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Quando imparammo a tremare

milano, foro gm

milano, foto gm

Scrissi questo pezzo l’anno scorso, per il trentacinquesimo anniversario del terremoto dell’Irpinia, fu quella una ferita che ci avrebbe segnato profondamente, che avrebbe condizionato le nostre vite, eravamo bambini e non lo sapevamo ancora.

per Angela, mia sorella

Non avevamo paura, eravamo bambini. I bambini non hanno paura, non quella paura consapevole dei grandi. I bambini hanno paura soltanto di quello che la loro fantasia o suggestione riesce a creare. I bambini non hanno paura del fatto, del reale, dell’accaduto. Il 23 novembre 1980, di pomeriggio, di domenica, di domenica e di pomeriggio di trentacinque anni fa, io e mia sorella e i miei cugini eravamo bambini, quando si avvertì la prima scossa non avemmo paura, non sapevamo cosa fosse, per tutti quei secondi, circa un minuto e mezzo, più tardi anche noi bambini avremmo capito che si trattò di un tempo infinito, ma questo avvenne dopo, la scossa venne mentre noi stavamo giocando a calcio. [continua a leggere su minima&moralia]

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Higuain, Dica 36

pipita

Sono nato il 10 dicembre del 1987 a Brest, in Francia. È in Bretagna, c’è anche il Museo delle Fragole (e del patrimonio), ma questo l’ho scoperto pochi anni fa. Sono nato a Brest, una notte di maggio del 2016, invece, sono diventato napoletano. Il mio colore preferito è l’azzurro: come il cielo di Brest quando passano rapide le nuvole, come quello di Buenos Aires nelle mattine d’inverno, come quello di Napoli che s’apre all’improvviso sopra Via Caracciolo. Dopo Brest e prima di Napoli sono stato argentino, dopo Napoli sarò ancora argentino. Mi chiamo Gonzalo, sono argentino, faccio il calciatore e mi piacciono le fragole. A Brest ho vissuto pochissimo, pochi mesi, quasi niente. La mia infanzia, la mia adolescenza, gli anni che contano li ho vissuti a Buenos Aires, lì è la mia casa. La mia terra era quella giusta per imparare a fare il calciatore. Imparare, sì. Perché saper giocare a calcio è un dono, tutta la storia del talento la conosciamo bene, ma a fare il calciatore si impara. Io volevo imparare, sapevo che avrei imparato.

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Il mio racconto su Higuain comincia così, per il resto del racconto e del libro dovete comprare “Dica 36”, Colonnese Editore, già prenotabile e in vendita dal 7 luglio. Il libro è una raccolta di scritti su Higuain, un libro de Il Napolista, curato da Francesca Leva, qui per tutti i dettagli e l’elenco degli autori coinvolti: Napolista/Dica36

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La prima presentazione del libro si terrà domani nel rione Sanità, per i dettagli qui: Dica36/Presentazione

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Il libro si può già prenotare su:

IBS/DICA36

e su

AMAZON/DICA36

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I diritti d’autore sono stati donati alla Onlus “Fondazione di Comunità San Gennaro”

GM


Breve viaggio nei romanzi di Mario Benedetti (per Doppiozero)

fonte milan cervantes .es

fonte milan cervantes .es


Questa storia comincia nell’estate del 2013, la nostra estate, ma comincia nell’inverno uruguaiano, a Montevideo. Comincia quando Anna, la mia compagna, fa in quella città un breve viaggio. Comincia con una foto che Anna scatta sul Rio de la Plata, mentre lo attraversa da Buenos Aires a Montevideo. Questa storia comincia con Anna che su Skype mi racconta questa strana città, me ne comunica il fascino. Comincia con me che immagino e penso e invidio, e ricordo Anna in altri luoghi con me, con le sue macchine fotografiche analogiche al collo. Comincia con una profonda nostalgia, qualcosa di bello dolce e strano, che influenzerà molto di quello che ho scritto da allora in poi. Questa storia continua con un nome, Mario Benedetti e con un titolo, Grazie per il fuoco. Anna mi racconta di questo libro incredibile e mi parla incantata del suo autore, mi accenna a un altro romanzo, La Tregua, di cui ancora non sappiamo della ristampa italiana che verrà. Mi dice che devo leggerlo, perché io di Benedetti Mario, più volte candidato al Nobel, non ho mai letto nulla. E allora, aspettando che Anna ritorni, io cerco i libri di Mario Benedetti.

La solitudine e la mediocrità nei personaggi di Mario Benedetti

“Come d’abitudine si allinearono le due squadre per ascoltare e cantare gli inni nazionali. Per primo, ovviamente, fu suonato quello della squadra di casa, con il coro del pubblico e dei giocatori, seguito da una calorosa ovazione. Poi l’inno dei nostri giocatori. La registrazione era spaventosa, di una stonatura veramente olimpica. Non tutti i giocatori conoscevano tutte le parole, però facevano il coro almeno nella strofa più famosa. Solo uno dei calciatori, per puro caso un attaccante, anche se si ricordava l’inno, decise di cantare al suo posto il tango Cambalache : «Che il mondo sia stato e sarà una schifezza, / già lo so, / nel cinquecentosei / e anche nel duemila». Solo nella tribuna d’onore alcuni applaudirono per dovere.”

