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Le cronache della Leda #38 – “Avevi una gonna rossa”

le cronache della leda n. 38

Poetarum Silva

Commedie-Americane-Brillanti-268x200Le cronache della Leda #38 – “Avevi una gonna rossa”

Siamo andate poi a cena, noi quattro. Io, la Wanda, l’Adriana e, di nuovo, la Luisa. Abbiamo prenotato per le sette, all’Osteria Sottocasa, il ristorante preferito della Luisa. Ci siamo trovate lì, quattro vecchie, arzille e raggianti. La Luisa è arrivata in blu, pullover e gonna lunga, ma la meraviglia è stata la Wanda. È arrivata con una gonna rossa da film, una di quelle che portava quando eravamo ragazze. Ha sorriso quando si è accorta che avevamo capito. «Dove mi hanno portato le mie gonne rosse?» Ha detto, guardandoci con l’aria a metà tra il mesto e il divertito. «Per arrivare a essere vostra inseparabile amica sarebbe bastato molto meno, e così è stato, ma io mi ricordo quando sceglievo le gonne, quando il primo occhio cadeva sul rosso. Il giallo è sempre stato troppo per me. Il blu eri tu…

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Le cronache della Leda #35 – Quasi Natale e altre cose

l’ultima cronaca della leda del 2014

Poetarum Silva

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Le cronache della Leda #35 – Quasi Natale e altre cose

No, non mi sto preparando al Natale. Mi sto preparando all’arrivo dei miei ragazzi dagli Usa. L’avvocato dice che ci invita tutti a cena la sera di Natale. L’avvocato ha sempre queste manie di grandezza, ma ci andremo, in fondo lui fa parte della famiglia. Dopo andremo ad aspettare la mezzanotte dalla Luisa, che mi ha detto che mica pensava di arrivarci a questa mezzanotte qui, poi ha aggiunto che magari un paio di balli (non di più) a Capodanno riesce a farli. Che matta. No, non potrà ballare, ma è viva, e nello spirito è più viva che mai. MI ha chiesto di regalarle dei libri di poesia, l’ho proprio deviata. Dopocena dalla Luisa verranno anche la Wanda e l’Adriana.

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Le cronache della Leda #31: La Luisa, la Wanda e Fiorella Mannoia

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Le cronache della Leda #31: La Luisa, la Wanda e Fiorella Mannoia

L’avvocato mi ha detto: «Guarda che la so anch’io una storia della Luisa. Della Luisa e della Wanda.» Intanto fuori stava diventando buio, i corti pomeriggi di novembre, così sono, così sono sempre stati, così sempre saranno. L’ho guardato e gli ho detto: «Raccontamela, avvocato.»

La Luisa e la Wanda una volta sono venute da me, ma mica per caso, hanno preso appuntamento proprio come se avessero bisogno di una consulenza legale, e a pensarci bene, un po’ era così. Parlò la Wanda per prima. «Senti avvocato, non ti vogliamo far perdere tempo, io e la Luisa abbiamo scritto una canzone. Musica e parole. [continua a leggere su Poetarum Silva]


Le cronache della Leda #29 e 30

parigi - foto gm

parigi – foto gm

Le cronache della Leda #29 – Il neon, la Luisa e Amelia Rosselli

La Luisa si è sentita male in piena notte, un infarto. Me lo ha detto la Wanda telefonandomi all’alba. La Wanda, però, non se la sente di venire all’ospedale, quando ci entra, di solito, sviene. L’Adriana dice che non ce la fa a vedere la Luisa così. Così come mi domando, se ne sappiamo poco o nulla. Sappiamo, però, che è in rianimazione. Comunque quelle due mi hanno fatto arrabbiare. Ho detto all’Adriana «Guarda che la Luisa non è mica morta.» Sono andata a trovarla da sola. L’ospedale sta appena fuori dal centro, sono uscita di casa alle due, si può entrare alle tre. Ho preso la bicicletta e immediatamente ho pensato alla Luisa, che mi direbbe che non è mica il caso di andare in bicicletta con i primi freddi, mi direbbe che rischio di ammalarmi. Pedalavo e mi scendevano le  lacrime. Allora pedalavo più forte come quando ero in ritardo per la prima lezione del mattino. Mai arrivare dopo gli studenti, mi dicevo. Arrivavo a scuola rossa in viso e, con ancora il cuore in gola, interrogavo per calmarmi. [continua a leggere su Poetarum Silva]

*

Le Cronache della Leda #30 – La storia della Luisa (come un canto)

L’avvocato si è accomodato in poltrona e mi ha detto: «Allora Leda, me la dici o no la storia della Luisa?» E io gliela ho raccontata, per filo, per segno, per colore, per ritaglio, per sorriso. La storia della Luisa è una storia da sogno.

