Archivi del mese: luglio 2014

Mario Santagostini – Felicità senza soggetto

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Mario Santagostini – Felicità senza soggetto – Mondadori 2014 – € 17,00 – ebook € 6,99

 

C’è un uomo che si muove nel presente e che del presente osserva le mutazioni. Le registra passo dopo passo, vivendoci dentro. Un uomo che, però, non perde il contatto col passato, con la storia. Il tempo trascorso è guardato (e raccontato) come qualcosa che sta dietro una nebbia sottile o sotto una macchia d’olio, qualcosa che appare e scompare. Così come fanno i ricordi, i dubbi. Mario Santagostini in questo bellissimo nuovo libro, traccia una retta che unisce presente e passato, i versi ci vengono a dire, ancora una volta, che è qui che si vive ma quello che è stato non è svanito, non è perduto, non è tutto sbagliato. Cos’è rimasto delle utopie? Delle tanto amate periferie urbane? Dove sono le fabbriche, dove sono le lotte? Dov’è Milano? Santagostini lascia che tutto esploda, tutto compaia (o ricompaia) nella grazia delle sue poesie. [continua a leggere su Poetarum Silva

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2 x L.

biennale architettura 2010 - foto gm

biennale architettura 2010 – foto gm

La volta dei piccioni la ricordo
più di tutte, la poca confidenza
che avevamo allora, l’incrocio
degli sguardi in Piazza Duomo
due mezzi sorrisi, il tuo prima
del mio, poi la stretta di mano
e tu cospiratore a dire: “Noi
non ci siamo visti”. Sembravi
più piccolo in tutto lo spazio
di Milano. Non so più
chi mi domandò di te
dribblammo poi  i piccioni
in direzioni opposte
“Il più bravo di tutti” risposi
facendo il bullo in Galleria.

*

Nelle tue storie il cielo
era grigio, di metalllo
una lega necessaria
al racconto, ai tempi,
ma se ti penso vedo
solo cose luminose
cose che sapevi fare
come farmi ridere.

 

 

© gianni montieri – inediti 2014


I Modà, il clima e Blade Runner

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I Moda, il clima e Blade Runner

D’altronde erano giorni in cui le stagioni andavano continuamente a sovrapporsi. Gli autunni sembravano ritardi d’estate, così come le estati, i luglio apparivano come scarti d’autunno, piccole particelle di inverni andati a male. Era il tempo in cui cantavano i Modà, in cui i Modà suonavano a San Siro. In cui le Emme Marrone si toglievano il cognome e dicevano cose del tipo Da oggi sono solo Emma. In quei giorni, a luglio, pioveva moltissimo e non erano temporali, era pioggia. Acqua assurda che arriva da tutte le parti. Amici continuava a sfornare EmmeMarronesenzacognome e AlessandreAmoroso, piccoli BiagiAntonacciconicapelli. Nessuno aveva più amici, alcuni scrivevano poesie. Non alla SIAE, non al denaro, non alla gloria, né al cielo. Anche perché il cielo era grigio. Un grigio Modà. Un grigio noi veniamo dalla periferia e siamo amici da piccoli, da fuori Milano, e ce l’abbiamo fatta, ma siamo rimasti gli stessi bravi ragazzi. Sì, ma fate canzoni di merda. Pioveva, su youtube si trovavano cose come Anidride Solforosa in versione live, cantata da Angela Baraldi e Francesco De Gregori. Quella era una canzone. Ma tutto intorno erano  i giorni dei Modà, che camminano sulla spiaggia in un video, dove la spiaggia è deserta e c’era un po’ di vento. Erano i giorni delle idee. Giorni in cui ti mancava Madonna, per dire. Il clima era molto brutto la famiglia D’Alessio dominava. Pioveva a dirotto e la muchacha della Tatangelo era ovunque. Tutto era sovrapposto, Mario Merola era svanito per non tornare mai più e Liam Gallagher non aveva nessuno con cui litigare.  Suonava il telefono: era il bassista dei Primus. Era ancora incazzato con me, vabbè ma che sarà mai, avevo solo scritto che negli anni novanta non era poi il miglior bassista. Cosa che avrei potuto confermare, ma non lo facevo. Riagganciavo con educazione, youtube mi suggeriva di guardare Marco Carta, solo che i video di Carta erano moltissimi. Li chiudevi e si riaprivano. Cliccavi su Lucio Dalla e si apriva un Carta, come in un Blade Runner di merda, i Carta si replicavano. Stanco, mandavo un whatsapp a Michele Mari chiedendogli di smetterla con la fantasia.


La mia Milano

Milano Affori - foto gm

Milano Affori – foto gm

 

Ripropongo qui, un mio vecchio articolo che è diventato un monologo al centro della serata di musica e poesia “Il luogo fragile”, il 16 novembre 2013, al Vanghè a Milano. Con me quella sera c’erano Nicoletta Bernardi, Gianni Consiglio, Federica Toti, Raffaele Lomoro e Roberto Romano. (gm)

La mia Milano

In versi di qualche anno fa scrivevo: «Io Milano l’ho imparata il sabato / nei passi lasciati ai bordi del Naviglio». Il vero contenuto di quei versi mi è tornato in mente in questi giorni, per via della scomparsa di Enzo Jannacci. Chi mi conosce bene sa anche quello che quei versi non dicono. Degli anni in cui me ne andavo in giro per la città, tenendo sotto il braccio, erano giorni senza borse alla moda, le poesie di Raboni, di Pagliarani, di Giudici, di Sereni e altri. [continua a leggere su Poetarum Silva]

 

 

 


