Archivi del mese: marzo 2018

Sacha Naspini, Le Case del malcontento (su minima & moralia)

Sacha Naspini, Le Case del malcontento, edizioni e/o, 2018

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Allora me ne resto rannicchiata nel mio ruolo, come tutti, e come tutti partecipo all’imbroglio che ogni giorno mette in movimento i gesti inutili e misurati di queste marionette tenute insieme dallo stesso filo. Le Case è come uno spettacolo che va in scena solo per noi.

La prima volta che ho sentito parlare di Sacha Naspini è stata al telefono; un Luigi Bernardi molto brillante, come gli capitava spesso di prima mattina, mi disse: “Devi, il prima possibile, leggere Naspini, non te ne pentirai”. Era il 2011. Registrai il dato perché del parere di Bernardi mi fidavo ciecamente. Mi procurai I cariolanti (Elliot, 2009), ma per un motivo o per l’altro non lo lessi subito, lo accantonai per diversi mesi. A maggio del 2012 mi trovai a dividere una stanza con Bernardi a Sarzana; rideva con il volto illuminato solo dalla luce del suo Ipad, gli domandai cosa stesse facendo e perché ridesse, rispose: “Sto litigando con Naspini”. Naspini! L’avevo dimenticato, la settimana successiva lessi il romanzo, in due sere soltanto. [continua a leggere su minima&moralia]

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due poesie da “Avremo cura” lette a Radio 3

 

 

Parigi foto GM

Qualche giorno fa – il 21 marzo – due poesie da “Avremo cura” sono state lette a Radio 3, dall’attore Graziano Piazza, per “Poeti contro la mafia”.  Trovate l’audio qui : RaiPlayRadio/GianniMontieri

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I testi sono questi due:

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Non pensare che fosse indifferenza
la nostra piuttosto un modo di vivere
le cose così come si vivono:
tutte insieme, una per volta.
La sparatoria dietro l’angolo,
la partita di calcetto i compiti da fare,
poi uscire la sera il bar, la storia di tutti,
tutti tornavamo a casa per cena.

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C’era poi un disegno del morire
sui volti degli uomini seduti
davanti ai bar a guardare
passare, sollevare l’occhio
indicare all’altro e criticare
stando fermi, non cambiando
(che fosse scopa o tressette)
mai la maniera di giocare.

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GM


The FLR n. 3 Sacred/Sacro a Bookpride

È più facile che mi sentiate parlare dei libri degli altri, ed è una cosa che mi piace tanto; ma insieme agli altri mi piace lavorare, l’ho sempre fatto e continuo, solo che si cambiano i modi e le forme. Non molto tempo fa Martino Baldi e Alessandro Raveggi mi hanno chiesto di entrare a far parte della redazione di The FLR – The Florentine Literary Review, ho chiesto loro un po’ di tempo per pensarci ma poi ho accettato con entusiasmo, stavano chiudendo il numero 3 “Sacro/Sacred” ho dato una mano, ho visto come lavorano e qui sotto c’è il risultato: una delle più belle riviste che io abbia mai visto. Sono felice di questa cosa e di come abbiamo debuttato ieri a BookPride e volevo dirvelo e per farlo uso una frase di Giordano Meacci, autore del racconto che apre il numero.

“Troppe parole. Troppe. Questa fissazione che l’inizio, quindi tutto, dipenda da una parola dietro l’altra che si rincorrono e s’inseguono senza trovare mai requie e quiete. Quando in realtà tutto era già stato detto prima di parlare”.

 

 


Brian Panowich, Come leoni (su HuffPost)

Brian Panowich, Come leoni, NN editore, 2018

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Bull Mountain è un luogo grigio scuro tra le montagne e i boschi della Georgia; un posto in cui ogni uomo è legato all’altro, in cui nessuno sfugge al proprio destino. Un luogo da cui pare sia impossibile potersene andare via. Il cielo è troppo vicino alla terra, la terra è sporca, se vediamo un fiume pensiamo al fango, se vediamo una donna pensiamo al dolore, se guardiamo gli uomini e sommiamo le loro vite, sovrapponendole, vediamo qualcosa di prossimo alla morte. [continua a leggere su HuffPost]


José Saramago, Le intermittenze della morte (su Doppiozero

José Saramago, Le intermittenze della morte, Einaudi, 2005, Feltrinelli 2012. Traduzione di Rita Desti.

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«Il giorno seguente non morì nessuno.»

A questo incipit sono legato particolarmente perché un giorno senza morte è un mio desiderio, un giorno soltanto, senza esagerare, per vedere di nascosto l’effetto che fa. Un giorno in cui tutti quelli destinati a morire la scampino; per fortuna o per caso, diremmo, se capitasse. Saramago, invece, non mette in campo la fortuna, fa semplicemente smettere alla Morte o alla sua incaricata di fare il proprio lavoro e non per un giorno ma per un numero congruo di mesi.

[Leggi l’articolo completo su Doppiozero]

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gm

 


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