Archivi tag: Le cronache della Leda

Le cronache della Leda #38 – “Avevi una gonna rossa”

le cronache della leda n. 38

Poetarum Silva

Commedie-Americane-Brillanti-268x200Le cronache della Leda #38 – “Avevi una gonna rossa”

Siamo andate poi a cena, noi quattro. Io, la Wanda, l’Adriana e, di nuovo, la Luisa. Abbiamo prenotato per le sette, all’Osteria Sottocasa, il ristorante preferito della Luisa. Ci siamo trovate lì, quattro vecchie, arzille e raggianti. La Luisa è arrivata in blu, pullover e gonna lunga, ma la meraviglia è stata la Wanda. È arrivata con una gonna rossa da film, una di quelle che portava quando eravamo ragazze. Ha sorriso quando si è accorta che avevamo capito. «Dove mi hanno portato le mie gonne rosse?» Ha detto, guardandoci con l’aria a metà tra il mesto e il divertito. «Per arrivare a essere vostra inseparabile amica sarebbe bastato molto meno, e così è stato, ma io mi ricordo quando sceglievo le gonne, quando il primo occhio cadeva sul rosso. Il giallo è sempre stato troppo per me. Il blu eri tu…

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Le cronache della Leda #37 – Quando la Glück mi spiega mio figlio

Poetarum Silva

louise gluck (fonte exeter.edu) Louise Glück (fonte exeter.edu)

Le cronache della Leda #37 – Quando la Glück mi spiega mio figlio

Mio figlio mi accusa
della sua infelicità, non
a parole, ma nel modo
con cui guarda a terra, procedendo
lentamente nel vialetto; sa
che lo osservo. Per questo
saluta il gatto,
per far vedere che è capace
di mostrare liberamente il suo affetto.
Mio padre faceva
lo stesso col cane.
Mio figlio ed io, siamo i più grandi
esperti viventi in fatto di silenzio.
La neve spazza il cielo;
cambia
direzione, prima
si tuffa in verticale, poi vien giù obliqua.

Si dice che le poesie non vadano spiegate, ma nulla vieta a loro di spiegarci qualcosa, qualcosa di noi stessi. Questa è la poesia. Una cosa che permette, nel lampo di un apri e chiudi finestra, a una signora che vive negli Stati Uniti di scrivere versi tanto puliti, perfetti ed efficaci, da…

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Le cronache della Leda #36 – “Pride” e Paley

Poetarum Silva

prideLe cronache della Leda #36 – “Pride” e Paley

Il primo di gennaio, con mio figlio e mio nipote ripartiti per l’America da qualche ora, sono andata al cinema, per una volta da sola. Per la Luisa è ancora presto, e non avevo voglia di chiamare la Wanda e l’Adriana, a volte bisogna stare da soli, e dentro a un  cinema si può stare da soli tra gli altri, senza cedere un briciolo di malinconia ma, quando va bene, sorridendo un po’. Sono andata a vedere Pride, un po’ perché conoscevo la storia del film e perché confidavo in qualche battuta formidabile, quelle di cui gli inglesi sono maestri. Cosa che si è puntualmente verificata.

La storia, la ricorderete, è quella del grande sciopero dei minatori britannici, che durò moltissimi mesi; il durissimo braccio di ferro con la Thatcher, che fedele al suo soprannome non arretrò di un passo. Erano…

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Le cronache della Leda #35 – Quasi Natale e altre cose

l’ultima cronaca della leda del 2014

Poetarum Silva

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Le cronache della Leda #35 – Quasi Natale e altre cose

No, non mi sto preparando al Natale. Mi sto preparando all’arrivo dei miei ragazzi dagli Usa. L’avvocato dice che ci invita tutti a cena la sera di Natale. L’avvocato ha sempre queste manie di grandezza, ma ci andremo, in fondo lui fa parte della famiglia. Dopo andremo ad aspettare la mezzanotte dalla Luisa, che mi ha detto che mica pensava di arrivarci a questa mezzanotte qui, poi ha aggiunto che magari un paio di balli (non di più) a Capodanno riesce a farli. Che matta. No, non potrà ballare, ma è viva, e nello spirito è più viva che mai. MI ha chiesto di regalarle dei libri di poesia, l’ho proprio deviata. Dopocena dalla Luisa verranno anche la Wanda e l’Adriana.

