Archivi categoria: Avremo cura

Auto-antologia su Nazione Indiana

amsterdami foto gm

amsterdam foto gm

Un paio di giorni fa su Nazione Indiana è stata pubblicata una mia Auto-antologia, per la rubrica curata da Biagio Cepollaro. Nel post ci sono testi da Futuro Semplice, da Avremo cura e alcuni inediti; inoltre c’è un testo in cui spiego un po’ della mia poetica e l’idea molto concreta, ormai, del libro che verrà.Trovate tutto a questo link: Autoantologia/Nazioneindiana


“Avremo cura” su Trasversale, recensione di Rosa Pierno

Avremo cura - copertina solo prima

recensione di Rosa Pierno

*

Il racconto delle minime cose, quelle quotidiane al limite dell’insignificanza, non  è mai  stato così prezioso proprio a causa del tono pacato, lieve e dolce  dell’autore: Gianni Montieri nel suo “Avremo cura”, editrice Zona, 2014. La macchina percettiva che è in azione, non si saprebbe dire dove sia posizionata, non c’è un esterno pregnante rispetto a uno stato interiore, perché quello colora questo, perché questo assembla quello, in un’osmosi che se stempera i contorni, rafforza la fermezza dell’immagine, mettendo a fuoco il nucleo dell’insensatezza che il poeta denuncia.

Tuttavia, la felicità c’è sempre quando c’è lei, la donna amata,  e si riverbera sulle pareti della chiesa della Salute, sull’acqua “appena alta”. La pienezza dell’amore. L’amore che sazia e che allontana non solo la morte, ma rende impossibile la sua stessa fine. Nessuna cosa può fotografarsi senza che lei sia riflessa dallo sguardo del poeta sulle superfici levigate delle cose. E dà una felicita l’amore, quando è sazio, che fa dimenticare anche che il mondo non è amore.

L’amore, pertanto, come condizione di serenità e di relativizzazione dello sciabordio a cui le cose dell’esistenza sono abbandonate, il quale è,  in ogni caso, un moto che non modifica l’ordine delle cose. Ma lo sguardo d’un uomo preso d’amore, nelle profondità intestine delle cose ritrova i luccichii e i riverberi, le superfici trasparenti, i limpidi moti di un’acqua stagna e l’oscuro fondo. Qualcosa consente la completa complanarità tra profondità e superficie ed è la sostanza stessa dell’amore: leggibile e illeggibile nel medesimo torno di tempo. [continua a leggere su Trasversale]


Avremo cura a Cividale del Friuli

obit


Su “Avremo cura” intervista di Giovanni Fierro

Scrivere il viaggio        ——————————–

La cura e il prendere nota

Fra le pagine di Gianni Montieri

di Giovanni Fierro

 

 

Gianni Montier 'avremo cura' copertina.jpg

C’è tutto nel titolo di questa raccolta: “Avremo cura”.
Che è titolo coraggioso, parole che si tengono strette e sanno bene il rischio che corrono.
Mi immagino che Gianni Montieri lo sappia bene, molto bene.
E mi immagino che non poteva fare altrimenti.
Perché la direzione scelta, in queste pagine scritte e firmate da lui, è una decisa direzione che va contro mano.
In senso inverso e contro l’onda di attuale negligenza emotiva e sviluppata paura sociale, che è la caratteristica ormai principale del nostro presente.
“Avremo cura” è un libro che fa i conti con le proprie radici, con i propri sentimenti, con i propri desideri; ed ha uno sguardo che vuole stare attento, che vuole essere partecipe.
Perché se c’è tanto di cui discutere e mettere in dubbio, c’è anche un qualcosa che va difeso, impugnato, mostrato e vissuto.
Che è, prima di tutto, il rispetto. Verso di sé, verso chi vogliamo bene, verso chi sappiamo è indifeso.
Niente è lontano, nessuno è lontano.
Ogni distanza una volta percorsa diventa una vicinanza. Sia che si tratti di chilometri, sia che si tratti di conoscenza.
Benvenuti, in queste pagine che sanno far tremare ogni foglia del cuore, e sanno conservare ogni respiro umano.
Fra città, giovinezze passate, costruzioni di un amore e fiducia nella parole.
Quelle pensate e quelle scritte, ci suggerisce Gianni Montieri, che sa indicarci in ogni sua pagina una possibilità di nuova esperienza, e allo stesso tempo, di farci ricordare perché ha sempre un senso credere nello stare al mondo.

