Guadalupe Nettel, Bestiario sentimentale (su Doppiozero)

Guadalupe Nettel, Bestiario sentimentale, La Nuova Frontiera, 2018, trad. di Federica Niola

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Quanto somigliamo agli animali? I nostri comportamenti, le reazioni emotive, lo spostarsi o il restare fermi, lo strisciare e il sollevarsi, il proteggere e l’uccidere, l’amare e il detestare, quanto ricordano o trovano una corrispondenza in quelli degli insetti, dei pesci, dei gatti, dei rettili? Forse possiamo leggere il nostro futuro rimanendo a osservare un animale che si muove per casa; l’animale ci capisce e si trasforma mentre noi ci stiamo trasformando. Muta la pelle come la mutiamo noi. Il nostro malumore diventa il suo. E anche noi possiamo esserne condizionati; addirittura il comportamento di un animale con cui entriamo in contatto ci può mostrare qualcosa di nostro che fino a quell’istante non ci è stato chiaro. Un gatto può parlarci di maternità, una vipera di destino o di passioni impossibili, un pesce rosso della fine della nostra storia d’amore, un’invasione di scarafaggi può far emergere un confitto familiare, una sorta di guerra psicologica. Questo e molto altro ancora affiora da Bestiario sentimentale(La Nuova frontiera, 2018, trad. di Federica Niola), la splendida raccolta di racconti della scrittrice messicana Guadalupe Nettel.

«Dicono che per il cervello l’odore dell’umidità e quello della depressione siano molto simili. Non ne dubito.»

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