistiti o meno, rendevano comprensibile la storia vera accaduta in un dato luogo, in un dato momento. E il luogo poteva essere l’Argentina, e il luogo poteva essere la Sicilia, e il luogo poteva essere l’Unione Sovietica, e il luogo poteva essere Roma, e il luogo poteva essere il Molise. E il tempo poteva essere quello della dittatura di Videla, e il tempo poteva essere quello del fascismo, e il tempo poteva essere quello del sindacato e del PCI. Il tempo e il luogo potevano essere lo spazio della poesia e del cinema; e ancora del compiuto e dell’irrisolto. [continua a leggere su minima&moralia]

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Federico Falco, Silvi e la notte oscura (su minima & moralia)

Federico Falco, Silvi e la notte oscura, traduzione di Maria Nicola, edizioni Sur 2018; € 16,50, ebook € 9,99

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Esiste un’altra Argentina, più distante più lontana da quella che conosciamo; un’Argentina diversa da quella che la letteratura ci ha più frequentemente raccontato. Un’Argentina al di fuori di Buenos Aires, non sfiorata dal Mar de la Plata. Un luogo fatto di ampi spazi e di chilometri da attraversare, un posto fatto di alberi e di piccole case. Un continente mappato da colline e pianure, e sullo sfondo le montagne. Sono i posti d’Argentina che non paiono essere stati attraversati dalle pagine tragiche della storia, perché sono spesso rimasti fuori dai racconti. Sono i posti in cui le persone sembrano fissate in un non tempo, uomini e donne non databili. Uomini e donne che esistono, ma nulla esiste al di fuori del racconto. [continua a leggere su minimaetmoralia]


The FLR n. 3 Sacred/Sacro a Bookpride

È più facile che mi sentiate parlare dei libri degli altri, ed è una cosa che mi piace tanto; ma insieme agli altri mi piace lavorare, l’ho sempre fatto e continuo, solo che si cambiano i modi e le forme. Non molto tempo fa Martino Baldi e Alessandro Raveggi mi hanno chiesto di entrare a far parte della redazione di The FLR – The Florentine Literary Review, ho chiesto loro un po’ di tempo per pensarci ma poi ho accettato con entusiasmo, stavano chiudendo il numero 3 “Sacro/Sacred” ho dato una mano, ho visto come lavorano e qui sotto c’è il risultato: una delle più belle riviste che io abbia mai visto. Sono felice di questa cosa e di come abbiamo debuttato ieri a BookPride e volevo dirvelo e per farlo uso una frase di Giordano Meacci, autore del racconto che apre il numero.

“Troppe parole. Troppe. Questa fissazione che l’inizio, quindi tutto, dipenda da una parola dietro l’altra che si rincorrono e s’inseguono senza trovare mai requie e quiete. Quando in realtà tutto era già stato detto prima di parlare”.

 

 


Quando compare La Bombonera (su minima & moralia)

La Bombonera, Buenos Aires, foto di Gianni Montieri

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Ti dicono di stare attento quando vai a La Boca, quartiere di Buenos Aires, appena sotto lo storico e letterario San Telmo; ti dicono di restare dentro il percorso turistico e – contemporaneamente – ti dicono che il percorso turistico è troppo turistico. Fai a modo tuo e vai. Il tuo obiettivo è guardare il quartiere, in particolare la zona di El Caminito, le case colorate, i murales, la vista sul fiume e sul ponte, la splendida Fondazione Proa (dove in questi mesi si può ammirare una personale di Ai WeiWei). Il cielo azzurro di gennaio a Buenos Aires ti avvolge totalmente, ti senti inevitabilmente un po’ azzurro anche tu.