 

 

dal libro, sezione “Avremo cura”:
Milano mi somiglia, non il fiume
che l’attraversa all’ora dell’aperitivo
l’aprire e chiudere il giornale,
il doppio giro al collo
che fa la sciarpa in pieno inverno
nemmeno stasera che è bello
e me ne vado in bicicletta verso casa

a volte è il grigio che disegna la Ghisolfa
o il suono secco della parola Lambro.
Cose che si tengono da parte
come vestiti che non vuoi buttare.

Mi somiglia nei pomeriggi estivi
quando stiamo zitti entrambi
stupefatti dal colore che fa verso le sei
il sole, quando piomba in fondo al viale.

 

***

 

Tutto quello che ti è cucito sul cuore
tutto il metallo, il ferro arrugginito
il ricamo irregolare lungo il tessuto
del muscolo, tutti i vestiti raccolti
in fondo all’armadio, i medicinali
scaduti, il cappello che hai regalato
a tuo padre, l’inutilità perpetua
di un ottavo di Coppa Italia, i quattro
quarti musicali che non hai mai capito
il tempo tolto all’amico perduto
l’amore (questa parola e non un’altra)
salvo, già salvato, ancora da salvare.

 

 

gianni montieri 2.jpg

 

 

dal libro, sezione “(sud) in caso di morte”:
Francesco alle medie era il più smilzo
poco ne capiva di materie letterarie
sono certo l’algebra lo confondesse
però toccava il culo alle ragazze
ghignava con la sigaretta in bocca
che sarebbe diventato il padrone
del suo rione popolare
era già morto, dieci anni
prima che gli sparassero
gli passavamo i compiti
non lo sapevamo.

 

***

 

Scrivere di una madre
farlo in una sera di febbraio
riporre, seguendo schema matematico,
i piatti asciutti in credenza
poi i bicchieri, le tazze
nel mobile più in alto.
La somma delle rinunce di una madre
di seguito la teoria del sottrarsi:
meno cose – meno vestiti – meno me
applicazione scientifica del dare:
più sacrificio – più amore – più esserci.
Dopocena faccio cose del genere,
quando sto in casa e non esco
non guardo la tele e nemmeno scrivo
sarebbe facile spiegarti il bene che mi fai
più facile con la neve fuori
– il bianco ti somiglia –
invece mi accomodo in poltrona
controllo la posta e non ti chiamo.

 

 

l’intervista a Gianni Montieri:

In ‘Avremo cura’ ci sono spostamenti geografici, e ‘spostamenti’ del cuore; che viaggiare è questo, contenuto in queste pagine?
Come ho scritto nella breve nota che chiude il libro, le due sezioni rappresentano un’andata e un ritorno, il viaggio c’entra molto, ma il viaggio è per me un sacco di cose. Viaggiare è ritornare a casa, è scoperta e riscoperta. Viaggiare è trovare una direzione e un senso, viaggiare è cercare di comprendere. Viaggiare, qui, è desiderio di stabilità. In fondo, queste sono tutte poesie d’amore, abbiamo viaggiato per questo.

Alcune città di cui parli, le rendi umane, con tratti che si solitamente si attribuiscono a uomini e donne. come mai? che rapporto hai con loro? penso in primis a Milano…
Le città mi sono indispensabili, hai ragione, vengono fuori con tratti umani. Credo sia perché i miei stati d’animo e la mia capacità di osservare mutino, e si adeguino molto al cambiamento dei luoghi in cui vivo. Milano è la città in cui vivo da vent’anni, Venezia è il luogo in cui torno settimanalmente, Napoli è da dove vengo. Non so mai chi sia a cambiare se io o loro, forse lo facciamo entrambi, forse fingiamo.

Questo tuo muoverti, continuo, che realtà ha creato nel tuo vivere? penso alla facilità di un possibile disorientamento, o alla fortuna di nuovi incontri….
Entrambe le cose, direi. Muoversi spesso fa perdere l’orientamento, ma quella è una perdita necessaria per trovare qualcosa in più e, soprattutto, per guardare le cose dalla giusta distanza, capirle e amarle meglio, o lasciarle andare. Ogni volta che si fa un nuovo incontro è un colpo di fortuna, se siamo bravi, come minimo, impariamo qualcosa.

