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Quella volta che Britos fece una grande partita

fonte ilnapolista

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Quella volta che Britos fece una grande partita

Quella volta che Britos fece una grande partita a Roma venne giù una roba da diluvio. Era marzo, a Roma, quella volta che Britos fece una grande partita. Le aquile di quella squadra che giocava contro il Napoli, quella volta che Britos fece una grande partita, rimasero a mezz’aria, i tifosi, presenti all’Olimpico, intonarono cori contro i napoletani, credendo di fare una novità, ingenui. L’unica novità fu che Britos fece una grande partita. Quella volta che Britos fece una grande partita Marco Tardelli si accorse di tifare Lazio, e non fece nulla per nasconderlo, ma Britos decise di fottersene e disse: «Fanculo Tardelli, questa è la sera in cui sto facendo una grande partita.» [continua a leggere su Il Napolista]

 


La Partita non guardata #21 #22 #23 #24

fonte raffaeleauriemma.com

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La partita non guardata #21 Chievo – Napoli

Chi ha seguito un po’ la rubrica sa che soffro di ansia Chievo (e non sono il solo), sa del Tavor, dello Xanax, delle paure, dell’insonnia. Ma tu vedi se uno non deve dormire per colpa del Chievo, come se non bastasse Britos a provocare l’insonnia. Ricorderete che il Chievo per me è il Real Madrid. Paloschi è Bale. Pellissier è Cristiano Ronaldo. Il portiere, chiunque giochi, è Casillas. Immaginate, dunque, la mia gioia quando ieri sera verso le otto ho scoperto della vittoria del Napoli. Il primo pensiero è stato: abbiamo espugnato il Bernabeu, finalmente. Ieri sera stavo a Milano, stamattina niente treno. Mi sono detto: guardiamoci questa Domenica Sportiva, per una volta. Mamma mia, che tristezza. E che uallera. [continua a leggere su IlNapolista

La partita non guardata # 22 Napoli – Udinese

Nei giorni scorsi sono stato a Roma. Sono arrivato mercoledì sera, ho disertato un invito a cena e mi sono chiuso in camera per guardare Napoli-Inter. A metà partita ho tolto l’audio, i telecronisti Rai non si potevano sentire, ma il Napoli non segnava comunque. Insomma, la partita non si sbloccava e io dovevo uscire per andare in stazione a prendere la mia compagna. Ho spento al novantaduesimo, confidando nei supplementari. Entro in ascensore e mi arriva un messaggio di un’amica: “Errore di Ranocchia, ha segnato Higuain”. Partita vinta, mai passeggiata notturna a Roma fu più gradita. [continua a leggere su IlNapolista]

La partita non guardata #23 Palermo – Napoli

Le ricordate le cassatine della partita d’andata? No? Non vi preoccupate, a fine articolo vi torneranno in mente, tanto ‘ncopp ‘o stommec’ ‘e tenimm’ già. Deve essere chiaro che se i tifosi possono entrare nelle pasticcerie, il Napoli deve uscirne, no crema nelle gambe, no marmellata nei piedi, no miele nelle mani dei portieri. So che vi aspettate il racconto del San Valentino di Behrami e Zuniga. Volete sapere cosa hanno fatto, se l’hanno passato insieme, dove l’hanno passato, se ci sono ciuffi di capelli di Behrami nel buco del ginocchio di Zuniga, eccetera. Mi dispiace deludervi ma ho deciso di rispettare la privacy dei due personaggi, per questo weekend. Sappiate solo che non torneranno tanto presto da dove si trovano. [continua a leggere su IlNapolista]

