Eduardo Cambaceres, Sin rumbo (su Huffpost)

Eduardo Cambaceres, Sin rumbo, Arkana, 2018; trad. di Marino Magliani e Luigi Marfé

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«Era come morto, chiuso tra le pareti di casa, giorni interi senza voler vedere o parlare con nessuno, portato dalla corrente rovinosa del suo secolo. Pensava a se stesso, agli altri, alla miseria di vivere, all’amore (un maldestro richiamo dei sensi, all’amicizia (un disastroso sfruttamento), al patriottismo (un dovere o un residuo di barbarie), alla generosità, all’abnegazione, al sacrificio (tutte chimere, o mostruosa disaffezione per se stessi), misurando tutto in termini di onore e tenendosi lontano da ogni occasione virtuosa; e niente e nessuno veniva risparmiato al cospetto della legge amara e inesorabile del suo scetticismo. Nemmeno l’affetto della madre, figlio unico com’era del suo dolore; nemmeno dio, un assurdo spaventapasseri inventato dalla stupidità degli uomini.»

Questo è Andrés, così è, così pensa, così lo ha immaginato Eugenio Cambaceres, nel 1885 quando ha scritto Sin Rumbo (pubblicato da Arkadia editore, e tradotto da Marino Magliani e Luigi Marfé), il romanzo non era mai stato pubblicato in Italia, e ci ricorda che c’è ancora molto (per fortuna) da scoprire nella letteratura sudamericana. Va da subito detto che il lavoro dei traduttori pare formidabile, perché la lingua in cui leggiamo è attualissima ed ha un bel suono; suono che Cambaceres deve avere avuto nella penna e nella testa, perché stile e storia paiono contemporanei pur arrivando da Buenos Aires e dalla Pampa di più d cent’anni fa. [continua a leggere su Huffpost]

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