Archivi del mese: giugno 2014

Davide Orecchio – Stati di grazia

una recensione a uno dei libri più del 2014

Poetarum Silva

davide_orecchio_stati_di_graziaDavide Orecchio – Stati di grazia – Il Saggiatore – € 16,00 – ebook € 10,99

Quanto mi piacerebbe saper raccontare questo libro, ma non sono in grado, no. Per scrivere di questo libro bisognerebbe essere in possesso di una certa grazia, diversa da quella del titolo e diversa da quella che tocca l’autore, ma comunque una grazia, una leggerezza e una profondità di sguardo capaci di attraversare l’oceano parola per parola. Per Davide Orecchio le parole sono un po’ come le onde, e come le onde fanno avanti e indietro, si sollevano, si ritraggono, fanno schiuma, sbattono sugli scogli, muoiono sulla battigia, lì dove lo scrittore mette il punto. Questo libro è pieno d’acqua, acqua salata che va dalla Sicilia all’Argentina, dall’Argentina a Roma e racconta una storia terribile e meravigliosa, tragica e d’amore. Orecchio ha scritto una storia di abbandoni, dove ogni abbandono è legato all’altro; dove ogni personaggio è…

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Le cronache della Leda #20: Montevideo e Nebraska

la ventesima cronaca della Leda

Poetarum Silva

San Paolo - foto di gianni montieri San Paolo – foto di gianni montieri

Le cronache della Leda #20: Montevideo e Nebraska

*

Il calcio mi è sempre piaciuto, ma dire solo calcio non sarebbe corretto, mi piacciono molti sport. Il tennis, ad esempio, nei prossimi giorni io e l’avvocato ci godremo Wimbledon e, speriamo, Roger Federer, ma dicevo del calcio. No, non voglio annoiarvi con la sconfitta meritata dell’Italia. Mi dispiace, naturalmente, sono una tifosa. Il calcio è uno sport bellissimo e, quando è ben giocato, uno spettacolo meraviglioso. Italia – Uruguay è stata una partita orribile, ventidue personcine dentro un rettangolo verde quasi immobili. Che tristezza.

Ho pensato agli appassionati, a quelli molto più appassionati di me, quelli che non si accontentano di un abbonamento alla pay tv e vanno lì dove i mondiali si giocano.

Leggevo qualche giorno fa di una famiglia cilena che in camper ha attraversato mezzo Sudamerica per andare in Brasile…

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Interviste credibili #14 – Andrea Pomella

ieri su Poetarum Silva ho fatto una chiacchierata con Andrea Pomella

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andrea

Interviste credibili #14 – Andrea Pomella

GM: Ciao Andrea, comincio con qualche domanda di servizio. Abiti ancora in quella zona di Roma dove al parco si vedono i bambini biondi con la ricrescita scura dei capelli?

AP: Sì, abito ancora nel villaggio dei dannati.

*

GM: Io ho un po’ la fissa delle città: cos’è davvero cambiato nella capitale dai tempi in cui avevi diciotto/vent’anni? Com’è cambiato il tuo modo di guardarla? La ami ancora?

AP: Non è cambiato niente. Andando in metropolitana o passeggiando per le strade del centro ho sempre le stesse impressioni. Sono passati vent’anni, certo, e in vent’anni il mondo cambia e riversandosi nelle strade di questa città lascia le sue tracce. Ma sono piccoli sedimenti, come gli scarti delle lavorazioni industriali che inquinano le rive dei fiumi. E poi io non sono mai riuscito ad amare completamente Roma. Per amare Roma devi essere…

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Felicitas Hoppe – Johanna

Johanna di Felicitas Hoppe – mia recensione

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Johanna_cop

Felicitas Hoppe – Johanna – Del Vecchio editore, 2014 – € 14,00 – ebook € 9,99 – traduzione di Anna Maria Curci

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Noi non vediamo proprio nulla, e non sentiamo nulla, quindi dobbiamo scrivere quello che scrivono tutti.

Si può raccontare la Storia inventando una storia. Si possono prendere le documentazioni, interi archivi, libri, certificazioni e metterle al servizio di una nuova narrazione. Si può inventare e allo stesso tempo raccontare la verità, così si dovrebbero fare le biografie, così si dovrebbero fare i romanzi. Questo è quello che ha fatto Felicitas Hoppe in Johanna, da poco uscito per Del Vecchio editore, e, tradotto in maniera splendida da Anna Maria Curci. La meraviglia, però, non sta soltanto nel cosa ma nel come. Il come con cui la Hoppe ha raccontato la pulzella d’Orleans è straordinario.

Abbiamo una dottoranda, l’esperto dottor Peitsche e il professore. Il professore con le camicie pulite ma…

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Le cronache della Leda #19: L’Adriana, Nebraska e il meteo

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parigi - 2010 - museo rodin - foto gm parigi – 2010 – museo rodin – foto gm

Le cronache della Leda #19: L’Adriana, Nebraska e il meteo

L’Adriana non dice mai veramente quello che fa. Non che nasconda qualcosa o che abbia chissà quale segreto, semplicemente non risponde mai alle domande completamente, omette sempre qualcosa, descrive parzialmente. Sembra quasi un retaggio da vecchia educazione, quando davvero ti insegnavano che certe cose non andavano dette. Lei deve averla talmente ben assimilata la lezione da applicarla praticamente a tutto. Io e la Luisa, ma credo anche altri che la conoscono, troviamo questa cosa divertente, ogni tanto ci innervosiamo però. Alcuni esempi di come risponde l’Adriana.