La Luisa aveva un paio di scarpe gialle, scarpe col tacco ma non troppo, con la punta ma non troppo appuntita. Le scarpe gialle erano state il regalo per il suo sedicesimo compleanno. A Luisa piaceva ballare, soprattutto le piaceva ballare con le scarpe gialle. La Luisa leggera sulla pista della balera volteggiava sulle scarpe gialle. Ogni tanto rideva, spesso decollava. La Luisa ballava e quando ballava era felice. Era la più corteggiata della balera, anche se c’erano delle sere in cui la Wanda se la giocava. La Wanda era bellissima, ma non aveva le scarpe gialle. La Luisa quando ballava avresti detto che non sarebbe mai morta. La Luisa in scarpe gialle, in tango, in valzer, in giravolta, la Luisa mai morta. [continua a leggere su Poetarum Silva]


Le cronache della Leda #27 e #28

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Le cronache della Leda #27 – Primi segnali d’inverno, l’Adriana e Louise Glück

Per raccontare la mia America alle ragazze leggo loro delle cose, cose che mi sono portata via da lì, oggi ho letto questa poesia.

The light has changed;
middle C is tuned darker now.
And the songs of morning sound over-rehearsed. –

This is the light of autumn, not the light of spring.
The light of autumn: you will not be spared.

The songs have changed; the unspeakable
has entered them.

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***

Le cronache della Leda #2 – Le mie amiche, la mia pazienza e “Il giovane favoloso”

 

XXVIII – A SE STESSO

Or poserai per sempre,
Stanco mio cor. Perì l’inganno estremo,
Ch’eterno io mi credei. Perì. Ben sento,
In noi di cari inganni,
Non che la speme, il desiderio è spento.
Posa per sempre. Assai
Palpitasti. Non val cosa nessuna
I moti tuoi, nè di sospiri è degna
La terra. Amaro e noia
La vita, altro mai nulla; e fango è il mondo.
T’acqueta omai. Dispera
L’ultima volta. Al gener nostro il fato
Non donò che il morire. Omai disprezza
Te, la natura, il brutto
Poter che, ascoso, a comun danno impera,
E l’infinita vanità del tutto.

(Giacomo Leopardi – I canti)

I critici, quelli che recensiscono in maniera positiva e quelli che recensiscono in maniera negativa, per non parlare del pubblico trasformato in tifosi, dimenticano sovente che quando si parla o si scrive di un film, è di un film che si sta scrivendo o parlando. Anche se il film in questione è basato su avvenimenti storici, o, come nel caso del film che siamo andate a vedere ieri sera io e quelle tre sciagurate delle mie amiche, racconta gran parte della vita di un poeta come Giacomo Leopardi (il più bravo? Raboni sosteneva bisognasse amare Manzoni almeno quanto Leopardi, io preferisco il marchigiano), rimane un film. [continua a leggere su Poetarum Silva]


Le cronache della Leda #26: Il tè, Saverio e Raboni

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Starsene un pomeriggio, e poi una serata intera con le poesie di Raboni, smettere di leggere soltanto quando gli occhi non ce la fanno più e cominciano a bruciare. Ritornare indietro, aprire, uno per uno, i cassetti della memoria e lasciare che le cose tornino, sentire le voci e le paure di quando eri ragazzina. E così nei versi torna la guerra, ed era così, era terrore e speranza. Era sgomento. Ed è vero quel che scrive Raboni: “Con tutta quella morte in giro / nessuno moriva”. Noi bambini ancora meno, si giocava e quando c’era da scappare, lo si faceva ridendo. Più che paura, la nostra, era suggestione. Avevamo paura, ma era una proiezione della paura degli adulti. [continua a leggere su Poetarum Silva


Le cronache della Leda #25: La Wanda, i tortelli e “Ogni terzo pensiero”

