Le cronache della Leda #26: Il tè, Saverio e Raboni

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Starsene un pomeriggio, e poi una serata intera con le poesie di Raboni, smettere di leggere soltanto quando gli occhi non ce la fanno più e cominciano a bruciare. Ritornare indietro, aprire, uno per uno, i cassetti della memoria e lasciare che le cose tornino, sentire le voci e le paure di quando eri ragazzina. E così nei versi torna la guerra, ed era così, era terrore e speranza. Era sgomento. Ed è vero quel che scrive Raboni: “Con tutta quella morte in giro / nessuno moriva”. Noi bambini ancora meno, si giocava e quando c’era da scappare, lo si faceva ridendo. Più che paura, la nostra, era suggestione. Avevamo paura, ma era una proiezione della paura degli adulti. [continua a leggere su Poetarum Silva

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