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Salvador Elizondo, Farabeuf (su minima & moralia)

Salvador Elizondo, Farabeuf o la cronaca di un istante, trad. Giulia Zavagna, introduzione di Alessandro Raveggi, Liberaria edizioni, 2018

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«La vita era soggetta  a una confusione nella quale era impossibile distinguere il presente dal passato.»

Questa affermazione che leggiamo nelle prime pagine di Farabeuf ci dice già molto del gioco al quale Salvador Elizondo sta invitando il lettore a partecipare, solo che il lettore non lo sa, quando legge la frase non sa ancora nulla, ma è già confuso, è già irrimediabilmente catturato dall’istante che si dilaterà nell’arco della storia. Istante che si farà piccolo fino a sparire, che si espanderà fino a moltiplicarsi all’infinito, come in una rifrazione perpetua.  [continua a leggere su minima&moralia]

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700 (tradotta in spagnolo)

fonte blogsicilia

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(qualche giorno fa Il Centro Culturale Tina Modotti ha tradotto la mia poesia “700”, pubblicata in origine sul sito di Nazione Indiana) posto tutto anche qui e ringrazio Antonio Nazzaro)

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700

Settecento diviso sette
fa cento. Sette file da cento.
No, non va bene, ritento.
Settecento diviso cento
fa sette. Cento file da sette
sul lungomare, non ci stanno.
Divido settecento per dieci:
fa settanta, sono morti:
dieci volte settanta, ordinati
sette volte cento, ammassati
cento volte sette paga pegno
di sale e aritmetica è il regno.

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700

Setecientos dividido por siete
da cien. Siete filas de cien.
No, no está bien, reintento.
Setecientos dividido por siete
da siete. Cien filas de siete
en el malecón, no caben.
Divido setecientos por diez:
diez veces setenta, ordenados
siete veces cien, amontonados
siete veces cien paga prenda
de sal y aritmética es el reino.

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Gianni Montieri


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