Archivi del mese: novembre 2015

Una frase lunga un libro #36: Mario De Santis, Sciami

una frase lunga un libro #36 mario de santis, sciami

Poetarum Silva

DE_SANTIS_SCIAMI

Una frase lunga un libro #36: Mario De Santis, Sciami, Ladolfi, 2015, € 10,00

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Si diventa così, capaci di abitare / le città, perché capace è solo l’abbandono.

Chiude così la prima poesia di Sciami il nuovo libro di Mario De Santis. Venerdì sera, ero in treno, e ho letto questi due versi una decina di volte, perché a volte si rimane folgorati, come sempre la poesia dovrebbe lasciarti. A folgorarmi, però, non è stata soltanto l’indubbia bellezza di questi due versi, ma anche la loro straordinaria efficacia. Così poche parole riescono ad aprire un tale spazio, un così vasto campo di gioco, e ci permettono di ricordare una delle cose più importanti di un testo poetico, la capacità di accelerare e, contemporaneamente, di condensare. Racchiudere tutto in poche parole e aprire a molti significati o a nessuno, perché davanti a versi particolarmente riusciti il significato non ha più…

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Jo Shapcott, due poesie da Della mutabilità e una nota di lettura

su due poesie di Jo Shapcott

Poetarum Silva

14463668113859-shapcottJo Shapcott, Della mutabilità, (traduzione di Paola Splendore), Del Vecchio editore, 2015, € 15,00

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Religion for Girls

Just now, we need as many as we can get.
Myself, I’d like an underground goddess
to supervise the tube, to watch the drains.
A god for airlines, one for dodgy builders
and one for children’s breath. But we’ve got this,
a temple filled with marble body parts:
the giant hand with which Mithras killed the bull;
Minerva’s head, her helmet lost, her wisdom
leaking out; a tiny Mercury too small to dash
between earth and paradise, stuck chatting here;
a local London genius for this and that;
an elderly god for the Thames, lying down;
a mother goddess, unnervingly, powerfully plump;
a god from Egypt for the underworld;
Bacchus for giving sparky life. And all,
all of these gods and bits of gods left here
to chew over the wandering…

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Quando imparammo a tremare (23/11/1980 – 23/11/2015)

su poetarum silva “Quando imparammo a tremare”

Poetarum Silva

Parigi 2015 - foto GM Parigi 2015 – foto GM

Quando imparammo a tremare (23/11/1980 – 23/11/2015)

(per Angela, mia sorella)

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(XX frammento, Napoli 2007)

A volte si ritorna per capire se qualcuno o qualcosa
riconoscerà i nostri lineamenti ispessiti, la fosforescenza
che attraversò la nostra adolescenza, l’ardore
che avvampa le notti e le albe che ci ha reso
vivi, per specchiarsi nei vetri infranti del passato
nelle voci imprigionate tra marciapiedi e mura
per risolvere l’enigma che ancora ci divora per
capire che siamo, sempre, quel che non abbiamo
voluto, tra macerie che seguono i nostri passi
e una città che ci ha voltato le spalle.

(Francesco Filia, La Neve, Fara 2012)

***

Non avevamo paura, eravamo bambini. I bambini non hanno paura, non quella paura consapevole dei grandi. I bambini hanno paura soltanto di quello che la loro fantasia o suggestione riesce a creare. I bambini non hanno paura del fatto…

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Una frase lunga un libro #35: Luciano Funetta, Dalle rovine

Una frase lunga un libro n. 35: Luciano Funetta, Dalle Rovine su Poetarum Silva

Poetarum Silva

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Una frase lunga un libro #35: Luciano Funetta, Dalle rovine, Tunué, 2015, € 9,90

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Quando Rivera se ne andò, nessuno lo vide a parte noi. Lo guardammo mentre si allontanava e scompariva tra gli alberi, lo osservammo inoltrarsi nella prigione di rami, dentro la vegetazione dove ad aspettarlo erano in due, in tre o in venti, anche se in realtà lo aspettava una persona sola. Quando Rivera uscì dal suo nascondiglio, noi eravamo pietrificati dalla paura e dalla stanchezza. Rivera invece non tremava. Sapevamo che sarebbe entrato nella foresta che divorava la casa e che qualcuno lo stava aspettando nel buio. Nessuno sa cosa successe dopo a Rivera, tranne noi.

