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David Foster Wallace. Mi manca comunque (su Doppiozero)

David Foster Wallace. Mi manca comunque

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[un mio pezzo a dieci anni dalla morte di David Foster Wallace per Doppiozero]

C’è un piccolo brano di David Foster Wallace, lo si legge a pagina 184 de Il Re pallido (Einaudi, traduzione di Giovanna Granato) – il romanzo postumo, mai terminato e forse pubblicato troppo in fretta – che mi si è conficcato da qualche parte, chiamatela memoria chiamatelo cuore, dalla prima volta che l’ho letto e non mi ha mai più lasciato. Mi ritorna in mente con straordinaria frequenza, a metà tra la nostalgia per chi l’ha scritto e qualcosa con cui fare i conti. Il passaggio è questo:

«La nostra piccolezza, la nostra insignificanza e natura mortale, mia e vostra, la cosa a cui per tutto il tempo cerchiamo di non pensare direttamente, che siamo minuscoli e alla mercé di grandi forze e che il tempo passa incessantemente e che ogni giorno abbiamo perso un altro giorno che non tornerà più e la nostra infanzia è finita e con lei l’adolescenza e il vigore della gioventù e presto anche l’età adulta, che tutto quello che vediamo intorno a noi non fa che decadere e andarsene, tutto se ne va e anche noi, anch’io, da come sono sfrecciati via questi primi quarantadue anni tra non molto me ne andrò anch’io, chi avrebbe mai immaginato che esistesse un modo più veritiero di dire “morire”, “andarsene”, il solo suono mi fa sentire come mi sento al crepuscolo di una domenica d’inverno…». [continua a leggere su Doppiozero]

 

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Quando imparammo a tremare

milano, foro gm

milano, foto gm

Scrissi questo pezzo l’anno scorso, per il trentacinquesimo anniversario del terremoto dell’Irpinia, fu quella una ferita che ci avrebbe segnato profondamente, che avrebbe condizionato le nostre vite, eravamo bambini e non lo sapevamo ancora.

per Angela, mia sorella

Non avevamo paura, eravamo bambini. I bambini non hanno paura, non quella paura consapevole dei grandi. I bambini hanno paura soltanto di quello che la loro fantasia o suggestione riesce a creare. I bambini non hanno paura del fatto, del reale, dell’accaduto. Il 23 novembre 1980, di pomeriggio, di domenica, di domenica e di pomeriggio di trentacinque anni fa, io e mia sorella e i miei cugini eravamo bambini, quando si avvertì la prima scossa non avemmo paura, non sapevamo cosa fosse, per tutti quei secondi, circa un minuto e mezzo, più tardi anche noi bambini avremmo capito che si trattò di un tempo infinito, ma questo avvenne dopo, la scossa venne mentre noi stavamo giocando a calcio. [continua a leggere su minima&moralia]


David Foster Wallace a Marechiaro

DFW : Photo copyright Gary Hannabarger/Corbis

DFW : Photo copyright Gary Hannabarger/Corbis

David Foster Wallace a Marechiaro

 

È sera finalmente, qui è un posto
da poeti, il resto è da non crederci
Dio non esiste, ma se esistesse, remota
possibilità, mi avrebbe spedito quaggiù

in una terra che è dopo la realtà
gente ipervissuta quindi mai nata
sono troppi e troppo rapidi, eterno
rodeo dove sei tu il cavallo e il toro

dove quando piove il mare si fa nero
scuro come la ruggine di fuori Boston
un personaggio di Pynchon, baciarti qui
mi farebbe piccolo come a Capri vite fa.

@Gianni Montieri

nota: questa poesia sarà contenuta nel volume collettivo “La disarmata”  che uscirà a breve, mi faceva piacere renderla pubblica oggi, per la prima volta,nel giorno dell’anniversario della  morte di DFW (gm)


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