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Federico Falco, Silvi e la notte oscura (su minima & moralia)

Federico Falco, Silvi e la notte oscura, traduzione di Maria Nicola, edizioni Sur 2018; € 16,50, ebook € 9,99

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Esiste un’altra Argentina, più distante più lontana da quella che conosciamo; un’Argentina diversa da quella che la letteratura ci ha più frequentemente raccontato. Un’Argentina al di fuori di Buenos Aires, non sfiorata dal Mar de la Plata. Un luogo fatto di ampi spazi e di chilometri da attraversare, un posto fatto di alberi e di piccole case. Un continente mappato da colline e pianure, e sullo sfondo le montagne. Sono i posti d’Argentina che non paiono essere stati attraversati dalle pagine tragiche della storia, perché sono spesso rimasti fuori dai racconti. Sono i posti in cui le persone sembrano fissate in un non tempo, uomini e donne non databili. Uomini e donne che esistono, ma nulla esiste al di fuori del racconto. [continua a leggere su minimaetmoralia]

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Sacha Naspini, Le Case del malcontento (su minima & moralia)

Sacha Naspini, Le Case del malcontento, edizioni e/o, 2018

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Allora me ne resto rannicchiata nel mio ruolo, come tutti, e come tutti partecipo all’imbroglio che ogni giorno mette in movimento i gesti inutili e misurati di queste marionette tenute insieme dallo stesso filo. Le Case è come uno spettacolo che va in scena solo per noi.

La prima volta che ho sentito parlare di Sacha Naspini è stata al telefono; un Luigi Bernardi molto brillante, come gli capitava spesso di prima mattina, mi disse: “Devi, il prima possibile, leggere Naspini, non te ne pentirai”. Era il 2011. Registrai il dato perché del parere di Bernardi mi fidavo ciecamente. Mi procurai I cariolanti (Elliot, 2009), ma per un motivo o per l’altro non lo lessi subito, lo accantonai per diversi mesi. A maggio del 2012 mi trovai a dividere una stanza con Bernardi a Sarzana; rideva con il volto illuminato solo dalla luce del suo Ipad, gli domandai cosa stesse facendo e perché ridesse, rispose: “Sto litigando con Naspini”. Naspini! L’avevo dimenticato, la settimana successiva lessi il romanzo, in due sere soltanto. [continua a leggere su minima&moralia]


Brian Panowich, Come leoni (su HuffPost)

Brian Panowich, Come leoni, NN editore, 2018

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Bull Mountain è un luogo grigio scuro tra le montagne e i boschi della Georgia; un posto in cui ogni uomo è legato all’altro, in cui nessuno sfugge al proprio destino. Un luogo da cui pare sia impossibile potersene andare via. Il cielo è troppo vicino alla terra, la terra è sporca, se vediamo un fiume pensiamo al fango, se vediamo una donna pensiamo al dolore, se guardiamo gli uomini e sommiamo le loro vite, sovrapponendole, vediamo qualcosa di prossimo alla morte. [continua a leggere su HuffPost]


José Saramago, Le intermittenze della morte (su Doppiozero

José Saramago, Le intermittenze della morte, Einaudi, 2005, Feltrinelli 2012. Traduzione di Rita Desti.

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«Il giorno seguente non morì nessuno.»

A questo incipit sono legato particolarmente perché un giorno senza morte è un mio desiderio, un giorno soltanto, senza esagerare, per vedere di nascosto l’effetto che fa. Un giorno in cui tutti quelli destinati a morire la scampino; per fortuna o per caso, diremmo, se capitasse. Saramago, invece, non mette in campo la fortuna, fa semplicemente smettere alla Morte o alla sua incaricata di fare il proprio lavoro e non per un giorno ma per un numero congruo di mesi.

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gm

 


Alessandro Gazoia, Giusto terrore

Alessandro Gazoia, Giusto terrore, Il Saggiatore, 2018

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“Come si stava, fuor di commedia e di finzione, sull’Italicus, il 4 agosto 1974, poco prima dell’una e mezza di notte, vicino all’uscita della Grande Galleria dell’Appennino? E alla stazione di Bologna, il 2 agosto del 1980, alle dieci del mattino di sabato, nell’afa emiliana infernale, nei treni pieni di gente e traboccanti di bagagli, senza aria condizionata? I viaggiatori si sporgevano con la testa fuori dai finestrini completamente tirati giù, in attesa che si ripartisse e la velocità portasse un’illusione di corrente? Come si stava, dopo l’esplosione?”.