Questo romanzo comincia così, ma non è del tutto vero. Quello che è vero è che questo brano è posto all’inizio del romanzo, ma potrebbe esserne il finale, potrebbe essere parte di un sogno che uno dei protagonisti fa nella…

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Fabio Franzin Sesti/Gesti

Fabio Franzin, Sesti/Gesti. La mia recensione su Poetarum Silva

Poetarum Silva

franzin

Fabio Franzin, Sesti/Gesti, puntoacapo editrice, 2015, € 16,00

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Le poesie di Fabio Franzin arrivano da molte direzioni, da tutte le direzioni azzarderei. Fanno il giro lungo, fanno il giro breve, ti scavano un solco intorno, ti risucchiano e poi ti riportano indietro, sporco di terra, pieno di qualcosa, qualcosa che ti resterà addosso, dentro, qualcosa che è come quando si comprende, come quando si trova conforto, come quando qualcuno ti abbraccia, ti mette una mano sulla spalla, ti asciuga le lacrime. Queste cose possono farle le parole, le parole pensate, messe in fila assecondando il senso e il suono, a maggior ragione sanno farlo quei versi che sono scritti in una lingua ‘altra’, nel caso di Fabio Franzin nel dialetto Veneto-Trevigiano dell’Opitergino-Mottense. Un dialetto che si parla in un territorio piccolo, cito Franzin: “[…] si individua geograficamente nella zona compresa fra i comuni di Oderzo […] e Motta…

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Una frase lunga un libro #34: Antonio Paolacci, Flemma

#Unafraselungaunlibro n. 34 su Poetarum Silva: Antonio Paolacci, Flemma

Poetarum Silva

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Una frase lunga un libro #34: Antonio Paolacci, Flemma, Morellini editore, 2015, € 11,90

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Macaco osserva la goccia d’aria bloccata per sempre sul fondo del bicchierino, nel centimetro di vetro che fa da base al piccolo recipiente. Vorrebbe posare le armi ma non ce la fa, vorrebbe arrendersi ai bicchierini di liquore, buttarsi in ginocchio e chiedere perdono ai bicchierini. Vorrebbe anche lui un poco chiamare liquorino un dito di Vecchia Romagna, ma non gli riesce. Deve per forza sottrarsi dalla scena e può farlo solo guardando quel ragazzetto lentigginoso che ogni tanto butta un occhio all’orologio appeso al muro. Quel ragazzetto da salvare. Quel ragazzetto già perduto.

Scriviamo di un libro uscito due volte, la prima nel 2007, la seconda oggi. In realtà ci occupiamo di un libro nuovo, se non nuovissimo, per parecchi motivi. Il più semplice e logico è che la versione uscita in questi…

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Otto Gabos, L’illusione della terraferma

Otto Gabos, L’illusione della terraferma – la mia recensione su Poetarum Silva

Poetarum Silva

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Otto Gabos, L’illusione della terraferma, Rizzoli – Lizard, 2015, € 17,00

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C’è poco da fare, ogni volta che si prende in mano un fumetto, vecchio o nuovo che sia, si torna a casa. Non conosco altra cosa, forse solo qualche disco, in grado di catapultarti indietro nel tempo più di una storia disegnata. Cominci a sfogliare e ti ritrovi immediatamente in cameretta, la porta chiusa al riparo da tutti. I fumetti sono la cosa (insieme al calcio) che mi ha insegnato a sognare, e che la fantasia fosse fondamentale. Non bisognerebbe mai smettere di leggere i fumetti, vorrei leggerne di più. Una volta, un amico mi disse: “La cultura si fa con i fumetti”. Aveva ragione, si comincia da lì, la si costruisce partendo da lì. Ho da poco finito di leggere, nella mia cameretta fantastica, L’illusione della terraferma di Otto Gabos e ora ve lo racconto.

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Siamo in Sardegna…

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Una frase lunga un libro #33: Rodolfo Walsh, Fotografie

#Unafraselungaunlibro 33 + Rodolfo Walsh, Fotografie su Poetarum Silva

Poetarum Silva

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Una frase lunga un libro #33: Rodolfo Walsh, Fotografie, La Nuova Frontiera, 2014. Traduzione di Anna Boccuti e Elena Rolla; € 17,00, ebook € 6,99

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E adesso nessuno può dire che non le ho intimato l’alt, come di rigore, a cui lei non ha risposto, e che non ho sparato un colpo di avvertimento, come dice il regolamento, e poi ucciso un sospetto che mi stava venendo addosso con la bicicletta. Anche se lo sconosciuto è lei mio tenente, e sta boccheggiando sull’erba e mugola mentre la palpeggio come se fosse una donna, come se fosse Julia, e trovo il caricatore che mi ha tolto e lo getto nel canale prima che arrivino le altre sentinelle bianche per la luna e per la fifa. Se lei avesse ancora un attimo, ma non ce l’ha, le spiegherei dell’altro caricatore che mi ero nascosto tra le gambe, lì in quel posto.

Rodolfo…

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Chiedersi della morte

Parigi, 2015 foto gianni montieri

Parigi, 2015 foto gianni montieri

Chiedersi della morte
– un campo coltivato
con cose che non riconosco,
a sinistra di un centro commerciale,
pianura, si direbbe, e case –

[…] continua a leggere su Atelier


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