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Le cronache della Leda #34 – Due che se ne vanno via e il cinema

la trentaquattresima cronaca della Leda

Poetarum Silva

Vacanze romane (fonte repubblica.it) Vacanze romane (fonte repubblica.it)

Le cronache della Leda #34 – Due che se ne vanno via e il cinema

Conservo un’unica immagine nella memoria, un uomo e una donna che si allontanano di schiena, la donna tiene l’uomo sottobraccio. Nell’altra mano tiene una borsetta. Di lui si vedono il cappotto e il cappello, forse ha le spalle larghe. Lei ha un cappotto chiaro stretto in vita da una cintura. In una mano ha una borsetta dello stesso colore del cappello. Mi hanno appena accompagnata a scuola, è il primo giorno delle elementari. Io li sto guardando dalla finestra e provo amore per quelle due schiene che mi hanno portata a scuola insieme. È Il primo giorno, quello più importante. Li guardo fino a che quelle schiene diventano due piccoli punti in fondo alla strada, lì dove c’è la chiesa, dove finisce il viale, svoltano. La maestra mi chiama: «Leda, vieni…

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Le cronache della Leda #32 e 33

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Le cronache della Leda #32: Un sogno della Luisa

La notte fuori dalle finestre
di un ospedale riflette
sui vetri il padiglione
di fronte, una luce bianca
che potrebbe essere luna
passa lunga come un taglio
dietro le spalle gli zoccoli
degli infermieri lasciano
le ultime tracce

La città è lontanissima
soltanto i neon sono stabili
e giocano di sponda.

 

Da una settimana la Luisa è uscita dalla rianimazione, sta bene, se vogliamo essere sintetici. Bene, se pensiamo alla morte. La morte quasi toccata e ora messa di nuovo a distanza. [continua a leggere su Poetarum Silva]

*

Le cronache della Leda #33 – Voglio dirvi tre cose

Tre cose che sono accadute e che voglio dirvi.

Mi telefona una mia vecchia amica che vive in provincia di Napoli e mi racconta una cosa, questa:

Noi andiamo sempre a fare la spesa in un piccolo minimarket vicino casa. Ci andiamo da sempre, sono brave persone e poi hanno buoni prodotti. Si possono fare due chiacchiere veloci con i proprietari e sorridere facendo acquisti. [continua a leggere su Poetarum Silva]


Le cronache della Leda #31: La Luisa, la Wanda e Fiorella Mannoia

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Le cronache della Leda #31: La Luisa, la Wanda e Fiorella Mannoia

L’avvocato mi ha detto: «Guarda che la so anch’io una storia della Luisa. Della Luisa e della Wanda.» Intanto fuori stava diventando buio, i corti pomeriggi di novembre, così sono, così sono sempre stati, così sempre saranno. L’ho guardato e gli ho detto: «Raccontamela, avvocato.»

La Luisa e la Wanda una volta sono venute da me, ma mica per caso, hanno preso appuntamento proprio come se avessero bisogno di una consulenza legale, e a pensarci bene, un po’ era così. Parlò la Wanda per prima. «Senti avvocato, non ti vogliamo far perdere tempo, io e la Luisa abbiamo scritto una canzone. Musica e parole. [continua a leggere su Poetarum Silva]


Le cronache della Leda #29 e 30

parigi - foto gm

parigi – foto gm

Le cronache della Leda #29 – Il neon, la Luisa e Amelia Rosselli

La Luisa si è sentita male in piena notte, un infarto. Me lo ha detto la Wanda telefonandomi all’alba. La Wanda, però, non se la sente di venire all’ospedale, quando ci entra, di solito, sviene. L’Adriana dice che non ce la fa a vedere la Luisa così. Così come mi domando, se ne sappiamo poco o nulla. Sappiamo, però, che è in rianimazione. Comunque quelle due mi hanno fatto arrabbiare. Ho detto all’Adriana «Guarda che la Luisa non è mica morta.» Sono andata a trovarla da sola. L’ospedale sta appena fuori dal centro, sono uscita di casa alle due, si può entrare alle tre. Ho preso la bicicletta e immediatamente ho pensato alla Luisa, che mi direbbe che non è mica il caso di andare in bicicletta con i primi freddi, mi direbbe che rischio di ammalarmi. Pedalavo e mi scendevano le  lacrime. Allora pedalavo più forte come quando ero in ritardo per la prima lezione del mattino. Mai arrivare dopo gli studenti, mi dicevo. Arrivavo a scuola rossa in viso e, con ancora il cuore in gola, interrogavo per calmarmi. [continua a leggere su Poetarum Silva]

*

Le Cronache della Leda #30 – La storia della Luisa (come un canto)

L’avvocato si è accomodato in poltrona e mi ha detto: «Allora Leda, me la dici o no la storia della Luisa?» E io gliela ho raccontata, per filo, per segno, per colore, per ritaglio, per sorriso. La storia della Luisa è una storia da sogno.

