Archivi del mese: agosto 2018

Guadalupe Nettel, Bestiario sentimentale (su Doppiozero)

Guadalupe Nettel, Bestiario sentimentale, La Nuova Frontiera, 2018, trad. di Federica Niola

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Quanto somigliamo agli animali? I nostri comportamenti, le reazioni emotive, lo spostarsi o il restare fermi, lo strisciare e il sollevarsi, il proteggere e l’uccidere, l’amare e il detestare, quanto ricordano o trovano una corrispondenza in quelli degli insetti, dei pesci, dei gatti, dei rettili? Forse possiamo leggere il nostro futuro rimanendo a osservare un animale che si muove per casa; l’animale ci capisce e si trasforma mentre noi ci stiamo trasformando. Muta la pelle come la mutiamo noi. Il nostro malumore diventa il suo. E anche noi possiamo esserne condizionati; addirittura il comportamento di un animale con cui entriamo in contatto ci può mostrare qualcosa di nostro che fino a quell’istante non ci è stato chiaro. Un gatto può parlarci di maternità, una vipera di destino o di passioni impossibili, un pesce rosso della fine della nostra storia d’amore, un’invasione di scarafaggi può far emergere un confitto familiare, una sorta di guerra psicologica. Questo e molto altro ancora affiora da Bestiario sentimentale(La Nuova frontiera, 2018, trad. di Federica Niola), la splendida raccolta di racconti della scrittrice messicana Guadalupe Nettel.

«Dicono che per il cervello l’odore dell’umidità e quello della depressione siano molto simili. Non ne dubito.»

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Francesco Targhetta, Le vite potenziali (su Huffpost)

Francesco Targhetta, Le vite potenziali, Mondadori 2018

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La sera calava sui camionisti parcheggiati ai bordi delle banchine, pronti per mettersi a cenare su un tavolino ripiegabile in alluminio all’ombra dei loro tir, e sugli operai bengalesi che, dopo aver finito il turno alla Fincantieri a metà pomeriggio, uscivano di casa per bersi una birra all’Autoespresso, e su tutte le altre vite ai margini che lì si radunavano, come per istinto. Solo nei luoghi desolati certe vite possono trovare la loro armonia: i bar decadenti, le panchine lungo la circonvallazione, le piazze di periferia con le fontane disseccate e il cemento dei palazzi a cintura, le strade sporche dietro la stazione. Marghera.

Poco prima di arrivare al Ponte della Libertà e attraversarlo per andare a Venezia, sulla destra prima dell’acqua c’è un posto strano che è Marghera. Marghera con tutto quello che rappresenta, con il suo acciaio che va a sbattere sull’acqua, e il fumo che si solleva; più indietro appena dopo Mestre, fabbriche dismesse, uffici, bar seminascosti, pezzi di binari, capannoni industriali, locali notturni e due vie dai nomi indimenticabili: Via dell’Elettrotecnica e Via delle Industrie, per non parlare di Via dell’Idraulica. [continua a leggere su HuffPost]


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