Juan Cárdenas, Ornamento (su minima&moralia)

Juan Cárdenas, Ornamento, Ed. Sur 2018, trad. Chiara Muzzi

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«Quando mi rivedrai avrò lo stesso vestito. Basta aprire la porta per scorgere l’eloquente immagine: centottantotto macchine da scrivere ammucchiate in fondo a una stanza vuota, attraversata solo dall’ombra fresca e lunga della marmaglia, a un piano vuoto di un edificio vuoto, di un edificio razionalista in passato bello e splendente, costruito a immagine e somiglianza degli edifici razionalisti in passato belli e splendenti delle città razionali. Centottantotto macchine da scrivere ammucchiate in fondo a una città irrazionale un giorno hanno battuto, su centottantotto fogli di carta intestata delle Assicurazioni Tequendama, un discorso armonioso e razionale che qualcuno avrebbe letto con devozione negli uffici e nei corridoi del Ministero della Destituzione: quando mi rivedrai avrò lo stesso vestito e non sarò milioni, sarò l’unico esempio, rotti gli schemi, l’esempio inimitabile[…]»

Quattro donne partecipano a dei test per la sintetizzazione di una nuova droga, non ne conosciamo i nomi, sono numerate da 1 a 4. Quando ricevono le prime dosi, le prime 3 si addormentano, la numero 4 (così sarà chiamata per tutto il libro) rimane sveglia e comincia degli strani sproloqui che il medico a capo dell’esperimento decide di trascrivere. Il brano qui in alto è l’attacco del terzo monologo della numero 4. L’ho riportato sperando che faccia su chi legge lo stesso effetto che ha fatto a me. Ci troviamo davanti a una serie di frasi apparentemente senza una sequenza logica – I monologhi della numero 4 si scioglieranno in uno più lungo posto nell’ultima parte del libro –, eppure noi qualcosa vediamo, qualcosa che va oltre all’effetto della droga assunta. Vediamo una carrellata di immagini che sembrano uscire da un film e che, per lo straordinario ritmo della prosa di Juan Cárdenas, ci si attaccano addosso prima ancora di trovare loro un significato. [continua a leggere su minima&moralia]

 

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