La Luisa aveva un paio di scarpe gialle, scarpe col tacco ma non troppo, con la punta ma non troppo appuntita. Le scarpe gialle erano state il regalo per il suo sedicesimo compleanno. A Luisa piaceva ballare, soprattutto le piaceva ballare con le scarpe gialle. La Luisa leggera sulla pista della balera volteggiava sulle scarpe gialle. Ogni tanto rideva, spesso decollava. La Luisa ballava e quando ballava era felice. Era la più corteggiata della balera, anche se c’erano delle sere in cui la Wanda se la giocava. La Wanda era bellissima, ma non aveva le scarpe gialle. La Luisa quando ballava avresti detto che non sarebbe mai morta. La Luisa in scarpe gialle, in tango, in valzer, in giravolta, la Luisa mai morta. [continua a leggere su Poetarum Silva]


Le cronache della Leda #27 e #28

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Le cronache della Leda #27 – Primi segnali d’inverno, l’Adriana e Louise Glück

Per raccontare la mia America alle ragazze leggo loro delle cose, cose che mi sono portata via da lì, oggi ho letto questa poesia.

The light has changed;
middle C is tuned darker now.
And the songs of morning sound over-rehearsed. –

This is the light of autumn, not the light of spring.
The light of autumn: you will not be spared.

The songs have changed; the unspeakable
has entered them.

[continua a leggere su Poetarum Silva]

***

Le cronache della Leda #2 – Le mie amiche, la mia pazienza e “Il giovane favoloso”

 

XXVIII – A SE STESSO

Or poserai per sempre,
Stanco mio cor. Perì l’inganno estremo,
Ch’eterno io mi credei. Perì. Ben sento,
In noi di cari inganni,
Non che la speme, il desiderio è spento.
Posa per sempre. Assai
Palpitasti. Non val cosa nessuna
I moti tuoi, nè di sospiri è degna
La terra. Amaro e noia
La vita, altro mai nulla; e fango è il mondo.
T’acqueta omai. Dispera
L’ultima volta. Al gener nostro il fato
Non donò che il morire. Omai disprezza
Te, la natura, il brutto
Poter che, ascoso, a comun danno impera,
E l’infinita vanità del tutto.

(Giacomo Leopardi – I canti)

I critici, quelli che recensiscono in maniera positiva e quelli che recensiscono in maniera negativa, per non parlare del pubblico trasformato in tifosi, dimenticano sovente che quando si parla o si scrive di un film, è di un film che si sta scrivendo o parlando. Anche se il film in questione è basato su avvenimenti storici, o, come nel caso del film che siamo andate a vedere ieri sera io e quelle tre sciagurate delle mie amiche, racconta gran parte della vita di un poeta come Giacomo Leopardi (il più bravo? Raboni sosteneva bisognasse amare Manzoni almeno quanto Leopardi, io preferisco il marchigiano), rimane un film. [continua a leggere su Poetarum Silva]


Le cronache della Leda #25: La Wanda, i tortelli e “Ogni terzo pensiero”

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Le cronache della Leda #25: La Wanda, i tortelli e “Ogni terzo pensiero”

 

L’Italia è rimasta insopportabile così come l’avevo lasciata, la Wanda no, la Wanda è ancora più adorabile. Stamattina mi ha telefonato per invitarmi a pranzo: «Devo raccontarti delle cose», ha detto con fare cospiratorio. Sono arrivata a casa sua all’una, ha preparato i tortelli, che meraviglia. C’è tutto un discorso che lega la Wanda al cibo. Ci sono piatti da conversazione e piatti da silenzio, piatti da pettegolezzo e da raccoglimento, portate da televisore acceso e da televisore spento. I tortelli, se non ricordo male, sono da confessione. Mi fa sedere e dice che prima deve darmi una cosa, dice che è il suo bentornata. Mi mette davanti un pacchetto e mi chiede di aprirlo, tolgo –strappo – la carta, dalla gioia e dalla sorpresa quasi scoppio a piangere, sono i due nuovi volumi che Einaudi ha pubblicato con tutte le poesie di Giovanni Raboni. Salto in piedi e la stringo forte, e la ringrazio, e l’abbraccio di nuovo, e grido anche, sembro una ragazzina. Quanto è bello quando le persone ti conoscono. [continua a leggere su Poetarum Silva


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