«Cosa hai mangiato? «Un risotto.» «Ma un risotto come?» «Così, un risottino.»
«A che piano abiti?» «Al penultimo.»
«Come stanno i tuoi figli?» «Stanno.»
«Sei andata poi al cinema?» «Siamo usciti di pomeriggio.» «Ma sei andata o no?» «Sono rimasta tanto in giro.»
«Che libro stai…

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Le cronache della Leda #18 – Finestre

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Le cronache della Leda #18 – Finestre

Il mare mi è sempre piaciuto, ma soltanto come una cosa da guardare da una certa distanza, come quando si indietreggia per guardare meglio un quadro, per coglierne l’insieme. Già da piccola, le volte che andavamo in Liguria a casa di una zia di mia madre, mi incantavo a guardarlo dalla finestra del salotto che dava sul lungomare. A me piaceva quel rettangolo di mare contenuto dal bianco dell’infisso, come se non fossi pronta a sopportarne l’immensità. A me non serviva tutto il mare, me ne bastava un pezzo. Andavo con le mie amichette a giocare in spiaggia e sulla sabbia, ma quando stavo lì non mi sembrava di vederlo più il mare, ero solo una bambina che giocava sulla spiaggia.

Anche negli anni successivi il mio mare è stato spesso quello della Liguria; da ragazzina prima e da sposata poi, nelle case…

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Anna Lamberti-Bocconi – La signorina di Cro-Magnon

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lambertibocconi - foto di thomaspopoli

Anna Lamberti-Bocconi – La signorina di Cro-Magnon – edizioni Sartoria Utopia, 2014 – pag. 100 – € 20,00

 

Quando lessi per la prima volta Canto di una ragazza fascista dei miei tempi (Transeuropa, 2010) di Anna Lamberti-Bocconi rimasi folgorato, e in seguito da quel libro non mi sono mai staccato, tornandoci diverse volte, ogni volta con più attenzione, senza però perdere lo stupore della prima lettura. La folgorazione di quando si incrocia il talento e ci si sente bene, come sempre si vorrebbe stare davanti a un libro. Quel libro era un poemetto in cui la storia e l’attualità, metrica e ritmo, si fondevano in maniera esemplare, un libro che non avuto il giusto riconoscimento. Ma il talento non si può mettere da parte, non sparisce ed ecco che ritorna. Oggi, nel 2014, a primavera, dentro un libro fatto a mano dalle tipe di Sartoria Utopia: La signorina di…

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A quel tempo io ero un ragazzo (poesie a Massimo Troisi)

Poetarum Silva

massimotroisiA quel tempo io ero un ragazzo (a Massimo Trosi)

*

#1

Voltandoti su un fianco nel sonno
d’abitudine come forse dormivi
a mezzo respiro, a bassa voce.

#2

Le battute dei miei più cari amici
lievi e improvvise come le tue
gesticolando a caso, nel discorso

#3

Dentro mi è rimasto il desiderio, poi
la pena di non averti mai parlato
non averti mai portato fuori a cena.

#4

Non ricordo più se è vero o immaginato
soltanto, il pianto di quel quattro giugno
sera tardi, in cucina, mio e di mia sorella.

#5

Ditemi cosa ha detto Troisi, la notte
dello scudetto contava la tua battuta
più della vittoria: Spegnete il gas, la luce.

#6

Stamattina leggo di chi non si spiega
che non ti capiva, fosse un problema
come se il talento si dovesse spiegare.

#7

Mi sei mancato sempre, con la nostalgia
di un amico, di…

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Le cronache della Leda #17 – E in sogno ero Robert Redford

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robert redford - foto Scott Bohem getty images robert redford – foto Scott Bohem getty images

Le cronache della Leda #17 – E in sogno ero Robert Redford

Ho fatto un altro sogno.

Nel sogno ero Robert Redford. Un bellissimo e anziano Redford. Non facevo più l’attore da tempo, ma ero un saggio coltivatore di patate e barbabietole bio. Il sogno si svolgeva in Ohio, che si trovava poco sotto la Lombardia. In pratica era l’Emilia. Io, nei panni di Redford, parlavo con accento emiliano, ma intercalavo spesso le parole con Well e So. Vestivo come una cuoca dell’Arkansas o del Minnesota. Non che io sappia come vadano vestiti da quelle parti, ma nel sogno lo sapevo. Non organizzavo alcun Sundance, del cinema non me ne importava più. Organizzavo e gestivo i mercatini di prodotti naturali dell’Ohio. La sede della mia onlus era a Modena.

Avevo tanti cavalli che amavo moltissimo, ma che non cavalcavo mai. Tutti…

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