Questo brano è tratto dal racconto Cambalache in Lettere dal tempo (Le Lettere, 2000, trad. di Emanuela Jossa), il primo libro che ho comprato di Benedetti. [Continua a leggere su Doppiozero]


Quella volta che Britos fece una grande partita

fonte ilnapolista

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Quella volta che Britos fece una grande partita

Quella volta che Britos fece una grande partita a Roma venne giù una roba da diluvio. Era marzo, a Roma, quella volta che Britos fece una grande partita. Le aquile di quella squadra che giocava contro il Napoli, quella volta che Britos fece una grande partita, rimasero a mezz’aria, i tifosi, presenti all’Olimpico, intonarono cori contro i napoletani, credendo di fare una novità, ingenui. L’unica novità fu che Britos fece una grande partita. Quella volta che Britos fece una grande partita Marco Tardelli si accorse di tifare Lazio, e non fece nulla per nasconderlo, ma Britos decise di fottersene e disse: «Fanculo Tardelli, questa è la sera in cui sto facendo una grande partita.» [continua a leggere su Il Napolista]

 


La partita non guardata #25 e #26

fonte ilnapolista

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La partita non guardata #25: Torino – Napoli

Il bar della stazione di Venezia Santa Lucia, stamattina, aveva la serranda alzata per metà. Ma che state a lutto, uagliù? Capisco la solidarietà veneta per i napoletani, ma non esageriamo. Aprite che non posso salire sul treno senza prima aver mangiato il cornetto. Cornetto senza nome, si capisce. Come prima cosa, oggi, avrei voluto pure io andare a Castelvolturno, a parlare coi ragazzi, prima di andare al lavoro, ma poi, vista la distanza, ho desistito; sarei arrivato con la furnacella di Britos già spenta, e figuriamoci, nessuno mi avrebbe lasciato un pezzetto di filetto, ‘na purpetta. Meglio così, come polpetta può bastare quella di Glick, l’uomo che non fa altro che segnare di testa su calcio d’angolo, solo i nostri difensori non erano stati informati. [continua a leggere su Il Napolista]

La partita non guardata #26 Napoli – Inter

Stamattina avrei avuto bisogno di comprare un quotidiano sportivo, per documentarmi sulla partita, fino alla sveglia non conoscevo nemmeno il risultato. Riflettendo, però (ammesso che si possa riflettere alle sei del mattino), sulla paroladocumentare, mi sono reso conto di come fosse meglio consultare Facebook che la Gazzetta, è cominciato così il mio sesto lunedì senza Mimmo Malfitano, del quale non avverto alcuna mancanza. Ne sono fuori. [continua a leggere su Il Napolista


La partita non guardata #19 e #20

Higuain - fonte tuttonapoli.net

Higuain – fonte tuttonapoli.net

La partita non guardata #19 Lazio – Napoli

Forse l’hanno capita. I miei amici, voglio dire, quelli degli sms e whatsapp durante la partita. Oggi hanno taciuto, si vede che stavano cucinando. Meglio così. Comincio ad apprezzare questo orario di tarda mattinata, mi permette di documentarmi sulla partita entro sera ed evitare il supplizio Gazzetta del lunedì mattina. Devo dirvi, però, che pure oggi ho scoperto del gol del Napoli mentre la partita si stava svolgendo, addirittura in diretta. Niente, mi stavo loggando, in santa pace, su Twitter, con l’account del sito letterario che gestisco e ho sbagliato password. Sono entrato col mio account, senza accorgermene, esattamente mentre Anna Trieste twittava:Higuaiiiiiiiiin. Il tempo di sorridere e esultare e subito mi sono disconnesso. Mi sono, poi, messo a sistemare delle recensioni, tenendo in testa un unico pensiero: mantenimm’ l’uno a zero. Scrivevo di Ian McEwan e pensavo a Higuain. [continua a leggere su Il Napolista]

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La partita non guardata #20 Napoli – Genoa

Chi avrebbe mai pensato di arrivare a venti partite non guardate, spero apprezziate l’importanza del sacrificio. Venti partite sono un sacco di cornetti e, visto che tifiamo Napoli, un sacco di jastemme, ma a noi ci piace così. Venti partite fanno un sacco di minuti di ritardo dei miei Frecciabianca e un sacco di punti persi dal Napoli. Per fortuna ieri sera non è andata così. Io stavo già a Milano e non ho preso il treno e il Napoli, con merito e – diciamolo – grazie a una (se non due) sviste arbitrali, ha fatto sua l’intera posta. [continua a leggere su Il Napolista]


La Partita non guardata #7 Inter – Napoli

immagine da fanpage

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La Partita non guardata #7 Inter – Napoli: Callejon ha un rapporto qualità-prezzo così vantaggioso che lo studiano alla Bocconi: la Calle Economy

