Archivi del mese: marzo 2015

Tommaso Di Dio – Tua e di tutti (in mille metri)

ieri su Poetarum Silva ho scritto di “Tua e di tutti” di Tommaso Di Dio

Poetarum Silva

Tommaso-Di-Dio-tua-e-di-tutti-copertinapiattaTommaso Di Dio – Tua e di tutti – Lietocolle, 2014

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(in mille metri)

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Cento metri

Tutto questo non possiamo mai dimenticare / una volta cominciata questa impresa.

La forza della poesia, eccola qua. Di Dio, in questo, che è l’incipit della prima poesia del libro, ci sta dicendo già tutto, ci scrive subito dove vuole portarci, dove vuole arrivare. L’impresa cominciata è il mondo, è il tempo. Quale sarà lo sforzo? Quale la fatica? Nel primo verso siamo avvertiti, ci sono cose, Tutto questo, c’è molto che non dobbiamo dimenticare, non dobbiamo tralasciare. Guarda un po’, come negli incipit dei grandi racconti, qualcosa è già accaduto, qualcosa è rimasto fuori dalle pagine: Tutto questo. Non “Tutto quello”. L’avvertimento, l’invito a fare attenzione, è una delle chiavi di lettura del libro. Quello che nel primo verso è già accaduto, con ogni probabilità, ci verrà mostrato.

Duecento…

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Avere 8 anni (a S.)

2015-03-24 16.58.30

Avere 8 anni

E i riccioli che non vuoi tagliare
le canzoni che non imparerai
mio malgrado, saranno altre
le tue parole, saranno altrove
quasi sempre, se non in qualche
abbraccio, in rare attese
a tarda sera, quando scenderò
da qualche treno, per una sosta,
una risata, un gol sotto la finestra
col pallone di spugna e il resto
rimandato alla prossima volta.

 

©Gianni Montieri (inedito 2015)


Una frase lunga un libro #5: Joyce Carol Oates – Sulla Boxe

Una frase lunga un libro #5 – Joyce Carol Oates: Sulla boxe
Oggi su Poetarum Silva

Poetarum Silva

oatesUna frase lunga un libro #5 – Joyce Carol Oates – Sulla Boxe – 66thand2nd, 2015 – traduzione di Leonardo Marcello Pignataro – € 17,00, ebook € 7,99

“Allo stesso modo non mi riesce di pensare alla boxe in termini letterari come metafora di qualcos’altro. Chi come me ha cominciato ad appassionarsi di boxe da bambino – ho seguito la passione di mio padre – è improbabile che la consideri il simbolo di qualcosa che la trascende, come se la sua particolarità stesse nell’essere sintesi o immagine di altro. Posso però valutare l’idea che la vita sia una metafora della boxe – di uno di quegli incontri che si protraggono all’infinito, ripresa dopo ripresa, jab, colpi a vuoto, corpi avvinghiati, un niente di fatto, di nuovo il gong, e poi di nuovo, e tu e il tuo avversario così simili che è impossibile non accorgersi che il tuo avversario sei tu:…

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Anna Maria Curci – Nuove nomenclature e altre poesie

Su Poetarum Silva racconto “Nuove nomenclature e alte poesie” di Anna Maria Curci

Poetarum Silva

curci

Anna Maria Curci – Nuove nomenclature e altre poesie – L’arcolaio, 2015

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Leggere le poesie di Anna Maria Curci significa, tra le altre cose, accettare numerosi inviti. Significa giocare su più tavoli, con più giocatori. Quando si leggono i versi di Anna Maria Curci, si sta dentro il nostro tempo, molto caro alla scrittrice e traduttrice romana, ma, contemporaneamente, si è invitati a confrontarci con la storia. Quello che è accaduto prima di noi, delle nostre vite e in quelle degli altri, segna il nostro presente e, che ci piaccia o meno, il nostro futuro. La storia entra nelle parole, ci entrano le guerre, i bombardamenti, ci entrano i ricordi, i racconti dei vecchi. Conta la memoria. Il bianco e nero vale quanto una fotografia a colori. L’altro invito che riceviamo è quello del confronto con la letteratura. Anna Maria Curci convoca in queste pagine tutte le sue letture…

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Una frase lunga un libro #4: Iosif Brodskij – Fondamenta degli incurabili

il quarto numero di “Una frase lunga un giorno” è dedicato a “Fondamenta degli incurabili di Brodskij su Poetarum Silva

Poetarum Silva

user_305_fondamenta_brodskij013Una frase lunga un libro #4: Iosif Brodskij – Fondamenta degli incurabili – Adelphi (prima edizione 1991, ultima ristampa 2014) – traduzione di Gilberto Forti

E giurai a me stesso che se mai fossi riuscito a tirarmi fuori dal mio impero, per prima cosa sarei venuto a Venezia, avrei affittato una camera al pianterreno di un palazzo, in modo che le onde sollevate dagli scafi di passaggio venissero a sbattere contro la mia finestra, avrei scritto un paio di elegie spegnendo le sigarette sui mattoni umidi del pavimento, avrei tossito e bevuto; e quando mi fossi trovato a corto di soldi, invece di prendere un treno mi sarei comprato una piccola Browling di seconda mano e, non potendo morire a Venezia per cause naturali, mi sarei fatto saltare le cervella.

È probabile che non esista altra frase al mondo che sappia rendere meglio l’amore per Venezia e il suo trascinarti…

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Carmen Pellegrino – Cade la terra

Su Poetarum Silva racconto “Cade la terra” di Carmen Pellegrino

Poetarum Silva

carmenCarmen Pellegrino – Cade la terra – Giunti, 2015 – € 14,00 – ebook € 8,99

Cerco qualche volta di immaginare
la felicità, mia e dei morti, e mi sembra
che sia la vita. Forse perché chiare
nella luce che già un po’ s’insettembra
sono adesso le cose e a meno amare
vertigini trascina e tanta assembra
più pazienza, più requie il declinare
del tempo è come se da queste membra
arse e dilaniate l’immensa salma
del mondo risorgesse in una calma
radiosa e stesse al cuore assaporare
l’infinito dolcissimo ritardo
del bene, e sentire l’Olona e l’Ardo
per come si chiamano risuonare.
(Giovanni Raboni da Ogni terzo pensiero, in Tutte le poesie, Einaudi, 2014)

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Ho pensato molte volte a Giovanni Raboni leggendo Cade la terra di Carmen Pellegrino. La prima volta è comparso quando ho letto questa frase:

E infatti è una pazzia credere che basti aggrapparsi a chi…

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Ogni volta che torna Zeman

foto di  Marcello Paternostro / fonte Il Napolista

foto di Marcello Paternostro / fonte Il Napolista

Ogni volta che torna Zeman è come se tornassero tutte le primavere, tutte insieme, una sull’altra. Zeman torna e sul campo torna a fiorire qualcosa. Quella che chi prova a campare chiama speranza, quella che chi segue il calcio vorrebbe nominare magia.

Ogni volta che un Presidente chiama o richiama Zeman ho una specie di sussulto, mi sento come quando in un bar sconosciuto mi azzeccano il caffè, chi non vive a Napoli apprezzerà la rarità del fenomeno. Zeman ritorna e io, prima per dieci minuti, poi per qualche giorno, compio un viaggio che è un misto tra ricordo e immaginazione. Ogni volta che torna Zeman apro i cassetti, faccio le valigie. [continua a leggere su Il Napolista]


Quella volta che Britos fece una grande partita

fonte ilnapolista

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Quella volta che Britos fece una grande partita

Quella volta che Britos fece una grande partita a Roma venne giù una roba da diluvio. Era marzo, a Roma, quella volta che Britos fece una grande partita. Le aquile di quella squadra che giocava contro il Napoli, quella volta che Britos fece una grande partita, rimasero a mezz’aria, i tifosi, presenti all’Olimpico, intonarono cori contro i napoletani, credendo di fare una novità, ingenui. L’unica novità fu che Britos fece una grande partita. Quella volta che Britos fece una grande partita Marco Tardelli si accorse di tifare Lazio, e non fece nulla per nasconderlo, ma Britos decise di fottersene e disse: «Fanculo Tardelli, questa è la sera in cui sto facendo una grande partita.» [continua a leggere su Il Napolista]

 


La partita non guardata #25 e #26

fonte ilnapolista

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La partita non guardata #25: Torino – Napoli

Il bar della stazione di Venezia Santa Lucia, stamattina, aveva la serranda alzata per metà. Ma che state a lutto, uagliù? Capisco la solidarietà veneta per i napoletani, ma non esageriamo. Aprite che non posso salire sul treno senza prima aver mangiato il cornetto. Cornetto senza nome, si capisce. Come prima cosa, oggi, avrei voluto pure io andare a Castelvolturno, a parlare coi ragazzi, prima di andare al lavoro, ma poi, vista la distanza, ho desistito; sarei arrivato con la furnacella di Britos già spenta, e figuriamoci, nessuno mi avrebbe lasciato un pezzetto di filetto, ‘na purpetta. Meglio così, come polpetta può bastare quella di Glick, l’uomo che non fa altro che segnare di testa su calcio d’angolo, solo i nostri difensori non erano stati informati. [continua a leggere su Il Napolista]

La partita non guardata #26 Napoli – Inter

Stamattina avrei avuto bisogno di comprare un quotidiano sportivo, per documentarmi sulla partita, fino alla sveglia non conoscevo nemmeno il risultato. Riflettendo, però (ammesso che si possa riflettere alle sei del mattino), sulla paroladocumentare, mi sono reso conto di come fosse meglio consultare Facebook che la Gazzetta, è cominciato così il mio sesto lunedì senza Mimmo Malfitano, del quale non avverto alcuna mancanza. Ne sono fuori. [continua a leggere su Il Napolista


Una frase lunga un libro #3 – Bernard Malamud – L’uomo di Kiev

“Una frase lunga un libro” #3 su Poetarum Silva. Stavolta il libro è “L’uomo di Kiev” di Bernard Malamud.

Poetarum Silva

luomo-di-kiev-210719

Bernard Malamud – L’uomo di Kiev – Minimum fax, 2014 – traduzione di Ida Omboni – € 14,50 – ebook 8,99

La sua giovinezza scorreva via. Era in prigione da quasi tre mesi, un periodo tre volte più lungo di quanto avrebbe predetto Bibikov e solo Iddio sapeva quando sarebbe finito. Yakov quasi impazziva a cercare di capire che cosa gli stesse capitando. Che ci faceva in galera un tuttofare inoffensivo? Che cosa aveva fatto per meritarsi quella terribile prigionia di cui non si vedeva la fine? Non aveva già avuto più della sua porzione d’infelicità, in un mondo men che giusto? Yakov provava disperatamente a riordinare in una sequenza comprensibile gli eventi che lo avevano portato, senza remissione, dalla partenza dallo shtetl alla prigione di Kiev, ma pensare a tutte quelle quelle esperienze strane e imprevedibili come al prodotto significativo di una serie di eventi concatenati lo mandava in confusione. Certo…

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