Archivi del mese: marzo 2016

Una frase lunga un libro #51: Rita Indiana, I gatti non hanno nome

#unfraselungaunlibro 51: Rita Indiana, I gatti non hanno nome su Poetarum Silva

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Una frase lunga un libro #51: Rita Indiana, I gatti non hanno nome, NN editore 2016,  € 16,00, ebook € 7,99; traduzione di Vittoria Martinetto

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È un mese che vado avanti così. Tutti i giorni, dopo aver chiuso la clinica, mi dirigo verso casa accumulando nomi e una volta arrivata li annoto tutti e ne aggiungo qualcuno in più. A volte, quando vado a dormire, il ronzio di tutti quei nomi, sussurrati da una voce che non è la mia, mi culla come fossi nella pancia di una grande nave. Quando chiudo gli occhi, il mormorio aumenta e disegna figura geometriche all’interno delle mie palpebre. E avanti così finché non mi addormento e sogno di aver trovato il nome, ma il gatto è morto o è scomparso e io cammino lungo una strada molto affollata, cercando un supermercato dove in cambio del nome del gatto mi diano un servizio…

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Avere nove anni (a S.)

parigi, foto gm

parigi, foto gm

 

AVERE NOVE ANNI (a S.)

Ora fai richieste insolite
e dici a tua madre
che vuoi il ciuffo o altro
rispondi svogliato al telefono,
a monosillabi, che stavi giocando,
ti accorgi se ti prendo in giro
ma non sempre, ed è bello
quando non mi scopri
e sembri un po’ più piccolo
ma è un attimo, perché dopo,
anche da così lontano, vedo,
vedo la luce che ti allarga il viso
e riflette una per una ogni ruga
ogni speranza in te riposta
senza che tu me lo abbia chiesto
senza averne il diritto.

© Gianni Montieri


#Unafraselungaunlibro: i primi 50 numeri

#Unafraselungaunlibro la festa per i primi 50 numeri su Poetarum Silva

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Amsterdam - foto di Anna Toscano Amsterdam – foto di Anna Toscano

Una frase lunga un libro è arrivata alla cinquantesima puntata, questo post che riepiloga tutti i numeri è per festeggiare e ringraziare i lettori, gli scrittori, i traduttori e gli editori. Grazie, vi aspetto per il numero 51, tra una settimana.
Gianni Montieri

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n. 1  Silvina Ocampo, La promessa

n. 2 John Williams, Stoner

n. 3 Bernard Malamud, L’uomo di Kiev

n. 4 Iosif Brodskij, Fondamenta degli incurabili

n. 5 Joyce Carol Oates, Sulla boxe

n. 6 Robert McLiam Wilson, Eureka Street

n. 7 Robert Seethaler, Una vita intera

n. 8 Massimo Zamboni, L’eco di uno sparo

n. 9 Josephine W. Johnson, Il viaggiatore oscuro

n. 10 Mario Benedetti, Grazie per il fuoco

n. 11 Emma Reyes, Non sapevamo giocare a niente

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Una frase lunga un libro #50: Roberto Bolaño, Notturno cileno

#Unafraselungaunlibro 50 “Notturno cileno” su Poetarum Silva

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Una frase lunga un libro #50: Roberto Bolaño, Notturno cileno, Adelphi, 2016, € 15,00, ebook € 7,99; trad. di Ilide Carmignani

Ora muoio, ma ho ancora molte cose da dire. Ero in pace con me stesso. Muto e in pace. Ma all’improvviso le cose sono emerse. La colpa è di quel gioco invecchiato. Io ero in pace. Ora non sono più in pace. Bisogna chiarire certi punti. Quindi mi appoggerò su un gomito e solleverò la testa, la mia nobile testa tremante, e cercherò nell’angolo dei ricordi quelle azioni che mi giustificano e perciò smentiscono le infamie che il giovane invecchiato ha sparso in giro a mio discredito in una sola notte fulminea. A mio presunto discredito. Bisogna essere responsabili. È tutta la vita che lo dico.

Il numero cinquanta di Una frase lunga un libro non poteva che essere Notturno cileno di Roberto Bolaño, per due motivi; il primo è che…

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Breve viaggio nei romanzi di Mario Benedetti (per Doppiozero)

fonte milan cervantes .es

fonte milan cervantes .es


Questa storia comincia nell’estate del 2013, la nostra estate, ma comincia nell’inverno uruguaiano, a Montevideo. Comincia quando Anna, la mia compagna, fa in quella città un breve viaggio. Comincia con una foto che Anna scatta sul Rio de la Plata, mentre lo attraversa da Buenos Aires a Montevideo. Questa storia comincia con Anna che su Skype mi racconta questa strana città, me ne comunica il fascino. Comincia con me che immagino e penso e invidio, e ricordo Anna in altri luoghi con me, con le sue macchine fotografiche analogiche al collo. Comincia con una profonda nostalgia, qualcosa di bello dolce e strano, che influenzerà molto di quello che ho scritto da allora in poi. Questa storia continua con un nome, Mario Benedetti e con un titolo, Grazie per il fuoco. Anna mi racconta di questo libro incredibile e mi parla incantata del suo autore, mi accenna a un altro romanzo, La Tregua, di cui ancora non sappiamo della ristampa italiana che verrà. Mi dice che devo leggerlo, perché io di Benedetti Mario, più volte candidato al Nobel, non ho mai letto nulla. E allora, aspettando che Anna ritorni, io cerco i libri di Mario Benedetti.

La solitudine e la mediocrità nei personaggi di Mario Benedetti

“Come d’abitudine si allinearono le due squadre per ascoltare e cantare gli inni nazionali. Per primo, ovviamente, fu suonato quello della squadra di casa, con il coro del pubblico e dei giocatori, seguito da una calorosa ovazione. Poi l’inno dei nostri giocatori. La registrazione era spaventosa, di una stonatura veramente olimpica. Non tutti i giocatori conoscevano tutte le parole, però facevano il coro almeno nella strofa più famosa. Solo uno dei calciatori, per puro caso un attaccante, anche se si ricordava l’inno, decise di cantare al suo posto il tango Cambalache : «Che il mondo sia stato e sarà una schifezza, / già lo so, / nel cinquecentosei / e anche nel duemila». Solo nella tribuna d’onore alcuni applaudirono per dovere.”

Questo brano è tratto dal racconto Cambalache in Lettere dal tempo (Le Lettere, 2000, trad. di Emanuela Jossa), il primo libro che ho comprato di Benedetti. [Continua a leggere su Doppiozero]


Una frase lunga un libro #49: Giordano Tedoldi, Io odio John Updike

#unafraselungaunlibro 49 Giordano Tedoldi, Io odio John Updike su Poetarum Silva

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Una frase lunga un libro #49: Giordano Tedoldi, Io odio John Updike, minimum fax, 2016, € 14,00, ebook € 6,99

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Non le posso rivelare che i miei occhi prendono il colore di tutto ciò che mi colpisce molto.

Alcuni errori che ho commesso prima di leggere Io odio John Updike:

  • ho letto l’introduzione al libro fatta dall’autore, in cui si dice – tra le altre cose – che questi racconti sono slegati, sono frammenti, sono singole storie, non c’è un filo da seguire, non c’è una trama nascosta. Sono racconti, punto e basta;
  • ho letto un paio di belle recensioni, che tenevano in considerazione ciò che Tedoldi ha scritto nell’introduzione. Gli davano ragione, ma non del tutto;
  • non ho letto questi racconti quando uscirono nel 2006 per Fazi, perdendo (ma questo lo scoprirò in un secondo momento) così dieci anni di tempo. Conoscevo (sono pubblici) i motivi che hanno portato…

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Una frase lunga un libro #48: Domenico Cipriano, Il centro del mondo

#Unafraselungaunlibro 48: Domenico Cipriano, Il centro del mondo su Poetarum Silva

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Una frase lunga un libro #48: Domenico Cipriano, Il centro del mondo, Transeuropa, 2014, € 9,90

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Ci è stato donato un mondo
inverosimile, tra vetrate innalzate
e seminterrati, distanza paradossali
astrali prove di esistenza. Si alzano
stratificazioni della roccia, cedono
le foglie sulle pietre: uno scambio
teso alla resistenza, a perdonare
agli occhi la pelle nuda delle stelle.

È un libro questo di vita e morte, di questa materia è composto il mondo di Domenico Cipriano, ma non è questa, soltanto questa, la storia che il poeta ci vuole raccontare. Vita e morte stanno in ogni verso e non c’è bisogno di nominarle, perché a trascinarle verso di noi è la forza della poesia e perché la poesia stessa è tutto. Il centro del mondo è un libro fatto di fango e luce, ecco. Il fango che è cuore pulsante, che è terra in movimento, che è terra…

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Una frase lunga un libro #47: Catherine Lacey, Nessuno scompare davvero

#Unafraselungaunlibro 47: Catherine Lacey, Nessuno scompare davvero su Poetarum Silva

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Lacey

Una frase lunga un libro #47: Catherine Lacey, Nessuno scompare davvero, Sur, 2016, trad. Teresa Ciuffoletti, € 16,50; ebook € 9,99

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Ripiegai il mio letto improvvisato, riposi asciugamano e maglietta nello zaino e mi trascinai fuori dal capanno e scoprii che il rumore sconosciuto altro non era che il fruscio delle pecore nell’erba, ma quelle scapparono via, perché le pecore sono abbastanza furbe da non fidarsi di nessuno, tantomeno di chi dorme nei capanni e ne rispunta fuori carponi, e io non potevo certo biasimarle perché anch’io sarei fuggita se fossi stata una pecora invece che me stessa, e anzi alcune mattine, pur essendo me stessa, vorrei comunque essere una cosa che fugge lontano da me piuttosto che quella cosa cucita dentro di me per sempre.

Durante la lettura di Nessuno scompare davvero mi tornava spesso in mente, anzi si ripeteva e rimbalzava come una mantra, una frase di David…

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