“Avremo cura”, un anno dopo

Avremo cura - copertina solo prima

Un anno fa faceva molto più caldo, di mattina, come fanno i libri, usciva Avremo cura (al link tutta la storia). È stato un bell’anno per il libro e per me. Quando consegnai il manoscritto all’editore ero soddisfatto, certo che fosse venuto come lo avevo immaginato. Non è stato facile scriverlo e non è stato facile costruirlo, ma alla fine è arrivato, col suo linguaggio (forse) poco ricercato, perché ricercato era tutto il resto e ogni parola doveva arrivare così, senza mediazioni. È stato un bell’anno, quasi tutti hanno apprezzato, ci sono state più recensioni e segnalazioni di quante ne immaginassi, molti complimenti, molti lettori. Ho ricevute delle email che non dimenticherò mai. L’ho presentato e letto molto, qua e là, ancora mi stupiscono gli inviti. Alcune difficoltà dovute a problemi di distribuzione, questa è una questione che bisognerà affrontare seriamente prima o poi,  ma chi voleva veramente il libro lo ha ricevuto, chi legge poesia è tenace ed è paziente. Chi legge poesia sa come fare. Chi scrive poesia sa che dovrà avere sempre delle copie pronte perché potrebbero non essere arrivate da qualche parte. Chi scrive poesia sa che deve fare anche il corriere, sa che dovrà fare il contabile, sa che dovrà essere anche addetto stampa. È stato un anno bello, abbiamo gestito, il libro e io,  qualche inaspettato silenzio, anche qui non l’avevamo immaginato. Questo libro mi ha dato gioia e non ha ancora esaurito il suo giro, la poesia fa percorsi lunghi e se va bene non scade. Grazie.

Vi lascio la poesia del libro che preferisco, è una poesia chiave, oggi la dedico a chi ha avuto cura e di nuovo a Luigi Bernardi, che capiva e avrebbe capito ancora e che molto mi manca.

*

Tutto quello che ti è cucito sul cuore
tutto il metallo, il ferro arrugginito
il ricamo irregolare lungo il tessuto
del muscolo, tutti i vestiti raccolti
in fondo all’armadio, i medicinali
scaduti, il cappello che hai regalato
a tuo padre, l’inutilità perpetua
di un ottavo di Coppa Italia, i quattro
quarti musicali che non hai mai capito
il tempo tolto all’amico perduto
l’amore (questa parola e non un’altra)
salvo, già salvato, ancora da salvare.

 

Gianni Montieri

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6 responses to ““Avremo cura”, un anno dopo

  • ninoiacovella

    È un libro da rileggere. Ed è sorprendente, (forse il miracolo del tuo libro), che si possa arrivare così in profondità nella condivisione di certe emozioni, sfumature, senza far ricorso agli artifici tipici della poesia. È poesia nel senso e nella forma carveriana. La lingua è a supporto della dicibilità dei risvolti della vita (per questo le parole necessariamente sgorgano limpide). Ed è l’animo umano che metti a nudo, oppure (e con grazia) che dalla nudità cerchi di coprire.
    Nino

  • Antonio Devicienti

    Mi trovo pienamente d’accordo: chi legge poesia sa come e dove trovare un libro, è paziente e sa come fare. Avendo avuto la fortuna di sentirti leggere qualcosa da “Avremo cura” e avendo ora il libro tra le mie mani posso dirti che esso continuerà a parlare a molti lettori e ben oltre questo primo anno dalla pubblicazione.

  • christiantito

    Montierone. Punto.

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