Archivi del mese: settembre 2015

Avremo cura, recensione di P. Vitagliano

Avremo cura - copertina solo prima

Avremo cura, recensione di Pasquale Vitagliano su La poesia e lo spirito

Il titolo dell’ultima raccolta di Gianni Montieri, Avremo cura, mi piace molto. Lo considero un impegno, una dichiarazione poetica. “Perché scrivo poesie?”, mi viene in mente la risposta di Curver. “Perché ho bisogno che mi vogliano bene”. In Montieri questo scopo, questo bisogno, si preannuncia attivo. Vuole dare bene. Prendersi cura, appunto.

Mi domando subito, per franchezza, se questo può bastare per legittimare un’azione poetica, la scrittura. Se questa tensione sentimentale possa prescindere dal verso poetico. Dalla sua forza propria, dalla sua autonomia. La risposta è no. Ed infatti nella poesia di Montieri questo non accade. E’ la poesia, il verso, lo strumento della cura. E questa poesia esiste, ha radici, commuove. Il cerchio è chiuso. Voglio andare indietro a prima del boato/ ai secondi di silenzio prima dello schianto/ fare magari ancora un passo indietro/ allo sguardo che punta verso l’alto/ sulla forma indistinta che precipita.
La cura di Gianni Montieri non è consolatoria, e non è una panacea. [… continua a leggere su La poesia e lo spirito]

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Una frase lunga un libro #26: Tommaso Pincio, Panorama

#unafraselungaunlibro 26 Tommaso Pincio, Panorama. Su Poetarum Silva

Poetarum Silva

NN_cover_Pincio_webUna frase lunga un libro #26: Tommaso Pincio, Panorama, NNeditore, 2015, € 13,00

Ti dirò di più, mia cara, trovo perfino giusto o quantomeno naturale che i vivi facciano scempio dell’intimità degli antenati. Che c’è di tanto strano o disdicevole nel cibarsi dei loro segreti? Un tempo gli uomini mangiavano il cervello del morto per assimilarne lo spirito, o ci accontentiamo di divorarne il privato, l’inconfessato. Il principio resta il medesimo.

Panorama di Tommaso Pincio è il libro più interessante tra quelli che ho letto quest’anno. Interessante per la letteratura e per quello che con la letteratura questo romanzo fa. La letteratura: i libri sembrano l’origine e la fine della storia, condurranno il gioco fino a sparire, ma questo è soltanto un livello della finzione architettata dallo scrittore romano. Leggiamo molti romanzi, quasi tutti riguardano (o dovrebbero riguardare) storie inventate, ma raramente la parola finzione mi è parsa più appropriata…

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Una frase lunga un libro #25: Antonella Cilento, La Madonna dei mandarini

#unafraselungaunlibro 25: Antonella Cilento, La Madonna dei mandarini

Poetarum Silva

madonnaUna frase lunga un libro #25: Antonella Cilento, La Madonna dei mandarini, NNE, 2015. € 13,00

«Eehhh, un vizio chiama l’altro. Uno lo deve sapere che quando inizia a prendere una strada sbagliata tutti i vichi si fanno foresta…»

Provo a raccontare una storia, così come Antonella Cilento l’ha raccontata a me; questo non vuol dire che a voi non la racconterà in maniera diversa! ciò che è certo è che ora ve ne scriverò. Partiamo dal titolo: La Madonna dei mandarini, titolo bellissimo ancor prima di conoscere la storia del romanzo; titolo di grande forza evocativa. La Madonna e i mandarini, la religione e la frutta. La fede e la buccia. L’incenso e l’odore. La supplica e il ricordo. A me le Madonne e i mandarini fanno in automatico pensare a mia nonna, al suo irrinunciabile ricorso alla preghiera. Le sue Madonne da invocare, ma anche amiche di…

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Stelvio Di Spigno, Fermata del tempo

Stelvio Di Spigno, Fermata del tempo. Una mia recensione

Poetarum Silva

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Stelvio Di Spigno, Fermata del tempo, Marcos y Marcos, 2015, € 15,00

Quando ho finito di leggere Fermata del tempo di Stelvio Di Spigno ho pensato a una parola, alla parola perdono. Di Spigno ha perdonato soprattutto se stesso, poi ha perdonato le cose accadute perché ormai sono passate, ha perdonato il tempo perché viene come viene, e, quando passa, ogni tanto porta via e quando lo fa si sta male. Ha perdonato non perché ci fossero chissà quali torti (e comunque chi legge non potrebbe conoscerli), ma perché si finisce per far pace con le cose. Alcune si conservano come gli affetti e ricordi, altre si lasciano andare perché è così che si deve fare, altre ancora vengono guardate con un po’ di malinconia, il poteva essere e non è stato, il poteva essere ancora, ma non c’è rimpianto. L’occhio che guarda è un occhio che ha visto…

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Due turisti a Napoli

due poesie da “La Disarmata”

Poetarum Silva

roth-mccarthy. da blog.pshares.org roth-mccarthy. da blog.pshares.org

Circa un anno fa, con Vincenzo Frungillo, Viola Amarelli, Francesco Filia e Immo, pubblicammo per CFR edizioni un libro in versi dal titolo “La Disarmata – cinque Napolitudini”. Raccontavamo Napoli, in tanti modi diversi, perché Napoli non è una cosa sola e ogni tentativo di semplificarla, ridurla, comprimerla nei soliti luoghi comuni è inutile e triste. Questo accade di nuovo, in questi giorni, forse perché è più semplice fare così, ad ogni sparatoria, omicidio, fare copia e incolla di un pensiero è meno impegnativo che provare un ragionamento nuovo, o comunque è meglio che aspettare. Pubblico due delle mie poesie tratte da quel libro, che sono solo due puntini, due sguardi, due visioni, accomunate da qualcosa che non si può cogliere. (GM)

Philip Roth a piazza del Gesù

L’approssimarsi delle chiese
la religione e il suo ingombro
il paradosso sublime del mare
a un passo, crudele e…

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Una frase lunga un libro #24: Annie Ernaux, Gli anni

#unafraselungaunlibro 25 Annie Eranux, Gli anni

Poetarum Silva

A. ERNAUX, Gli anni, L'OrmaUna frase lunga un libro #24: Annie Ernaux, Gli anni, L’Orma editore, 2015, traduzione di Lorenzo Flabbi. € 16,00 ebook € 9,99

Il futuro è troppo immenso perché lei riesca a immaginarlo. Arriverà, tutto qui. Quando in cortile durante l’intervallo sente cantare le bambine delle elementari Cueillons la rose le pare che la sua infanzia sia qualcosa di accaduto molto tempo prima.

[…] tutto veniva raccontato alla prima persona plurale.

Esistono tante memorie, piccole, piccolissime memorie, brandelli di memoria, ricordi che tornano in mente senza alcuna ragione; altri, invece,  che vorremmo rievocare senza riuscirci. Tutte queste memorie, una sull’altra, agganciate tra loro come tasselli di un puzzle, formano la memoria individuale, che a sua volta, poi, incrocia e scambia con la coscienza, con i cambiamenti vissuti, con le scelte fatte o non fatte. Le memorie individuali, i castelli costruiti su conservazioni e scarti compongono la memoria collettiva: la storia della gente, di…

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