 

gianni montieri 3.jpg

 

Sono testi molto visivi, che rivoltano all’infuori il tuo vissuto, con una forma quasi cinematografica. può essere questa una lettura possibile?
Questa è una lettura sicuramente possibile, cinematografica o, forse, fotografica. Se pensiamo, soprattutto, ai testi della seconda parte, potremmo azzardare (ma non sono il più adatto a dirlo dei miei testi) che si tratti di fotografie scattate molti anni fa e sviluppate a distanza di tanto tempo, ma saremmo comunque un po’ imprecisi perché tra lo scatto e lo sviluppo è passato un sacco di tempo, il tempo in cui questi testi sono stati pensati, ed è per questo che sono poesie, credo.

In queste pagine si fa i conti continuamente con il vivere. e non sempre è facile. Penso alla seconda parte del libro, dai tratti dolorosi. Eppure è la tensione positiva del vivere che emerge. E’ anche questa una forma di resistenza, l’avere cura?
Credo che il dolore, la sofferenza, ma anche la comprensione, che emergono nella seconda parte dei testi, rendano possibile l’idea di serenità, di felicità possibile di gran parte dei testi della prima sezione. Avere cura è una forma di resistenza, come dici tu, ed è dimostrazione di coraggio, forza e dolcezza. Avere cura di tutto quello che abbiamo imparato, fare memoria, tenere dentro quello che va tenuto e poi prendersi cura di quello che verrà, di chi ci sta accanto, accorgersi delle persone e delle cose, essere uomini, tentare di fare meglio. Il nostro meglio.

Gianni Montieri “Avremo cura”, Zona editore, pp 65, 10 euro

 

Nota: L’intervista a cura di Giovanni Fierro è  uscita su Farevoci

 

 

 

 

 


“Avremo cura” a Udine e Gorizia

Avremo cura - copertina solo prima

 

Doppio incontro friulano per “Avremo cura“. Ci vediamo:

Giovedì 28/01 a Udine alla Libreria Friuli Via Rizzani 1/3 – alle 18,00: presentazione di “Avremo cura” con Enzo Martines

*
Venerdì 29 gennaio – alle 20.45
Wine café Al Cantuccio, via Marconi/corte S.Ilario – Gorizia

presentazione di “Avremo cura”
con Francesco Tomada – a cura di Giovanni Fierro

musica dal vivo: Pierpalo Gregorig al sax, Giampaolo Mrach alla fisarmonica.

e letture di Laura Marchig.


“Avremo cura”, un anno dopo

Avremo cura - copertina solo prima

Un anno fa faceva molto più caldo, di mattina, come fanno i libri, usciva Avremo cura (al link tutta la storia). È stato un bell’anno per il libro e per me. Quando consegnai il manoscritto all’editore ero soddisfatto, certo che fosse venuto come lo avevo immaginato. Non è stato facile scriverlo e non è stato facile costruirlo, ma alla fine è arrivato, col suo linguaggio (forse) poco ricercato, perché ricercato era tutto il resto e ogni parola doveva arrivare così, senza mediazioni. È stato un bell’anno, quasi tutti hanno apprezzato, ci sono state più recensioni e segnalazioni di quante ne immaginassi, molti complimenti, molti lettori. Ho ricevute delle email che non dimenticherò mai. L’ho presentato e letto molto, qua e là, ancora mi stupiscono gli inviti. Alcune difficoltà dovute a problemi di distribuzione, questa è una questione che bisognerà affrontare seriamente prima o poi,  ma chi voleva veramente il libro lo ha ricevuto, chi legge poesia è tenace ed è paziente. Chi legge poesia sa come fare. Chi scrive poesia sa che dovrà avere sempre delle copie pronte perché potrebbero non essere arrivate da qualche parte. Chi scrive poesia sa che deve fare anche il corriere, sa che dovrà fare il contabile, sa che dovrà essere anche addetto stampa. È stato un anno bello, abbiamo gestito, il libro e io,  qualche inaspettato silenzio, anche qui non l’avevamo immaginato. Questo libro mi ha dato gioia e non ha ancora esaurito il suo giro, la poesia fa percorsi lunghi e se va bene non scade. Grazie.

Vi lascio la poesia del libro che preferisco, è una poesia chiave, oggi la dedico a chi ha avuto cura e di nuovo a Luigi Bernardi, che capiva e avrebbe capito ancora e che molto mi manca.