La Partita non guardata #24 Napoli – Sassuolo

Prima fatemi dire di Luigi, sì, quello degli sms, con una scusa alla Zuniga non si presenta al laboratorio di poesia che è alle 19,00: «Devo lavorare fino a tardi, uagliù non ce la faccio.» Non gli ha creduto nessuno, quello ha pensato:ma qua’ laboratorio io mi guardo la partita. Io e Vincenzo ci incontriamo all’uscita della metropolitana, commentando l’assenza di Luigi, la cosa più tenera è stata: «Chillu curnut’». Tifosi del Napoli travestiti da poeti, questo siamo, così ci sentiamo, e in queste vesti entriamo nella galleria dove si svolgerà il laboratorio. Sono le 19,15 e chi sa a quant’ stamm’. Le speranze di Vincenzo sono tutte concentrate sul mio cellulare, solo perché il suo fa ancora più schifo del mio, speranze vane perché qui non c’è campo figuriamoci la rete. Campo, rete, il nostro vocabolario è molto limitato, alla faccia dei poeti. [continua a leggere su IlNapolista]


Le cronache della Leda #23 – Ritorno a casa

berlino - foto gm

berlino – foto gm

Le cronache della Leda #23: Ritorno a casa

 

Ricordo solo di essermi svegliata seduta su una vecchia poltrona di velluto marrone. Una giovane donna tentava di porgermi un bicchiere d’acqua, mi diceva di avermi trovata priva di sensi davanti all’ingresso dell’associazione. A quel punto mi è tornato tutto in mente: stavo passeggiando per Brooklyn, nel mio ultimo pomeriggio americano, sarei partita per l’Italia il giorno dopo. La mia attenzione era stata attratta da una scritta su una piccola targa metallica Gruppo mamme aiuto, prendete per buona la traduzione di una vecchia professoressa in pensione. Leggendo la targa pensavo alla distanza dall’Italia, a quanto poco avessi pensato alla mia casa  durante le settimane trascorse qui, pur avvertendo la mancanza delle mie amiche che, per fortuna, sono diventate tutte bravissime con Skype. [continua a leggere su Poetarum Silva]


I Modà, il clima e Blade Runner

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I Moda, il clima e Blade Runner

D’altronde erano giorni in cui le stagioni andavano continuamente a sovrapporsi. Gli autunni sembravano ritardi d’estate, così come le estati, i luglio apparivano come scarti d’autunno, piccole particelle di inverni andati a male. Era il tempo in cui cantavano i Modà, in cui i Modà suonavano a San Siro. In cui le Emme Marrone si toglievano il cognome e dicevano cose del tipo Da oggi sono solo Emma. In quei giorni, a luglio, pioveva moltissimo e non erano temporali, era pioggia. Acqua assurda che arriva da tutte le parti. Amici continuava a sfornare EmmeMarronesenzacognome e AlessandreAmoroso, piccoli BiagiAntonacciconicapelli. Nessuno aveva più amici, alcuni scrivevano poesie. Non alla SIAE, non al denaro, non alla gloria, né al cielo. Anche perché il cielo era grigio. Un grigio Modà. Un grigio noi veniamo dalla periferia e siamo amici da piccoli, da fuori Milano, e ce l’abbiamo fatta, ma siamo rimasti gli stessi bravi ragazzi. Sì, ma fate canzoni di merda. Pioveva, su youtube si trovavano cose come Anidride Solforosa in versione live, cantata da Angela Baraldi e Francesco De Gregori. Quella era una canzone. Ma tutto intorno erano  i giorni dei Modà, che camminano sulla spiaggia in un video, dove la spiaggia è deserta e c’era un po’ di vento. Erano i giorni delle idee. Giorni in cui ti mancava Madonna, per dire. Il clima era molto brutto la famiglia D’Alessio dominava. Pioveva a dirotto e la muchacha della Tatangelo era ovunque. Tutto era sovrapposto, Mario Merola era svanito per non tornare mai più e Liam Gallagher non aveva nessuno con cui litigare.  Suonava il telefono: era il bassista dei Primus. Era ancora incazzato con me, vabbè ma che sarà mai, avevo solo scritto che negli anni novanta non era poi il miglior bassista. Cosa che avrei potuto confermare, ma non lo facevo. Riagganciavo con educazione, youtube mi suggeriva di guardare Marco Carta, solo che i video di Carta erano moltissimi. Li chiudevi e si riaprivano. Cliccavi su Lucio Dalla e si apriva un Carta, come in un Blade Runner di merda, i Carta si replicavano. Stanco, mandavo un whatsapp a Michele Mari chiedendogli di smetterla con la fantasia.


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