Archivi del mese: maggio 2014

Le cronache della Leda #16 – Quando passeggio

su Poetarum Silva la sedicesima puntata de Le cronache della Leda

Poetarum Silva

biennale architettura 2010 - foto gm

Le cronache della Leda #16 – Quando passeggio

Vado a passeggiare, c’è un piccolo fiume appena fuori dal paese. È lì che vado a passeggiare, poco dopo l’alba, non tutti giorni, ma abbastanza spesso. Vado quando voglio pensarti, figlio, passeggio quando voglio ricordarmi. La luce rosa quella che siamo abituati a vedere nelle fotografie qui non si vede quasi mai, qui le albe hanno un colore che varia dal grigio al bianco. I colori ce li metto io quando ti penso, il silenzio fa il resto. Ti penso in silenzio.

Penso a me madre e alle cose che non ti dico. Le cose che non riesco a dirti. Non ti ho mai detto che mi manchi, tu me lo dici sempre, io ci credo fino a un certo punto. Ti manco come può mancare una madre anziana che vive lontana, qualcosa a cui si pensa con nostalgia, come quando si…

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Ecco come è andata vecchio

san paolo - foto gm

san paolo – foto gm

 

 

Ecco come è andata vecchio. Ho fatto una scaletta, sì, proprio. L’ho cambiata sei volte e poi l’ho dimenticata. Nicoletta Bernardi aveva il mio foglio come sempre dovrebbe essere e mi ha fatto cenno di guardare, era il mio foglio cazzo. Ho ringraziato e ho guardato. Quindi poi abbiamo cominciato e mi pare che sia andata più o meno bene. Bene come possono andare le cose quando ti affidi a una manica di adolescenti. Certo non è stato come rimanere in casa a guardarsi la Champions ma un po’ di divertimento e qualche emozione qua e là l’abbiamo infilata pure noi.

Volevo dirti dei cessi di Macao, sono tre: maschi, femmine e innamorati. Maschi e femmine erano sempre occupati ho pisciato due volte in quello degli innamorati. Si piscia uguale. Queste sono quelle robe che ti fanno sorridere, lo so. Magari era meglio pisciare in giardino mentre Catalano leggeva: Che cazzo ci fanno i gabbiani a Milano. Non per Catalano ma per spiegare i gabbiani.

Tenere il microfono alla Garlaschelli è stata una delle cose più belle che io abbia fatto nella vita, è stato come se attraverso il filo del gelato (so parlare come i fonici, se voglio) mi arrivasse addosso la sua emozione. Non lo dimenticherò

Non dimenticherò nessuno dei tuoi amici, nostri amici. Non dimenticherò chi ha letto e chi no. Non dimenticherò chi non è potuto venire ma avrebbe voluto. Non dimenticherò i ragazzi di Macao che all’inizio no, ma che dopo ti sarebbero piaciuti. E che mi hanno offerto varie birre. Non dimenticherò la mia espressione idiota di quando ho chiesto a uno di loro se potesse riaccendere il faro, e lui mi ha detto: Il pulsante.

Ho sbagliato un sacco di cose vecchio ma siamo stati nei tempi, come sempre dovrebbe essere. Sapevo che a qualcuno non sarebbe andato bene cosa avrebbe letto un altro e che si correva il rischio di gareggiare al ricordo migliore. Poi tutti hanno capito che il ricordo perfetto non esiste, esiste solo il proprio.

La Vallorani è venuta in bici. Paolacci e la Ronco dai seggi, sì dai seggi. Li hai tirati su bene. E poi tutti gli altri che pure c’erano. L’equipe di Sarzana con una splendida Bernardini e un emozionato Zannoni in nero. La Terni che ha letto come a te sarebbe piaciuto. Domenichini ha mandato un sms da Parigi, sai com’è l’avvocato. La Rimondi si grattava la testa. E Gabos che non siamo riusciti ma è come se ci fossimo riusciti. E Monica che invece siamo riusciti. Perché questa è vicinanza e a volte è una speranza. E Giuseppe che adesso ha un pizzetto che gli sta bene ma l’avresti riconosciuto. E ti sarebbe piaciuta Ylenia che quando ha letto La Conta mi è sembrata altissima. Anna sta meglio sì, capita, sai com’è con i ponti. Nicoletta Bernardi, c’erano tre Nicolette come in una trilogia, meno male che c’era. La Tebaldi è bene che l’abbiano inventata.  E Rachele che sempre andrebbe ringraziata. Poi c’era la Soluzione Fisiologica Mavalà, sì c’era. C’era poi Paolo che è un mio amico ma te lo ricorderai, ecco lui c’è sempre e gli ho allungato un tuo racconto sottobanco. Poi c’era una voce a un certo punto, ecco quella è una voce che nessuno se la scorderà, era la voce di quel passo di Palassolo. E ridevo molto e mi commuovevo. E quindi ho riso e mi sono commosso e poi alla fine con piglio da camorrista ho litigato pure con qualcuno che ci metteva fretta.

Secondo me non ti sarebbe piaciuto tutto, ma qualcosa sì e va bene. Adesso vado che devo leggere dei racconti poi ti dico come sono.

©Gianni Montieri


I Preprandellitti (ovvero i preconvocati secondo il suo codice etico)

ci è toccato il Thiago sbagliato


Ci piaceva il calcio e questo era tutto

ci piaceva il calcio e questo era tutto


“un verso sporco al punto giusto” per Stefano Leoni 1961 – 2014)

in memoria di stefano leoni

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stefanoleoni

Un giorno di quattro anni fa Stefano Leoni mi mandò una e-mail dicendomi che aveva letto alcune mie poesie in giro e che gli erano piaciute, mi scrisse delle cose molto belle quella volta, cose che andavano oltre i versi, cose che lasciavano intravedere la persona splendida che era. Io le sue poesie le conoscevo già. Gli risposi, mi rispose. Le mail diventarono molte col tempo, ci scambiavamo testi e i rispettivi libri. Stefano Leoni era molto gentile ed era molto bravo. Scriveva a bassa voce, capivi che era uno che non urlava in giro. Capivi che era uno capace di farsi ascoltare. Mi dispiace molto non aver mai avuto il piacere di stringergli la mano. Non ho fatto in tempo a dirgli una cosa perché pensavo fosse stupida, ma forse non lo era e comunque non mi sembra più così stupida, gliela dico adesso. Quando scrissi del suo splendido Basse Verticali…

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Le cronache della Leda #12 – Normandia

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Le cronache della Leda #12 – Normandia

Ho fatto un sogno.

Naturalmente pioveva ma solo all’inizio. Io e Saverio passeggiavamo in un centro commerciale, in Normandia. Era il 2020 ma eravamo giovanissimi. Le scale mobili erano fatte di sabbia. Il centro commerciale non si trovava sul mare, il centro commerciale era il mare. In fondo al supermercato del centro commerciale famiglie facevano il bagno. Bambini galleggiavano in canotti a forma di carrelli. Tutti parlavano in francese perfetto, anche Saverio. Tutti tranne me. Ma quello che diceva Saverio io lo capivo.  Gli ortaggi e la frutta spuntavano dall’acqua già puliti, in sacchetti desalati, blu trasparente. Si poteva scegliere tra carne da portare via cruda o carne grigliata sulla spiaggia mobile. Carne da mangiare lì in Normandia, al centro commerciale. Nulla faceva pensare alla Normandia se non il fatto che io e Saverio sapevamo di essere in Normandia.

I negozi erano tutti…

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Le cronache della Leda #13 – La morale dei dolci

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Le cronache della Leda #13 – La morale dei dolci

La Luisa mi ha scoperta. Sapevo che prima o poi sarebbe successo, ma non mi sono fatta trovare pronta. È entrata in casa puntandomi il dito in faccia, sparando tutta una serie di Tu, aveva la delusione scritta sul viso, il tormento negli occhi, qualcosa come un dolore, una ferita. Era furibonda. Ha scoperto che non faccio io le torte del martedì. Qualche settimana fa ha visto la Giovanna che veniva a casa mia e che entrava con un pacchetto, all’inizio non ha sospettato ma poi si è accorta che qualcosa stonava, che la Giovanna prima di citofonare si è guardata alle spalle. Allora  ha deciso di approfondire. Il martedì successivo alla stessa ora si è appostata nel bar di fronte casa mia. Dieci minuti dopo è arrivata la Giovanna con il pacchetto…

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Elenchi puntati con pallone


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