Joyce Carol Oates, I ricchi

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Joyce Carol Oates, I ricchi (traduzione di Bosetti, Gorla, Pieretti, Reggiani)
Il Saggiatore, 2017; € 18,00, ebook € 8,99

Ho a lungo pensato di scrivere un unico pezzo dopo che avessi letto tutti e quattro i romanzi di Epopea americana, di Joyce Carol Oates e pubblicati da Il Saggiatore; ma dopo aver riflettuto ho deciso di scriverne libro dopo libro, trattandosi di quattro storie autonome, così come le ha immaginate Oates. Quattro storie che raccontano l’America, una certa America, certi anni e certe famiglie, ma tra loro profondamente diverse; il punto è in comune è l’America, il punto in comune è il tratto dei protagonisti, il punto in comune è quel genio di Joyce Carol Oates. Comincio, perciò, dal primo che ho letto: I ricchi, che è il secondo romanzo della quadrilogia (gli altri tre sono Il giardino delle delizie, Loro e Il paese delle meraviglie).

Ci trasformiamo…

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David Costantine, La biografia

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David Costantine, La biografia, traduzione di Nicola Manuppelli, Nutrimenti 2017; € 17,00

Katrin sposta un piccolo tavolo in legno di pino sotto la finestra, apre il taccuino, prende la penna e fissa lo sguardo oltre il villaggio e il fiume, verso la strada che si sta facendo silenziosa. Dopo un po’, si concentra e inizia a scrivere.

Eric muore, muore piano, muore dolcemente, muore a casa, nella bella casa che divide con sua moglie Katrin. La seconda moglie, una studiosa, una biografa.

Katrin è impeccabile anche il giorno del funerale, invita tutti quelli che Eric avrebbe voluto ci fossero. Gli amici più cari come Daniel, il grande amore giovane che è Monique, la sua ex-moglie (che non verrà), il figlio di Eric, suo fratello. Katrin è dolce e gentile con tutti, fino alla fine, fino a quando tutti andranno via. Poi arriva il silenzio, il sole che cala, la casa…

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sei poesie in Versodove n. 19

In questi giorni esce il numero 19 di Versodove. Un bellissimo numero del quale sono contento di fare parte con sei poesie inedite, una è questa:

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Qualcuno e i suoi passi
dentro il suono che fa l’alba
una specie di rumore
una sorta di stupore
un momento dopo l’altro
un piede dopo l’altro:
il gabbiano fermo a San Tomà
l’odore di caffè che viene da un bar
il gatto alla Scuola Grande di San Rocco
il ponte dove mi hai aspettato
la prima volta;
credevo di sbagliare strada
e invece l’ho trovata
così mi trovano i canali
che spuntano e non so
se l’acqua applauda
ma mi accompagna.

*

© Gianni Montieri


700 (tradotta in spagnolo)

fonte blogsicilia

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(qualche giorno fa Il Centro Culturale Tina Modotti ha tradotto la mia poesia “700”, pubblicata in origine sul sito di Nazione Indiana) posto tutto anche qui e ringrazio Antonio Nazzaro)

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700

Settecento diviso sette
fa cento. Sette file da cento.
No, non va bene, ritento.
Settecento diviso cento
fa sette. Cento file da sette
sul lungomare, non ci stanno.
Divido settecento per dieci:
fa settanta, sono morti:
dieci volte settanta, ordinati
sette volte cento, ammassati
cento volte sette paga pegno
di sale e aritmetica è il regno.

*

700

Setecientos dividido por siete
da cien. Siete filas de cien.
No, no está bien, reintento.
Setecientos dividido por siete
da siete. Cien filas de siete
en el malecón, no caben.
Divido setecientos por diez:
diez veces setenta, ordenados
siete veces cien, amontonados
siete veces cien paga prenda
de sal y aritmética es el reino.

*

Gianni Montieri


Adriano Padua, Still life

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Adriano Padua, Still Life, Miraggi edizioni 2017, € 10,00

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non c’è una medicina ma la cura
del nostro male è la ferita stessa

Si usa spesso il termine “levare” quando si parla di poesia. Lo usano, a volte, gli autori per raccontare i loro versi, la tecnica che usano per lavorare a un testo affinché questo possa considerarsi concluso. Lo usano i critici perché è considerata poesia riuscita quella da cui più si toglie, quella che lascia fuori; che il verso sia il risultato anche di cose che non compaiono, ma che esistono. Levare per lasciare immaginare, a chi legge naturalmente, ma anche a chi scrive, perché ciò che il poeta lascia fuori è qualcosa di non concluso, è sempre la domanda a cui ritornare.

