Archivi del mese: febbraio 2018

Alessandro Gazoia, Giusto terrore

Alessandro Gazoia, Giusto terrore, Il Saggiatore, 2018

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“Come si stava, fuor di commedia e di finzione, sull’Italicus, il 4 agosto 1974, poco prima dell’una e mezza di notte, vicino all’uscita della Grande Galleria dell’Appennino? E alla stazione di Bologna, il 2 agosto del 1980, alle dieci del mattino di sabato, nell’afa emiliana infernale, nei treni pieni di gente e traboccanti di bagagli, senza aria condizionata? I viaggiatori si sporgevano con la testa fuori dai finestrini completamente tirati giù, in attesa che si ripartisse e la velocità portasse un’illusione di corrente? Come si stava, dopo l’esplosione?”.

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gm

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Quando compare La Bombonera (su minima & moralia)

La Bombonera, Buenos Aires, foto di Gianni Montieri

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Ti dicono di stare attento quando vai a La Boca, quartiere di Buenos Aires, appena sotto lo storico e letterario San Telmo; ti dicono di restare dentro il percorso turistico e – contemporaneamente – ti dicono che il percorso turistico è troppo turistico. Fai a modo tuo e vai. Il tuo obiettivo è guardare il quartiere, in particolare la zona di El Caminito, le case colorate, i murales, la vista sul fiume e sul ponte, la splendida Fondazione Proa (dove in questi mesi si può ammirare una personale di Ai WeiWei). Il cielo azzurro di gennaio a Buenos Aires ti avvolge totalmente, ti senti inevitabilmente un po’ azzurro anche tu.

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Asse Mediano (poesia inedita)

buenos aires, foto di Gianni Montieri

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Ieri è stata pubblicata una mia poesia recente su Gli Stati Generali, vi invito a leggerla.

 

Dove va a finire l’Asse Mediano
dove spegne l’ultima insegna
di un centro commerciale
sotto il sole di Marcianise
dietro a uno degli alberi

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Andrea Pomella, Anni luce – su minima & moralia

Andrea Pomella, Anni luce, add editore 2018

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Eravamo giovani, avevamo vent’anni, stavamo in una terra di mezzo, il futuro sarebbe stato “Il motore del 2000”, il passato recente solo un racconto da invidiare; dovevamo costruirci un’identità, ma non ci facevamo illusioni. Non ci restava che cantare, urlare certe canzoni per fare entrare un po’ di luce. Andrea Pomella con Anni luce ci ricorda di noi, di tutte le volte che ci siamo attaccati a una bottiglia, a un amico, a un cantante. In molti siamo sopravvissuti a quella stagione e con quella particolare aria spaesata ce ne andiamo ancora in giro; senza troppi riferimenti, già stanchi in partenza e oggi stanchissimi anche per lamentarci. Siamo noi, che siamo accomunati dalla stessa distanza dalla speranza. [continua a leggere su minima&moralia]

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gm


Piglia, Respirazione artificiale su Doppiozero

Ricardo Piglia, Respirazione Artificiale, Sur, 2018, trad. G. Guadalupi

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“Sul telaio di quelle false illusioni si tendono le nostre sventure”.

I grandi libri bisogna saperli aspettare. Aspettare, cioè, il momento in cui si sia pronti ad accogliere tutto quello che un determinato numero di pagine ci potrà dare. Quando, per alcuni anni, si rimanda la lettura di un romanzo definito capolavoro – capolavoro sul serio, non tanto per dire, come spesso di questi tempi si fa – significa che da quella lettura ci si aspetta molto; e, ancora, si sa che quel libro non ha una data di scadenza, essendo il capolavoro, per definizione, senza tempo e senza spazio e che – per fortuna – non richieda un motivo. Io ho deciso che il tempo per questo libro fosse questo gennaio e che i luoghi dove lo avrei letto sarebbero stati Buenos Aires e Montevideo, posti di un viaggio dal quale sono appena rientrato. Il romanzo è Respirazione artificiale di Ricardo Piglia, ripubblicato in nuova edizione da Sur pochi giorni fa, per la traduzione di Gianni Guadalupi e introdotto, nell’edizione italiana, proprio da Piglia. Respirazione artificiale è un libro che dovrebbero leggere tutti quelli che abbiano a cuore le sorti della letteratura, tutti quelli che sanno cosa sia in grado di mostrare una frase scritta come si deve, e quanto sia in grado di celare. [continua la lettura su Doppiozero]

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gm


Danilo Soscia, Atlante delle meraviglie

Danilo Soscia, Atlante delle meraviglie, minimum fax, 2018

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Sessanta fiammiferi racchiusi in una piccola scatola, ogni fiammifero ha un colore diverso. Il fiammifero blu, quello viola, quello giallo. Il fiammifero rosso. Quello seppiato, quello in bianco e nero. Il verde, il fiammifero arcobaleno. Sessanta fiammiferi che quando li sfreghi accendendosi fanno un rumore diverso, fanno una luce ora distante ora vicina. Ogni fiammifero è nuovo, ogni fiammifero è figlio di un altro bruciato da un po’ o da un secolo prima. Sessanta fiammiferi ma ognuno arriva da un posto diverso e ognuno ha un nome. [continua a leggere su HuffPost]

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