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Danilo Soscia, Atlante delle meraviglie

Danilo Soscia, Atlante delle meraviglie, minimum fax, 2018

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Sessanta fiammiferi racchiusi in una piccola scatola, ogni fiammifero ha un colore diverso. Il fiammifero blu, quello viola, quello giallo. Il fiammifero rosso. Quello seppiato, quello in bianco e nero. Il verde, il fiammifero arcobaleno. Sessanta fiammiferi che quando li sfreghi accendendosi fanno un rumore diverso, fanno una luce ora distante ora vicina. Ogni fiammifero è nuovo, ogni fiammifero è figlio di un altro bruciato da un po’ o da un secolo prima. Sessanta fiammiferi ma ognuno arriva da un posto diverso e ognuno ha un nome. [continua a leggere su HuffPost]

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Offutt, Nelle terre di nessuno

Leggiamo storie, belle storie, romanzi e racconti dei più bravi scrittori nordamericani e volta dopo volta ci illudiamo di aver capito quel paese, la sua complessità; quanto contino gli spazi e l’isolamento, quanto si guardino in faccia di continuo la libertà e l’impossibilità di ottenerla, quanta importanza occupino i silenzi. E ancora quanto conti, al di fuori delle grandi metropoli, il rapporto dell’uomo con il territorio. Ci illudiamo e ogni volta falliamo perché poi arriva un altro scrittore, uno che non abbiamo ancora letto, che fa saltare il tavolo. Ed ecco che ai territori che avevamo attraversato mancava un pezzo, che il cielo non lo avevamo guardato bene, che c’erano altre strade da attraversare. Questa volta è giunto a noi Chris Offutt, le terre di nessuno sono quelle del Kentucky, le parole dei suoi racconti sono arrivate per scaraventarci in un mondo misterioso e nuovo, un mondo indimenticabile. [continua a leggere su HuffPost]

gm


Quando imparammo a tremare

milano, foro gm

milano, foto gm

Scrissi questo pezzo l’anno scorso, per il trentacinquesimo anniversario del terremoto dell’Irpinia, fu quella una ferita che ci avrebbe segnato profondamente, che avrebbe condizionato le nostre vite, eravamo bambini e non lo sapevamo ancora.

per Angela, mia sorella

Non avevamo paura, eravamo bambini. I bambini non hanno paura, non quella paura consapevole dei grandi. I bambini hanno paura soltanto di quello che la loro fantasia o suggestione riesce a creare. I bambini non hanno paura del fatto, del reale, dell’accaduto. Il 23 novembre 1980, di pomeriggio, di domenica, di domenica e di pomeriggio di trentacinque anni fa, io e mia sorella e i miei cugini eravamo bambini, quando si avvertì la prima scossa non avemmo paura, non sapevamo cosa fosse, per tutti quei secondi, circa un minuto e mezzo, più tardi anche noi bambini avremmo capito che si trattò di un tempo infinito, ma questo avvenne dopo, la scossa venne mentre noi stavamo giocando a calcio. [continua a leggere su minima&moralia]


Higuain, Dica 36

pipita

Sono nato il 10 dicembre del 1987 a Brest, in Francia. È in Bretagna, c’è anche il Museo delle Fragole (e del patrimonio), ma questo l’ho scoperto pochi anni fa. Sono nato a Brest, una notte di maggio del 2016, invece, sono diventato napoletano. Il mio colore preferito è l’azzurro: come il cielo di Brest quando passano rapide le nuvole, come quello di Buenos Aires nelle mattine d’inverno, come quello di Napoli che s’apre all’improvviso sopra Via Caracciolo. Dopo Brest e prima di Napoli sono stato argentino, dopo Napoli sarò ancora argentino. Mi chiamo Gonzalo, sono argentino, faccio il calciatore e mi piacciono le fragole. A Brest ho vissuto pochissimo, pochi mesi, quasi niente. La mia infanzia, la mia adolescenza, gli anni che contano li ho vissuti a Buenos Aires, lì è la mia casa. La mia terra era quella giusta per imparare a fare il calciatore. Imparare, sì. Perché saper giocare a calcio è un dono, tutta la storia del talento la conosciamo bene, ma a fare il calciatore si impara. Io volevo imparare, sapevo che avrei imparato.

