James Leo Helihy, La stagione della strega (su minima&moralia)

James Leo Helihy, La stagione della strega, Centauria 2019, trad. di Massimo Gardella

*

Siamo debitori, siamo figli non degni della controcultura, di ciò che avvenne in America in quegli anni, proviamo (o dovremmo provare) un’invidia pazzesca per Woodstock – di cui quest’anno ricorre il cinquantenario -; saremmo stati forse migliori se un assolo di Jimi Hendrix si fosse realizzato davanti ai nostri occhi. È successa ogni cosa allora, o almeno nell’aria c’era il desiderio di fare succedere le cose, di farle cambiarle, di metterne in circolo di nuove. Si amava chiunque e di chiunque ci si dimenticava, si sbagliava e si imparava. Si cresceva alla velocità della luce, si scappava di casa, si dormiva per strada. Era New York, erano gli anni del Vietnam, si faceva l’amore sui tetti, si immaginava la rivoluzione. Ciò che abbiamo perso e poi sprecato nascendo dopo ci viene raccontato di nuovo e meravigliosamente ne La stagione della strega di James Leo Herlihy (Centauria 2019, trad. di Massimo Gardella).

A day in the Life ci ribaltò completamente, così ascoltammo di nuovo l’album dall’inizio. Per me era un trip di gioia pura, persino nelle parti più tristi. Ecco perché i Beatles sono geniali. Trasmettono l’idea che il mondo sia davvero un casino spaventoso, ma alla fine andrà tutto bene perché siamo tutti meravigliosi. Basta restare un po’ fatti, è il loro messaggio, e poco alla volta il mondo tornerà a presentarsi come nuovo. E ci puoi credere perché è palesemente vero.”

 

Continua a leggere su minima&moralia

 

Annunci