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gm


Andrea Pomella, Anni luce – su minima & moralia

Andrea Pomella, Anni luce, add editore 2018

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Eravamo giovani, avevamo vent’anni, stavamo in una terra di mezzo, il futuro sarebbe stato “Il motore del 2000”, il passato recente solo un racconto da invidiare; dovevamo costruirci un’identità, ma non ci facevamo illusioni. Non ci restava che cantare, urlare certe canzoni per fare entrare un po’ di luce. Andrea Pomella con Anni luce ci ricorda di noi, di tutte le volte che ci siamo attaccati a una bottiglia, a un amico, a un cantante. In molti siamo sopravvissuti a quella stagione e con quella particolare aria spaesata ce ne andiamo ancora in giro; senza troppi riferimenti, già stanchi in partenza e oggi stanchissimi anche per lamentarci. Siamo noi, che siamo accomunati dalla stessa distanza dalla speranza. [continua a leggere su minima&moralia]

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gm


Piglia, Respirazione artificiale su Doppiozero

Ricardo Piglia, Respirazione Artificiale, Sur, 2018, trad. G. Guadalupi

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“Sul telaio di quelle false illusioni si tendono le nostre sventure”.

I grandi libri bisogna saperli aspettare. Aspettare, cioè, il momento in cui si sia pronti ad accogliere tutto quello che un determinato numero di pagine ci potrà dare. Quando, per alcuni anni, si rimanda la lettura di un romanzo definito capolavoro – capolavoro sul serio, non tanto per dire, come spesso di questi tempi si fa – significa che da quella lettura ci si aspetta molto; e, ancora, si sa che quel libro non ha una data di scadenza, essendo il capolavoro, per definizione, senza tempo e senza spazio e che – per fortuna – non richieda un motivo. Io ho deciso che il tempo per questo libro fosse questo gennaio e che i luoghi dove lo avrei letto sarebbero stati Buenos Aires e Montevideo, posti di un viaggio dal quale sono appena rientrato. Il romanzo è Respirazione artificiale di Ricardo Piglia, ripubblicato in nuova edizione da Sur pochi giorni fa, per la traduzione di Gianni Guadalupi e introdotto, nell’edizione italiana, proprio da Piglia. Respirazione artificiale è un libro che dovrebbero leggere tutti quelli che abbiano a cuore le sorti della letteratura, tutti quelli che sanno cosa sia in grado di mostrare una frase scritta come si deve, e quanto sia in grado di celare. [continua la lettura su Doppiozero]

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gm


Danilo Soscia, Atlante delle meraviglie

Danilo Soscia, Atlante delle meraviglie, minimum fax, 2018

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Sessanta fiammiferi racchiusi in una piccola scatola, ogni fiammifero ha un colore diverso. Il fiammifero blu, quello viola, quello giallo. Il fiammifero rosso. Quello seppiato, quello in bianco e nero. Il verde, il fiammifero arcobaleno. Sessanta fiammiferi che quando li sfreghi accendendosi fanno un rumore diverso, fanno una luce ora distante ora vicina. Ogni fiammifero è nuovo, ogni fiammifero è figlio di un altro bruciato da un po’ o da un secolo prima. Sessanta fiammiferi ma ognuno arriva da un posto diverso e ognuno ha un nome. [continua a leggere su HuffPost]

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Offutt, Nelle terre di nessuno

Leggiamo storie, belle storie, romanzi e racconti dei più bravi scrittori nordamericani e volta dopo volta ci illudiamo di aver capito quel paese, la sua complessità; quanto contino gli spazi e l’isolamento, quanto si guardino in faccia di continuo la libertà e l’impossibilità di ottenerla, quanta importanza occupino i silenzi. E ancora quanto conti, al di fuori delle grandi metropoli, il rapporto dell’uomo con il territorio. Ci illudiamo e ogni volta falliamo perché poi arriva un altro scrittore, uno che non abbiamo ancora letto, che fa saltare il tavolo. Ed ecco che ai territori che avevamo attraversato mancava un pezzo, che il cielo non lo avevamo guardato bene, che c’erano altre strade da attraversare. Questa volta è giunto a noi Chris Offutt, le terre di nessuno sono quelle del Kentucky, le parole dei suoi racconti sono arrivate per scaraventarci in un mondo misterioso e nuovo, un mondo indimenticabile. [continua a leggere su HuffPost]

gm


una frase lunga un libro #87: Charles Wright, Italia

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Una frase lunga un libro #87: Charles Wright, Italia, a cura di Moira Egan e Damiano Abeni, Donzelli 2016; € 18,50

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Non una parola s’è mai dissolta in gloria, non una.
Continuiamo a mandarle in alto, comunque,
così come il sole piove giù.

Not one word has ever melted in glory not one.
We keep on sending them up, however,
As the suns rains down.

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Ci sono libri che vengono da molto lontano, un lontano costruito negli anni e sugli anni; libri che sono la somma di altri libri, di parole pensate e scritte nell’arco di decenni; libri che raccontano molte storie, che ne ricordano altre; libri che accompagnano, che costruiscono un mondo  dopo averne osservato un altro. Libri fatti di viaggi e residenze, libri di suoni e desinenze, libri che hanno un passo classico e un occhio moderno. Libri che portano il nome di un luogo e che quel luogo reinventano. Uno di questi libri è lo straordinario volume di poesia Italia di Charles Wright, curato nell’edizione italiana da Moira Egan e Damiano Abeni, ma costruito dai traduttori insieme al poeta americano, libro che Wright sognava di realizzare da molti anni, sogno che comprendiamo bene dopo aver finito di leggere il libro. [continua a leggere su PoetarumSilva]


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