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Il mio racconto su Higuain comincia così, per il resto del racconto e del libro dovete comprare “Dica 36”, Colonnese Editore, già prenotabile e in vendita dal 7 luglio. Il libro è una raccolta di scritti su Higuain, un libro de Il Napolista, curato da Francesca Leva, qui per tutti i dettagli e l’elenco degli autori coinvolti: Napolista/Dica36

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La prima presentazione del libro si terrà domani nel rione Sanità, per i dettagli qui: Dica36/Presentazione

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Il libro si può già prenotare su:

IBS/DICA36

e su

AMAZON/DICA36

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I diritti d’autore sono stati donati alla Onlus “Fondazione di Comunità San Gennaro”

GM


Breve viaggio nei romanzi di Mario Benedetti (per Doppiozero)

fonte milan cervantes .es

fonte milan cervantes .es


Questa storia comincia nell’estate del 2013, la nostra estate, ma comincia nell’inverno uruguaiano, a Montevideo. Comincia quando Anna, la mia compagna, fa in quella città un breve viaggio. Comincia con una foto che Anna scatta sul Rio de la Plata, mentre lo attraversa da Buenos Aires a Montevideo. Questa storia comincia con Anna che su Skype mi racconta questa strana città, me ne comunica il fascino. Comincia con me che immagino e penso e invidio, e ricordo Anna in altri luoghi con me, con le sue macchine fotografiche analogiche al collo. Comincia con una profonda nostalgia, qualcosa di bello dolce e strano, che influenzerà molto di quello che ho scritto da allora in poi. Questa storia continua con un nome, Mario Benedetti e con un titolo, Grazie per il fuoco. Anna mi racconta di questo libro incredibile e mi parla incantata del suo autore, mi accenna a un altro romanzo, La Tregua, di cui ancora non sappiamo della ristampa italiana che verrà. Mi dice che devo leggerlo, perché io di Benedetti Mario, più volte candidato al Nobel, non ho mai letto nulla. E allora, aspettando che Anna ritorni, io cerco i libri di Mario Benedetti.

La solitudine e la mediocrità nei personaggi di Mario Benedetti

“Come d’abitudine si allinearono le due squadre per ascoltare e cantare gli inni nazionali. Per primo, ovviamente, fu suonato quello della squadra di casa, con il coro del pubblico e dei giocatori, seguito da una calorosa ovazione. Poi l’inno dei nostri giocatori. La registrazione era spaventosa, di una stonatura veramente olimpica. Non tutti i giocatori conoscevano tutte le parole, però facevano il coro almeno nella strofa più famosa. Solo uno dei calciatori, per puro caso un attaccante, anche se si ricordava l’inno, decise di cantare al suo posto il tango Cambalache : «Che il mondo sia stato e sarà una schifezza, / già lo so, / nel cinquecentosei / e anche nel duemila». Solo nella tribuna d’onore alcuni applaudirono per dovere.”

Questo brano è tratto dal racconto Cambalache in Lettere dal tempo (Le Lettere, 2000, trad. di Emanuela Jossa), il primo libro che ho comprato di Benedetti. [Continua a leggere su Doppiozero]


Una frase lunga un libro #23: George Saunders, Bengodi e altri racconti

#unafraselungaunlibro 23 George Saunders: Bengodi e altri racconti su Poetarum Silva

Poetarum Silva

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Una frase lunga un libro #23: George Saunders, Bengodi e altri racconti, minimum fax, 2015; traduzione di Cristiana Mennella, € 16,00, ebook € 7,99

Puoi immaginare una collina, ma una collina immaginaria non è reale, non spande odore di trifoglio, nessun cagnaccio la discende rincorrendo un bambino fino a un cortile dove un padre si gratta davanti a una scacchiera piazzata sopra una vaschetta per gli uccelli. Puoi immaginare Ashtabula che dorme, ma non faresti giustizia alle facce comprese delle guardie davanti ai falò di sicurezza agli incroci. Ecco un ubriaco che urla consigli a un albero, ecco un fuoco acceso in un campo d’erba medica, ecco il fischio del treno che riecheggia da un muro con sopra scarabocchiato: Crepate Cazzoni che non siete altro. Verso Cleveland vedo una folla inseguire un maiale davanti a un Wal-Mart sventrato. Il maiale è sfinito e si ferma ansimante su un marciapiede. La folla sembra…

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