Leggendo Still Life di Adriano Padua ho pensato ad altre parole, ho riflettuto sul verbo sparire, ho pensato al dissolversi, a un modo di…

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Giordano Tedoldi, Tabù

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Giordano Tedoldi, Tabù, Tunué 2017, € 14,90

*

C’è un primo e più importante tabù che Giordano Tedoldi affronta con questo romanzo, quello del linguaggio: abbatte, cioè, quello che ormai è diventato una sorta di divieto di transito in narrativa, il cartello con la scritta “Divieto di scrivere in lingua italiana”. Non sto scherzando! Colpisce di questo romanzo la costruzione delle frasi, e sarebbe sbagliato dire che si tratta di una costruzione classica, mentre è corretto dire che si tratta di una costruzione secondo grammatica, che bello. Niente periodi brevi quando non occorrono. Il ricorso al periodo breve è molto spesso una scorciatoia, un modo per cavarsi d’impiccio, è un’abitudine che viene dallo scopiazzamento della narrativa americana (narrativa che amo molto), che quando diventa abuso rende i libri italiani un po’ sciatti, mi permetto. Un personaggio italiano si comporta diversamente da un personaggio americano, comprimerlo dentro una frase smozzicata…

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Paola Turroni, Nel volto delle bestie (poesie inedite)

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opera in mostra all’Accademia delle Belle Arti di Venezia. Foto GianniMontieri

Paola Turroni, Nel volto delle bestie (poesie inedite)

O animal grazioso e benigno
che visitando vai per l’aere perso

noi che tignemmo il mondo di sanguigno
DANTE, V canto dell’inferno (Francesca da Rimini)

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Hai mandato a gambe all’aria il fatto
si è aperto la strada e lo sterno
si è spaccato
in due perfette metà
in due barche di gloria
e l’urlo della bestia è salito fin sopra il monte
ha stroncato l’attesa ha rifatto la strada
ha fatto gli odori sul fuoco
ha pianto
ha insinuato
ha fatto l’eco alle stelle spente
il mio urlo tutto.

*

Stanno qui le belve, qui intorno – leccarsi la ferita
levare il sangue, leccare
nella giusta direzione
governare la formazione della crosta.
Bisogna che si sappia il male
lo si lecchi come lupi
lo si tenga a margine – come…

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Tom Drury, La fine dei vandalismi

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Tom Drury, La fine dei vandalismi, trad. G. Pannofino, NN editore 2017; € 19,00, ebook € 8,99

*

Bisognerà domandarsi seriamente perché ci piacciano i romanzi nei quali non accade praticamente nulla. Romanzi, cioè, che raccontano piccole storie, eventi che si susseguono mai troppo diversi l’uno dall’altro nelle vite dei protagonisti. Il nulla, perciò, non è letterale ma situazionale. Bisognerà domandarci perché ci appassioniamo così tanto a un dialogo fatto di frasi smozzicate, che avviene davanti a una birra, perché dovrebbero piacerci due tizi che vivono in una contea di quattro case che parlano di vacche, o perché dovrebbe farci antipatia o simpatia (a seconda dei momenti) una vecchia capace d’ironia e di precario modo di rapportarsi ai figli, oppure come mai dovremmo restare lì impalati con il libro in mano, facendo avanti e indietro su una frase detta da uno che sta per chiudere il negozio,  per fallimento, perché quel…

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Dulce Maria Cardoso, Sono tutte storie d’amore

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Dulce Maria Cardoso, Sono tutte storie d’amore, trad. di Daniele Petruccioli, Voland, 2017; € 15,00

Quasi ogni esistenza darebbe adito a un pessimo libro, per via delle verità assurde di cui si compone.

Mentre leggevo il primo racconto del libro, Questo blu che ci circonda, pensavo continuamente, come in un gioco di sponda, a due scrittori sudamericani che amo molto: Silvina Ocampo e Mario Benedetti; perché contemporaneamente venivo avvolto dalla magia, dallo stupore che accompagna tutta la scrittura di Ocampo e dalla nostalgia, quella malinconia solitaria che impedisce ai personaggi di Mario Benedetti di cambiare le cose, se non per poco. È chiaro che se Cardoso, che non avevo mai letto prima, mi ha fatto pensare a due scrittori meravigliosi fin dalle prime pagine, non potevo far altro che – come in una partita di poker – andare a vedere, e così ho fatto, ma prima devo raccontarvi ancora…

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Brian Panowich, Bull mountain

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Brian Panowich, Bull mountain, trad. Nescio Nomen, NN editore 2017, € 18,00, € 8,99

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Ci sono libri che rimangono dentro più di altri, per molto tempo. Libri che ci si attaccano anche per una frase soltanto, è una specie di magia che cerchi di ritrovare in libri di uno stesso o di altri autori che leggerai negli anni a venire. Una ricerca non così evidente, un po’ nascosta. A un certo punto una serie di sensazioni, oppure di frasi, o di immagini, si nascondono da qualche parte e aspettano di riaffiorare e di congiungersi con qualcosa che accade in un altro romanzo. A me è successo con Alabama blues di Tom Franklin (Sartorio 2007, trad. di Flavio Santi), una raccolta di racconti incredibile che non ho mai più dimenticato. Racconti dall’atmosfera un po’ cupa, a volte ironica, fatti e vissuti nei paesaggi dell’Alabama. Racconti dove gli uomini si scambiano poche…

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