Alexander Masters, Una vita scartata (Su Doppiozero)

Alexander Masters, Una vita scartata, trad. Valeria Gorla, Il Saggiatore, 2018

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La premessa di questa storia è semplice e insolita allo stesso tempo. A Cambridge, in un cantiere edile, in una zona che è ormai solo un ricordo di un frutteto, vengono ritrovati in un cassonetto 148 diari, migliaia di pagine di una scrittura fitta e, apparentemente, senza pause. Una sorta di corsa a perdifiato insieme alle parole. Il caso vuole, siamo all’inizio degli anni duemila, che a ritrovarle siano due ricercatori, che sono anche amici cari e collaboratori dello scrittore e biografo Alex Masters (già noto ai lettori italiani per Stuart. Una vita al contrario, Fazi e Un genio nello scantinato, Adelphi). Si tratta di circa duemilacinquecento parole al giorno, scritte tutti i giorni, senza mai che un giorno venga saltato. I diari vanno dal 1952 al 2001, in pratica una vita intera. Duemilacinquecento parole fanno circa cinque milioni di parole in totale. Nessuna di queste parole è il nome di chi ha scritto i diari. Chi è “Io”? È solo la prima delle molte domande alle quali Masters dovrà rispondere, scoprendo man mano che avanzano i suoi studi, a ogni tassello, che non si tratta della domanda più importante cui dare risposta. La risposta da trovare è quanto sia importante ogni singola vita, quanto luminoso e impacciato e intelligente e inconcludente e felice e infelice possa essere e poi sia ogni essere umano. [continua a leggere su Doppiozero]

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