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Intervista su “Inchiostro”

@copyright anna toscano

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La raccolta che precede «Avremo cura» è «Futuro Semplice», del 2010. Mi dica se sbaglio, ma, leggendo il testo, la cosa che più incoraggia è la sensazione che la via della solitudine che percorrono le parole sia alla disperata ricerca di un “tu” al quale parlare. Le porgo dunque questa domanda: quando la poesia interessa anzitutto come espressione empatica di vissuti esperiti, quanto conta invece la sua architettura stilistica? O, per meglio dire, quanto – in questo caso – la comprensione del dettaglio, quanto quella della ricerca fenomenologia dell’origine, incide sulla crescita del personale “benessere” derivante dall’immedesimazione emotiva? Riassumendo: quanti livelli di comprensione crede esistano – se esistono – nella lettura di una poesia?

Credo che i livelli di comprensione in poesia siano infiniti. Contano poi, in egual misura, l’espressione empatica e l’architettura stilistica – non possono far altro che viaggiare insieme. L’una è legata all’altra. Tornando a ciò che si comprende di un testo o a quanti mondi un testo poetico comprenda mi sento dire che se una poesia è riuscita, qualunque sia stata l’intenzione dell’autore, sarà il lettore a trovarne un senso.  «Futuro Semplice» credo che fosse già alla ricerca di un “noi” anche del passato per sopportare meglio la perdita di un “tu”, ma era anche un libro che depositava scorie e si poneva una semplice domanda: Andiamo a vedere che succede.

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The FLR n. 3 Sacred/Sacro a Bookpride

È più facile che mi sentiate parlare dei libri degli altri, ed è una cosa che mi piace tanto; ma insieme agli altri mi piace lavorare, l’ho sempre fatto e continuo, solo che si cambiano i modi e le forme. Non molto tempo fa Martino Baldi e Alessandro Raveggi mi hanno chiesto di entrare a far parte della redazione di The FLR – The Florentine Literary Review, ho chiesto loro un po’ di tempo per pensarci ma poi ho accettato con entusiasmo, stavano chiudendo il numero 3 “Sacro/Sacred” ho dato una mano, ho visto come lavorano e qui sotto c’è il risultato: una delle più belle riviste che io abbia mai visto. Sono felice di questa cosa e di come abbiamo debuttato ieri a BookPride e volevo dirvelo e per farlo uso una frase di Giordano Meacci, autore del racconto che apre il numero.

“Troppe parole. Troppe. Questa fissazione che l’inizio, quindi tutto, dipenda da una parola dietro l’altra che si rincorrono e s’inseguono senza trovare mai requie e quiete. Quando in realtà tutto era già stato detto prima di parlare”.

 

 


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