 

Esistono parecchi modi di essere tifosi, diverse anime mosse dai tempi e dai momenti, ma la sofferenza e l’ansia sono sempre le stesse. Negli anni in cui nel Napoli giocava Maradona ho preso treni di notte, ho dormito per terra, sdraiato in corridoi di treno talmente sporchi che dopo bisognava disinfettarsi, ho viaggiato con un cugino maggiorenne per aver l’autorizzazione da casa, ho comprato biglietti dai bagarini, scegliendo l’ultimo venditore, quello più vicino all’ingresso e a pochi minuti dal calcio d’inizio, minor rischio di biglietto falso e prezzo più basso, e poi San Siro, sotto un cielo grigio esattamente come doveva essere aspettavamo che in campo accadesse il miracolo, cose come il gol di Maradona a Zenga (campionato 85/86), con la palla che si incollò sul petto di Diego, a noi parve restarci per una settimana, prima di scendere a fare il suo dovere di pallone sottomesso al volere del genio. [continua a leggere su Il Napolista]


La partita non guardata #4 (napoli – palermo) e #5 (sassuolo – napoli)

fonte UpImage

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La partita non guardata #4: Quelle cassatine da Palermo mentre leggevo I mastini di Dallas 

Eppure avevo quasi deciso di guardarla, avevo trovato un ottimo canale streaming in lingua araba. Per me Sky e Premium possono pure chiudere e Massimo Mauro, tanto per fare un nome, può andare a scaricare le cassette di frutta al mercato ortofrutticolo di Giugliano. Pensandoci bene, però, lì lo licenzierebbero subito perché troppo lento, ma a quel punto sarebbero un po’ cazzi suoi. [continua e leggere su Il Napolista]

La partita non guardata #5: Alla Gazzetta sognano di metterci dopo il Basket

Da ragazzi, la domenica mattina, andavamo a giocare a calcetto. Quasi sempre il campo era un tantino arrangiato. Si giocava, infatti, in uno sterrato pieno di fango e fossi se andava bene, al limite dell’impraticabilità se andava male (ma Collina ci avrebbe lasciati giocare). Qualche volta, però, si giocava seriamente, nei campi con erbetta sintetica e compagnia bella, campi di solito riservati alle partire serali, le coppe per capirci. La domenica mattina verso mezzogiorno mentre molti entravano in chiesa per la messa, noi andavamo a giocare a calcetto, a cinque o a sette, a seconda del numero dei presenti. Si finiva verso le due e poi si tornava a casa a mangiare. [continua a leggere su Il Napolista


La partita non guardata #3: Udinese – Napoli

LaPresse/ Foto Valter Parisotto

LaPresse/ Foto Valter Parisotto

Il Napoli a Udine sembrava quei napoletani arrivati lì per fare il militare

 

Il Friuli è una terra bellissima (sì, poi è pure uno stadio), terra di frontiera, luogo che su di me esercita un fascino particolare. Per non parlare di Trieste che, se la guardi dal lungomare di notte, pare Napoli, forse più di Genova (maronna ‘a mattunella). Chi, come me, è nato a Napoli (o in provincia) negli anni settanta, ha ignorato per anni la bellezza del Friuli, ce la tenevano nascosta. L’unica cosa che ci era concesso abbinare a posti come Palmanova, Udine, Gorizia, Pordenone era la Caserma e il terrore di finirci dentro per un anno. Il servizio militare e i mille modi possibili escogitati dai napoletani per non finire lassù. Questo era il Friuli. Poi, per fortuna, nel tempo, uno scopre cose come Zico, Edinho, la bellezza delle terre di frontiera, Bruno Pizzul, il vino, Guidolin e Di Natale. Come Di Natale? [continua a leggere su Il Napolista


La partita non guardata #1 Genoa – Napoli

Foto LaPresse - Iannone 31/08/2014

Foto LaPresse – Iannone 31/08/2014

Con Genoa – Napoli è cominciata la mia collaborazione con il Napolista, che ringrazio. Nel primo articolo c’entrano le mattonelle, i cornetti, i treni e un sacco di altre cose.

 

Capire Genoa-Napoli sul Frecciabianca da Venezia

 

Al bar della stazione Santa Lucia di Venezia, all’ora in cui ci passo io, (le sei e dieci circa di ogni lunedì mattina) si trovano soltanto due tipi di cornetto: alla marmellata o alla crema. Ho imparato, nel tempo, che vengono sfornati sempre prima quelli alla marmellata, per questo motivo quelli alla crema è meglio saltarli in velocità come se fossero un Britos qualsiasi, se non ci si vuole ustionare il palato ‘a primma matina. Stamattina, a sorpresa, c’erano pure i cornetti al cioccolato. Il pensiero è stato più rapido di uno scatto di Mertens: se questi hanno sfornato al cioccolato vuoi vedere che ha giocato Zuniga? Non avevo tempo di riflettere, ho preso quello alla marmellata, una garanzia, un Callejon, e mi sono avviato al treno. […] continua a leggere su Il Napolista


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