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Le cronache della Leda #25: La Wanda, i tortelli e “Ogni terzo pensiero”

 

L’Italia è rimasta insopportabile così come l’avevo lasciata, la Wanda no, la Wanda è ancora più adorabile. Stamattina mi ha telefonato per invitarmi a pranzo: «Devo raccontarti delle cose», ha detto con fare cospiratorio. Sono arrivata a casa sua all’una, ha preparato i tortelli, che meraviglia. C’è tutto un discorso che lega la Wanda al cibo. Ci sono piatti da conversazione e piatti da silenzio, piatti da pettegolezzo e da raccoglimento, portate da televisore acceso e da televisore spento. I tortelli, se non ricordo male, sono da confessione. Mi fa sedere e dice che prima deve darmi una cosa, dice che è il suo bentornata. Mi mette davanti un pacchetto e mi chiede di aprirlo, tolgo –strappo – la carta, dalla gioia e dalla sorpresa quasi scoppio a piangere, sono i due nuovi volumi che Einaudi ha pubblicato con tutte le poesie di Giovanni Raboni. Salto in piedi e la stringo forte, e la ringrazio, e l’abbraccio di nuovo, e grido anche, sembro una ragazzina. Quanto è bello quando le persone ti conoscono. [continua a leggere su Poetarum Silva


Le Cronache della Leda #24 – Le cose al proprio posto

biennale architettura 2010 - foto gm

biennale architettura 2010 – foto gm

 

Il pomeriggio, quando tornava dalle sue lezioni, Stefano mi portava a passeggiare lungo il Connecticut, che scorre a qualche chilometro di distanza da casa sua. Quello era il modo che aveva scelto per il nostro ipotetico riavvicinamento. Come se madre e figlio potessero mai veramente allontanarsi. Abbiamo passeggiato in riva al fiume tre, quattro pomeriggi alla settimana per quasi due mesi, a volte a braccetto, altre con lui che camminava qualche passo più avanti, e io a guardargli la schiena, a riconoscerne le somiglianze con quella di Saverio. Le passeggiate duravano un’ora, più o meno. Per ogni pomeriggio saranno stare pronunciate, al massimo, quattro o cinque frasi, mai particolarmente lunghe, ma non era necessario parlare. [Continua a leggere su Poetarum Silva


Le cronache della Leda #23 – Ritorno a casa

berlino - foto gm

berlino – foto gm

Le cronache della Leda #23: Ritorno a casa

 

Ricordo solo di essermi svegliata seduta su una vecchia poltrona di velluto marrone. Una giovane donna tentava di porgermi un bicchiere d’acqua, mi diceva di avermi trovata priva di sensi davanti all’ingresso dell’associazione. A quel punto mi è tornato tutto in mente: stavo passeggiando per Brooklyn, nel mio ultimo pomeriggio americano, sarei partita per l’Italia il giorno dopo. La mia attenzione era stata attratta da una scritta su una piccola targa metallica Gruppo mamme aiuto, prendete per buona la traduzione di una vecchia professoressa in pensione. Leggendo la targa pensavo alla distanza dall’Italia, a quanto poco avessi pensato alla mia casa  durante le settimane trascorse qui, pur avvertendo la mancanza delle mie amiche che, per fortuna, sono diventate tutte bravissime con Skype. [continua a leggere su Poetarum Silva]


Le cronache della Leda #22 – U.S.A.

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Le cronache della Leda #22 – U.S.A.

La settimana dei saluti, quella che ha preceduto la partenza, la settimana del delirio, del via vai, di gente che entrava e usciva da casa mia. La settimana delle raccomandazioni della Luisa, dei consigli dell’Adriana, degli abbracci – troppi – della Wanda, dei mezzi sorrisi emozionati dell’avvocato, ma anche la settimana di Wimbledon, che non ho potuto seguire come avrei voluto. La settimana degli amici che mi vogliono bene e che ancora non ci credono che io abbia deciso per gli Stati Uniti, dopo tutti questi anni. La settimana delle lacrime versate e dei mille Controlla il passaporto e il visto; dei Portati un pullover che non si sa mai. E io a dire loro che in luglio sulla East Coast fa caldo. A New York, a Boston e negli altri posti dove andrò fa caldo. Ma niente, con gli apprensivi…

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