Il condominio di Gaza

Ogni volta che penso a Israele, alla Palestina, a Gaza, alla Cisgiordania, penso a un condominio. Un condominio che un po’ di anni fa è stato costruito per dare spazi a chi non aveva spazio, a chi era mancata l’aria. A condominio finito, sono stati assegnati gli alloggi, ai vecchi proprietari sono toccati i box, le cantine e qualche piano rialzato. A chi era mancato lo spazio sono andati i piani più alti, pure qualche attico. Sbagliato? Giusto? Ormai gli alloggi sono assegnati. Ogni volta però che ci sono problemi nel condominio, e gli amministratori se ne fottono, e i bambini invece di giocare muoiono, a me vengono sempre due pensieri. Il primo è che i proprietari degli appartamenti migliori, quelli che manovrano e decidono tutto, dalle tabelle millesimali alla manutenzione ascensori, hanno un retropensiero fisso che fa “guagliu’ stavolta dobbiamo scassare tutto e ci dobbiamo prendere pure i box e le cantine, se ne devono andare ‘sti scassacazz'”. Il secondo pensiero dice, continuamente: “uè ma se tu prima stavi al terzo piano e la casa era tua mo’ ci staresti in un box?”

 

(questo commento non riguarda la maggior parte degli abitanti del condominio, brava gente e la brava gente non conta un cazzo)

 


Il professor Raimondi (inedito 2014)

Parigi Museo Rodin - foto di gianni montieri

Parigi Museo Rodin – foto di gianni montieri

Le giacche dove si consumano
i vecchi, mi hai detto, guardavamo
un video del Professor Raimondi
che con frasi perfette, a braccio,
a mente, raccontava la sua vita,
la sua lingua. Il cuore si è fermato
per un attimo quando ho pensato
che l’unico miracolo, l’ultima
bellezza sarebbe il consumarmi
dentro una vecchia giacca
regalatami da te.

***

© gianni montieri – (inediti 2014)


Di calcio non si parla – Francesca Serafini

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Di mio nonno che se la prendeva sempre con Beppe Savoldi perché ai tempi era il più forte, e non gli andava perdonato nulla. A Savoldi non bisognerebbe perdonare mai d’aver voluto cantare, qualche rigore sbagliato ci può stare. Di radioline attaccate all’orecchio, e le voci di Ameri e Ciotti e gli scusa Ciotti ma il Napoli si è portato in vantaggio. Di mia madre che ripete all’infinito: «E mo’ basta cu stu pallone». Di tutte le volte che almeno qui, almeno a cena, insomma è Natale, qui di calcio non si parla.

Anche di questo racconta Francesca Serafini nel suo Di calcio non si parla. Dico che non avrei saputo dirlo meglio. [continua a leggere su Fútbologia]


“Avremo Cura” – (a fine settembre)

Berlino - foto gm

Berlino – foto gm

Bene, adesso posso dirlo. Le bozze sono chiuse, a Milano c’è il sole e “Avremo cura” è in dirittura d’arrivo. Uscirà a fine settembre per Zona e io sono molto contento. A presto (gm)

 

Tutto quello che ti è cucito sul cuore
tutto il metallo, il ferro arrugginito
il ricamo irregolare lungo il tessuto
del muscolo, tutti i vestiti raccolti
in fondo all’armadio, i medicinali
scaduti, il cappello che hai regalato
a tuo padre, l’inutilità perpetua
di un ottavo di Coppa Italia, i quattro
quarti musicali che non hai mai capito
il tempo tolto all’amico perduto
l’amore (questa parola e non un’altra)
salvo, già salvato, ancora da salvare.

 

 


David Means: Il punto

David Means: Il punto (la mia recensione su Poetarum silva)

Poetarum Silva

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David Means – Il punto – Einaudi 2014 – € 16,00 – ebook € 9,99 – traduzione di Silvia Pareschi

Faccio un’ammissione di stupore e meraviglia all’inizio, promettendo di usare le due parole il meno possibile nella scrittura di questa nota. Sono colpevole, dunque, di essermi stupito e meravigliato moltissime volte durante la lettura di questa nuova raccolta di racconti di David Means: Il punto (titolo originale The Spot, 2010); gli “Oh” e gli “Andiamo” si sprecavano. È passato un mese da quando ho terminato di leggere, mi sono ricomposto e posso scriverne fingendo di non essere il tifoso che sono.
Gli americani sanno scrivere i racconti meglio di tutti, questa è la mia opinione. David Means è, forse, il più bravo, tra i viventi, se la gioca con George Saunders, quest’ultimo riesce a emozionarmi di più ma solo Means mi fa piangere con quelle lacrime che non vorrebbero uscire…

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Le cronache della Leda #22 – U.S.A.

Poetarum Silva

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Le cronache della Leda #22 – U.S.A.

La settimana dei saluti, quella che ha preceduto la partenza, la settimana del delirio, del via vai, di gente che entrava e usciva da casa mia. La settimana delle raccomandazioni della Luisa, dei consigli dell’Adriana, degli abbracci – troppi – della Wanda, dei mezzi sorrisi emozionati dell’avvocato, ma anche la settimana di Wimbledon, che non ho potuto seguire come avrei voluto. La settimana degli amici che mi vogliono bene e che ancora non ci credono che io abbia deciso per gli Stati Uniti, dopo tutti questi anni. La settimana delle lacrime versate e dei mille Controlla il passaporto e il visto; dei Portati un pullover che non si sa mai. E io a dire loro che in luglio sulla East Coast fa caldo. A New York, a Boston e negli altri posti dove andrò fa caldo. Ma niente, con gli apprensivi…

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