Prima della guerra (su Doppiozero)

 

 

Prima della guerra

Il Viaggiatore di Ulrich Alexander Boschwitz (Rizzoli 2019, trad. Marina Pugliano e Valentina Tortelli)
Prima del buio di di Hans Joachim Schädlich (Guanda 2019, trad di Silvia Albesano)

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Le guerre cominciano molti anni prima dello scoppio, parola che da sempre usiamo per fotografare l’istante in cui si sparò il primo colpo, cadde la prima bomba, ci furono le prime vittime. Scoppio, che se isolata fa pensare a cose che riconducono al gioco, lo scoppio di un pallone, o a piccoli disagi come quando si buca una gomma dell’auto. O: la guerra è esplosa tal giorno; ma esplosi Christa Wolf lo diceva dei ciliegi a primavera e dopo il disastro di Chernobyl, nel suo Guasti (edizioni e/o) scrive:

«Un giorno, di cui non posso scrivere al presente. I ciliegi saranno fioriti. Io avrò evitato di pensare: esplosi; i ciliegi sono esplosi, come ancora l’anno prima potevo non solo pensare ma anche dire senza esitazione, pur se non più con l’assoluta consapevolezza di una volta.»

Le guerre cominciano prima, molto prima e si combattono in forma di parole, di disprezzo che nasce e cresce, di odio che si alimenta. Le guerre cominciano prima e si annunciano, ma nessuno se ne accorge, attraverso l’insulto, attraverso qualche buon consiglio: “Forse è meglio che non ci facciamo vedere insieme.”; “Sarà il caso signore che il suo caffè vada a berlo da un’altra parte.”; “Mi dispiace, non posso più a venire a comprare il latte da lei.”. E qualche mese dopo: “Figliolo, sarà meglio, per prudenza, che tu non giochi più di pomeriggio con il figlio dei Rosenthal”. Non ci sono ancora delle leggi, non sono stati fatti proclami. La gente non sa ancora che deve avere paura, non sa ancora di averne, non ha ancora capito di essere in pericolo. La guerra è già cominciata ma la gente non crede che sia possibile. Un uomo non può pensare che il suo socio lo abbandonerà. Una donna non crederà mai al fatto che le amiche, con le quali ha condiviso il tè per decine di pomeriggi, presto faranno a meno della sua tazza. [continua a leggere su Doppiozero]

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