*

Tutto quello che ti è cucito sul cuore
tutto il metallo, il ferro arrugginito
il ricamo irregolare lungo il tessuto
del muscolo, tutti i vestiti raccolti
in fondo all’armadio, i medicinali
scaduti, il cappello che hai regalato
a tuo padre, l’inutilità perpetua
di un ottavo di Coppa Italia, i quattro
quarti musicali che non hai mai capito
il tempo tolto all’amico perduto
l’amore (questa parola e non un’altra)
salvo, già salvato, ancora da salvare.

 

Gianni Montieri


Avremo cura, recensione di P. Vitagliano

Avremo cura - copertina solo prima

Avremo cura, recensione di Pasquale Vitagliano su La poesia e lo spirito

Il titolo dell’ultima raccolta di Gianni Montieri, Avremo cura, mi piace molto. Lo considero un impegno, una dichiarazione poetica. “Perché scrivo poesie?”, mi viene in mente la risposta di Curver. “Perché ho bisogno che mi vogliano bene”. In Montieri questo scopo, questo bisogno, si preannuncia attivo. Vuole dare bene. Prendersi cura, appunto.

Mi domando subito, per franchezza, se questo può bastare per legittimare un’azione poetica, la scrittura. Se questa tensione sentimentale possa prescindere dal verso poetico. Dalla sua forza propria, dalla sua autonomia. La risposta è no. Ed infatti nella poesia di Montieri questo non accade. E’ la poesia, il verso, lo strumento della cura. E questa poesia esiste, ha radici, commuove. Il cerchio è chiuso. Voglio andare indietro a prima del boato/ ai secondi di silenzio prima dello schianto/ fare magari ancora un passo indietro/ allo sguardo che punta verso l’alto/ sulla forma indistinta che precipita.
La cura di Gianni Montieri non è consolatoria, e non è una panacea. [… continua a leggere su La poesia e lo spirito]


“Avremo cura” (un anno dopo le prime bozze)

Avremo cura - copertina completa

Un anno fa, di questi tempi, si faceva il primo giro di bozze, poi le cose sono andate come dovevano andare. (gm)

*

Questo fiume grigio scuro, i ponti,
la S-Bahn che corre in alto,
gli orologi sospesi, le vecchie fabbriche,
appena sopra il letto, il muro
dietro disegnano murales colorati
simboli, colombe bianche in volo

qui dove scattiamo foto, beviamo birra chiara
talvolta confondendo l’Est con l’altra parte
qualcuno provava a saltare, qualcuno arrivava di là.

 


“Avremo cura” a Bologna 6 maggio

trame

 

 

 

 

MERCOLEDÌ 6 MAGGIO 2015 ORE 18.00

per la rassegna Paesaggi di poesia 2015 – Sesta edizione

A cura di Sergio Rotino

Gianni Montieri presenta

Avremo cura

Editrice Zona

Dialoga con l’autore Luciano Mazziotta

È dedicato a Luigi Bernardi, indimenticato autore ed editore emiliano scomparso nel 2013, Avremo cura, seconda prova poetica del campano-Avremo cura - copertina solo primamilanese Gianni Montieri. Nel volume, dietro l’assillo-ossessione della morte che ne pervade onnipresente la seconda parte, è la promessa fatta al tempo futuro e alla terza persona plurale dichiarata dal titolo a stagliarsi nitidamente. La promessa di non perdere mai di vista le ragioni che fondano la nostra vita. Avendo cura di essa, si ha cura del mondo. Meglio: se ne avrà cura. Per farlo però, la promessa deve essere allargata a tutta la nostra vita. Ricordare e tenere ben presenti le esperienze, i motivi che ci hanno formato e fanno di noi e del nostro pensiero quel che siamo.Questo il filo rosso sotteso alle due sezioni di Avremo cura. La prima un canzoniere sull’amore, sulla bellezza che sorge dalle cose più nascoste, sulla vita che fiorisce dalla morte, ambientata fra Milano e altre città sparse per il globo. La seconda, intitolata emblematicamente “(Sud) in caso di morte”, è una discesa agli inferi, nello sfacelo di un Meridione che Montieri conosce per esserci nato e averci vissuto condotta con una voce senza incertezze.La prima è il presente, la seconda il passato. Il futuro del titolo, quello cui dobbiamo tendere, esiste solo dalla loro fusione, dalla visione etica che ne scaturisce. Unicamente prendendone coscienza potremo “avere cura” di noi, delle nostre vite. SR


Avremo cura – Lettura a “Ritratti di poesia”, Roma, Tempio di Adriano – 5 febbraio, 2015

10997378_414263658732933_8295011017310585723_o

Ritratti di poesia/foto inventaeventi

 


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: