Archivi del mese: giugno 2018

Roberto Bolaño, I cani romantici (su Minima & Moralia)

I cani romantici

*

Roberto Bolaño, I cani romantici, Trad. Ilide Carmignani, Sur 2018

*

In Chiamate telefoniche (Adelphi, traduzione di Barbara Bertoni), Roberto Bolaño apre il racconto dedicato a Enrique Vila-Matas così: «Un poeta può sopportare di tutto. Il che equivale a dire che un uomo può sopportare di tutto. Ma non è vero: sono poche le cose che un uomo può sopportare. Sopportare veramente. Un poeta, invece, può sopportare di tutto. Siamo cresciuti con questa convinzione. Il primo enunciato è vero, ma conduce alla rovina, alla follia, alla morte.»; è una delle frasi di Bolaño a cui sono più affezionato, l’ho imparata a memoria, naturalmente, ma non è questo il motivo per cui ci sono affezionato, il motivo è un altro ed è più importante.

Questa frase è la biografia dello scrittore cileno, è la chiave di accesso alla sua scrittura, e alle mappe che tessute una dopo l’altra formano una sola infinita e perfetta opera letteraria. Bolaño, potremmo azzardare, è l’unico scrittore che il suo ipotetico Meridiano l’ha curato da solo. La frase è saltata fuori dalla mia memoria qualche giorno fa quando mi è arrivato I cani romantici (Sur, traduzione di Ilide Carmignani), libro di poesie che io e molti lettori italiani aspettavamo da molti anni, al punto d’aver provato a tradurci (fallendo) alcuni testi da soli. Ho aperto una pagina a caso e i primi versi che ho letto, a metà di una poesia, sono stati questi: «Un cileno formato in Messico può sopportare di tutto, / pensavo, ma non era vero.», ci si può commuovere per molto meno. [continua a leggere su minima&moralia]

Annunci

Festival dei matti 2018 (qualche immagine)

Qualche scatto dal Festival dei Matti 2018. A Margine. Abitare luoghi comuni

il resto delle foto le trovate qui  “A margine

 

 


Guido Cupani, Meno universo (su Huffpost)

Guido Cupani, Meno universo, Dot.com Press, 2018

*

Il “Meno universo”di Guido Cupani (Dot.com Press, 2018) è l’universo che basta, che conta; è il campo che si restringe alle cose che contano, a quelle che restano. Si tratta di un universo che si raggiunge togliendo, scoprendo il nucleo, e il nucleo è fatto di carezze, di sorrisi, di nascite, di andate e di ritorni, e il nucleo è una cucina e chi siede intorno al tavolo, e il nucleo è un treno e ognuno che sale e che scende.

Si può essere più di così?

[continua a leggere su HuffPost]


Mary B. Tolusso, L’esercizio del distacco (su Minima & Moralia)

Risultati immagini per l'esercizio del distacco

Mary B. Tolusso, L’esercizio del distacco, Bollati Boringhieri 2018

*

«Ecco quello che sentivo, l’assoluto piacere di dilatare la vita, di rallentare il futuro, come l’eccitante visione al rallenty di una pallottola che va a bersaglio e tu sai che provocherà una ferita.»

Dilatare la vita, rallentare il futuro, potrebbero sembrare due cose che stanno agli opposti; se li dilato, rendo più lunghi, infiniti, gli attimi che sto vivendo, se provo a tenere fermo tra le mani, a punta di sguardo, un momento (o addirittura giorni che mi paiono perfetti), io declino il tempo in un lungo presente perché solo quello esiste, in quel senso rallento il futuro, non gli apro la porta, non gli concedo l’agio di riguardarmi, almeno per un pezzo. Il tempo da fermare qual è se non quello dell’adolescenza? Il giorno prima che la vita adulta ci riguardi, quello è il futuro da rallentare, un futuro fatto di responsabilità e debolezze, di certezze, di noia, di inevitabili sconfitte o perdite. [continua a leggere su minima & moralia]


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: